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IL FOGLIO

Ti ho scritto. Il  foglio è sopito nella busta, ancora non ho messo il sigillo. Lo lascio in attesa...

Ci sono parole su quel foglio che devono rimanere a contatto: confusioni crepuscolari ansiose di incrociare una via per intendersi senza infingimenti, domande che non hanno la risposta che cercano, risposte disperse impegnate a scovare la domanda a cui dovrebbero appartenere. Per adesso stanno rattrappite contratte anchilosate in sospensione momentanea protette dal leggero involucro di carta. Parole che attendono paurose un plausibile spazio di dialogo, prima che l’erosione le porti a dimenticare qualcosa che è avvenuto in un altro momento ..........

Per buona sorte fra loro ce n’è sempre una che nel DNA ha una sillaba smaniosa di svelamenti e su quella io devo contare, sull’energia esploratrice che sa sprigionare, sulla insospettabile insolenza sillabica che sta in fondo alla crudeltà della sua natura.

In preda a questo indomabile brivido l’intero contenuto si contagia, prende vita, scardina e misteriosamente si riordina. Forse non nel modo che avrei voluto, non nella visione appartata e confortevole che l’amore senza intelligenza voleva concedersi, ma con il potere di insinuare una sovversione che fa volare ogni evidenza fuori da sé stessa.......

Domani al risveglio potrai guardarle, esplose sulla parete di fronte alla tua finestra. Appariranno ridisposte e graffite, con movimentazioni turbinose, nel linguaggio che declina la necessità di estinguere l’ordine che ho creduto di infliggere alla sequenza delle nostre occasioni.

Il foglio - senza fare resistenza - ha permesso ai suoi significati di accomiatarsi, posso stracciarlo.
 
Piero Piccioni - Il dopolotta

Pubblicato il 2/5/2015 alle 8.50 nella rubrica Diario.

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