Blog: http://SPECCHIO.ilcannocchiale.it

UNA STANZA VUOTA


 Ho una gran voglia di vivere in una stanza vuota.

Non del tutto però.......... sì c’è un però: molti libri devono restare e anche una cuccia dove dormire, più un PC e più un chiodo gosso e robusto a cui appendere la tuta di ricambio. Una sorta di cellona monacale che sarebbe perfetta se il Beato Angelico scendesse dalla sua beatitudine e mi facesse un bell’affresco coi suoi colori più teneri.

Può sembrarvi un’idea assurda. irrealizzabile utopistica, e magari avete sacchi di ottime ragioni per dissuadermi, ma perché non provarci?
Anche se non sono sicura che sia la mossa giusta incomincio da un elenco: esauriente il più possibile, dettagliato in cui far comparire tutto quello che dovrebbe sparire. Gli oggetti che non mi occorrono più, comprati quando sembravano indispensabili e adesso dimenticati nelle cavità anfrattose della casa.

Mi serve la complicità della penombra, è lì che riesco a stratificare il rapporto che esiste fra loro, cose che non possono nulla, e me....... che mi muovo imbrogliata da eventi accessori e qualche volta sono convinta di vivere. Un elenco che si insinua come linea narrativa slalomata fra ostacoli e distensioni, strisciante balorda ormai fuori dai miei tempi.
Mi piace ascoltarli per l’ultima volta con la comprensione affettuosa che si riserva agli amici che ci lasciano per incominciare una vita nuova, quasi a volerli incapsulare in un recesso speciale della funzione mnemonica per poterli rintracciare a richiesta con scioltezza.
L’idea di svincolarli dalla mia esistenza ha un certo afrore di potenza, lasciarli liberi di rinnovarsi per altri, in altri usi, non è male.......

Il momento di esporli richiede un certo impegno: scelgo il giardino.
I più leggeri e aeriformi staranno bene appesi ai rami a coltivare i loro lievi abbandoni in braccio all’altalena delle brezze. Quelli legati a ricordi romantici, che conservano l’eco di parole sussurrate fra pittoresche malinconie, si sententiranno a loro agio adagiati sull’erba del prato, dove potranno continuare a scambiarsi vecchie accortezze amorose. Gli altri: grevi ingombranti oppressivi che pretendevano di suggellare con la loro presenza sostanziosa la sostanziale importanta dei rapporti avranno una collocazione adeguata sulla zona pavimentata con solidi ciottoli di fiume

Tutti ben disposti, in un limbo di attesa, non possono che aggrapparsi a sè stessi sforzandosi di inventare un nuovo linguaggio, ingegnoso di apparenze che seducano chi arriverà ad adottarli con l’offerta amabile di abitare un diverso presente.

Dalla cancellata esterna si sta già affacciando qualche sguardo carico di schiocchi energetici curioso di indagare, conoscere, incontrare questa distesa di memorie per rivitalizzarle considerandole con la propensione di chi per la prima volta incontra le cose.

Apro i cancelli per farli entrare..... 

Pubblicato il 2/11/2015 alle 9.31 nella rubrica Diario.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web