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VLADIMIR MAJAKOVSKIJ

 Il 14 aprile 1930, con un colpo si rivoltella al cuore, Majakovskij si toglieva la vita. In una tasca gli fu trovata questa lettera:

“ A tutti! Io muoio, ma che nessuno sia accusato. E niente pettegolezzi. Il defunto ne aveva orrore. Madre, sorelle, compagni, perdonatemi. La mia non è una soluzione (non la consiglio a nessuno), ma non ho altra via d’uscita.
Lilli amami.
Compagno governo, la mia famiglia è Lilli Brik, mia madre, le mie sorelle e veronica Polonskaja. Se renderai loro la vita possibile, grazie.
Le poesie cominciate, datele ai Brik sapranno ritrovarcisi.

Come si dice
l’incidente è chiuso.
Il canotto dell’amore
s’è infranto contro la vita circostante.
Con la vita ora sono pari.
E’ inutile stare a ricordare
le offese,
i dolori,
i torti reciproci.

Siate felici”



IL FLAUTO DI VERTEBRE 

Prologo

A voi tutte, che siete piaciute o piacete,
che conservate icone nell’antro dell’anima,
come coppa di vino in un brindisi,
levo il cranio ricolmo di canti.

Sempre più spesso mi chiedo
se non sia meglio mettere il punto
d’un proiettile alla mia sorte.
Oggi darò
in ogni caso,
un concerto d’addio.

Memoria!
Raduna nella sala del cervello
le schiere inesauribili delle amate.
Da un occhio all’altro effondi il sorriso.
D’antiche nozze travesti la notte.
Di corpo in corpo effondete la gioia.
C
he nessuno dimentichi una simile notte.
Oggi suonerò il flauto
sulla mia colonna vertebrale

[...]

Pubblicato il 22/6/2010 alle 10.52 nella rubrica POESIA.

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