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TRASGRESSIONI


Mi spalmi addosso la zavorra delle tue trasgressioni intellettualistiche.

Dal giorno in cui sono venuto a vivere con te, assisto la tua creatività provocatoria amministrata con furbizia, la tua ansia di differenziarti, firmarti, siglarti, contrassegnarti, presenzio i tempi lunghi della tua vestizione e sono partecipe solo per incerta titubanza.......

Che significano le cose che ti metti ?
Ti copri prima di uscire, lo vedo, ma gli oggetti insensati che porti ti impacciano: non puoi correre con quelle scarpe, i panni ti stringono i fianchi, impediscono i movimenti, non sono adatti a proteggerti dal freddo o dal caldo, non c'è niente che abbia un intento ragionevole in questi addobbi.

Sì, dovrebbe importarmene poco, perché riguarda solo  il tuo corpo, me lo fai capire chiaramente e questo te lo concedo.  Se però accampi la pretesa di prenderti tutti gli spazi della casa che condividiamo avrei il diritto di farmi sentire, ribellarmi, ma sono troppo affezionato,  lascio perdere e tu ne approfitti ........
A volte sei così indisponente che rimugino l’idea di andarmene, poi ci ripenso, mugugno e resto perché non so immaginare altre prospettive.

Mi sembra di non pretendere troppo  in fondo, un spazio tutto per me, anche modesto, ma ogni volta che cerco di organizzarmelo ecco che tu lo invadi con le tue cianfrusaglie d’arte. Fogli di schizzi, tubetti, cornici, pennelli e un instabile trabiccolo a tre piedi nel quale inciampo sempre, non so come comportarmi, anche con la maggiore buona volontà non posso stare sempre quieto come vorresti tu.

Negli ultimi tempi poi ti è venuta questa smania delle installazioni perché, dici, devi dare spazio al tuo fondo di inquetudine: sposti trascini sovrapponi e poi cambi inappagata......... Ma qui in questione c’è prima di tutto lo spazio vitale fisico, sta diventando malagevole persino trovare una sistemazione per dormire.

Sono angustiato, cerco di convincermi che non si può andare peggio ma il Natale è vicino, non vorrei che ti frullasse di plagiare quell’artista che infiocca e impacchetta i palazzi e incominciassi a imballare tutta la casa.
Questo pensiero acutizza il mio disagio, ho un bisogno impellente devo uscire......forza tirati su da quel divano, prendi il mio guinzaglio, portami fuori e non dimenticare, come fai di solito, la paletta e il sacchetto per raccogliere la mia cacca.

Pubblicato il 28/10/2007 alle 12.8 nella rubrica PROSEMI.

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