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UN RITRATTO

 

  Te ne sei andata lasciandomi le chiavi di casa. Quando tornerai?... non c’è stata risposta.

   Mentre  aspetto penserò al ritratto che  ho deciso di farti .  Non so usare tela e colori,  mi resta  solo qualche “storta sillaba” e  dovrà bastarmi. Frugherò fra le tue cose in cerca di ciò che non hai  voluto farmi conoscere... e saprò darti  un’immagine di piccoli vocaboli - stretti stretti  fra loro come pixel - da mettere fra le altre sulla  cassapanca.

   Le mie risorse, affinate fino all’impossibile scoveranno fra ciò che hai lasciato, i segni minimi della tua vita intima... il cantuccio ben protetto dove hai intrappolato i  sogni impraticabili e il profumo di quelli che porti con te nella speranza che si realizzino.

Lo sapevi, eri certa  che mi sarebbe stato impossibile scamparla, questa casa rischia di incatenarmi, trattenendomi con la più confidenziale e segreta delle offerte: l’abbraccio del suo silenzio, lo stesso che ci avvolgeva quando non sapevamo intenderci. Sarà un continuo invito a scendere sempre più in fondo, nel pozzo della  sua anima, fatta di ciò che hai toccato: gli specchi che ti hanno riflessa, i libri che hai sfogliato e amato, i tessuti che hanno accolto il tuo corpo nella riservatezza del buio,  sembra una congiura a interpretare, chiarire, annotare, decifrare, svelare i sommovimenti della tua energia biologica... un ritratto non può che essere questo...

   Mi piacerà proporlo solo per alternanza  di sfumature, in cui l’intensità dell’una si nutra di quella dell’altra per risostanziarsi  nell’eloquenza incisiva dello sguardo.

   Se potessi, vorrei avere a disposizione il tuo fulgido intuito che captava  quel che avrei pensato prima ancora che lo pensassi e  si sottraeva per lasciarmi dire...

   Mi siedo alla tua scrivania con un foglio bianco e incomincio a delinearti...

                                                                              C.P.

 

Pubblicato il 19/4/2016 alle 14.14 nella rubrica Diario.

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