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EDWARD HOPPER

 Non abbiamo vie di scampo, non possiamo sottrarci alle lusinghe di Hopper!

Soprattutto quelle sue case, collocate in ordinata e nitida composizione spaziale, isolate in un paesaggio rarefatto spoglio malinconico, che si stagliano fra l’alternanza di luci e ombre, hanno il potere speciale di ficcarsi sotto le palpebre e fermarsi lì........

Frammenti di universo, appesi fra realismo figurativo e toccante poetico sentimento di attesa metafisica, che sembrano set di un film, quando le maestranze hanno finito il loro compito e si attende che il regista arrivi per dare inizio alla vicenda .

E i piccoli personaggi che a volte si affacciano dagli edifici, anche loro sospesi alla loro separatezza stanno pirandellianamente prendendo tempo. Si attardano come insignificanti dettagli immobili nel silenzio, temporeggiano..........si trattengono indugiano finchè qualcuno arrivi a inventargli un passato, o almeno soccorra una parvenza di vita che abbia voglia di incrociare il presente.

La loro vita poi ci viene incontro degli interni spogli, geometrici, urbani o rurali dove le figure, ridotte a cose, si avvolgono in una rassegnazione distaccata....... un introverso romitaggio della mente, più evocativo di qualsiasi parola.

Alla fine restiamo tanto intrappolati, compromessi nell’aura sensoriale che l’artista suggerisce, da non essere mai sicuri se la desolazione che incontriamo sia quella dell’opera o la proiezione della nostra.

Pubblicato il 19/10/2007 alle 14.52 nella rubrica Diario.

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