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SPECCHIO
* L'artista sarà tanto più perfetto quanto più in lui saranno separati l'uomo che soffre e la mente che crea; e tanto più perfettamente la mente assimilerà e rielaborerà le passioni che sono il suo elemento* (T.S.Eliot)


Diario


28 settembre 2007

VICTORINE SI VENDICA



                                            Edouard Manet – Le déjeuner sur l’herbe

Dal 1863 Victorine soffriva ……. il freddo così nuda in quel bosco umido, i crampi che la tormentavano per essere costretta all’immobilità in una posa assurda, la fame nonostante il cibo per la colazione fosse a portata di mano.
Ma quello che più la scocciava era l’espressione invitante e soddisfatta che era costretta a sciorinare. Che noia, sembrare orgogliosa di esporsi nuda davanti a incompetenti voyeur che col pretesto dell’arte la sbirciavano per soddisfare desideri inconfesssabili.
Edouard l’aveva creata così. E lei aveva incominciato ad odiarlo da subito: il suo desiderio più ardente  era di trovare qualcuno che la guardasse con occhi diversi al quale poter chiedere aiuto per uscire da quella situazione incresciosa, ma i decenni passavano e quello sguardo non l’aveva ancora incontrato.

Da ragazza sana e fiorente qual era Victorine aspettava con ottimistica pazienza.
Pazienza, costanza, perseveranza, persistenza…. queste cosucce in nza danno buoni frutti.
Così infine, dopo tanta attesa Lui arrivò: l’avvolse nel suo sguardo giovane, pieno di ardimenti e di generosità, e capì senza bisogno di parole l’aspirazione della bella digiunatrice. Nottetempo fu ancora da lei, le diede la mano perchè uscisse dal quadro senza farsi male, la sfiorò appena, abbracciandola col suo mantello e la lasciò libera di riscoprire la vita.

La stampa si occupò a lungo di questo strano evento: la misteriosa comparsa di una deturpante macchia gessosa su uno dei più ammirati capolavori della scuola impressionista francese. La vendetta di Victorine si era attuata: il quadro senza più alcun valore venne relegato nei sotterranei del Musée d’Orsey. 

Per il gioco del Coon "La cavalla di Auden"  clicca    QUI 




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25 settembre 2007

ARRIVA L'AUTUNNO........





                                              Giuseppe Arcimboldi detto L’Arcimboldo (1527 – 1593)

Carote zucche rape uva pere mele, fiori e spighe, sono gli strambi ingredienti usati dall’Arcimboldo per costruire i suoi dipinti trasformando una tradizionale natura morta in un’ironica antropomorfa natura viva..... e per goderci un po’ di stupore in più proviamo a guardarla rigirata e sarà altrettanto gustosa.

Ma c’è un altro modo, non meno gradevole, di gustare questi sostanziosi frutti della terra: magiarseli.......

Ci siamo lasciati alle spalle l’estate, la nuova stagione è alle porte, e con essa possono arrivare: mancanza di concentrazione e fastidiose sensazioni di stanchezza. legate al cambiamento climatico.

Non facciamoci beccare impreparati: “frutta e verdura autunnale rappresentano un vero e proprio fortino di salute: ricche di vitamine, minerali, fibre e antiossidanti contrastano l’invecchiamento, prevengono malattie come arteriosclerosi e infarto. Addirittura, il melograno è in grado di offrire una buona protezione anche in caso di disturbi cardio-vascolari”.

In vista della stagione fredda, qui  possiamo trovare alcuni consigli per scegliere gli alimenti più adatti a rafforzare le nostre difese immunitarie.



 




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21 settembre 2007

OMAGGIO A ..........

 Carmelo Bene

Una voce
che frantuma le sillabe
un'intelligenza
di quelle che si spandono intorno
come un aroma
come l'incenso nelle chiese

il tuo rito
si celebra nell'assenza e nella negazione
e noi assistiamo
convinti
che niente più di questa lucida
impietosa aggressione
ci accomuni
gregge disprezzato
in una sensuale sindrome iniziatica
che ci contringe
a fare i conti
con ciò che non siamo
                                                     Specchio






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16 settembre 2007

5 BUONI MOTIVI PER TENERE UN BLOG

Siamo state incatenate è proprio il caso di dirlo, perchè questi agganci catenosi ci ingarbugliano persino i pensieri.
Per quanto ci sforziamo ci riesce difficile identificare dei motivi precisi per cui teniamo un blog, suddividerli poi in cinque e metterli magari anche in ordine di importanza è un’impresa che va oltre le nostre forze.

Questo blog è nato qualche tempo fa …… Un amico ci aveva invitato a visitare il suo che ci era piaciuto molto. La nostra predisposizione all’informatica pressochè nulla, ci faceva supporre che mai saremmo riuscite nell’impresa di averne uno tutto nostro.
Passo passo però qualcosa ne è uscito, ci è piaciuto farlo e continuiamo e allora cosa aggiungere? 

Scomodare la psicologia, inventare insondabili motivazioni esistenziali?....... in realtà t
eniamo questo blog solo perché ci piace, perchè ci piace, perché ci piace, perchè ci piace, perché ci piace e anche se non è gran cosa, speriamo che piaccia un po’ anche agli amici che generosamente vengono a trovarci.




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9 settembre 2007

HARRY LIME: UN CATTIVO DOC



Il suo Macbeth era stato un fiasco e il progetto per Otello non quagliava. Orson Welles aveva bisogno di soldi e accettò di girare Il terzo uomo. Prese la cosa un po’ sottogamba considerandolo una breve comparsata poco impegnativa.

I due coproduttori David O.Selznick e Alexander Korda non andavano d’accordo su niente: volevano rimpiazzare Welles, cambiare il titolo del film, pretendevano di non girare a Vienna…….Per fortuna il regista Carol Reed sapeva il fatto suo e aveva dalla sua parte la fotografia di Robert Krasker (che vinse l'Oscar).


                       
Può nascere un’opera d’arte da queste premesse: perché no? Welles, benchè la sua presenza durasse solo venti minuti verso il finale, fu grande: la sua materializzazione dall’ombra di una soglia è un concentrato di noir e di espressionismo. Gli altri due interpreti principali (Joseph Cotten e Valli) non furono da meno.Tutti si infilarono in una storia misteriosa: un morto che in realtà era vivo, un amore vivo che alla fine muore, una città – Vienna – distrutta dalla recente guerra, che si prestava ai fascinosi contrasti del bianco e nero.
Nessuno però si era accorto di aver creato un cattivo: Harry Lime, contrabbandiere, cinico criminale di guerra, teorico dell’amoralità, che avrebbe fatto scuola. Indimenticabile la sequenza dell’inseguimento di Lime nelle fogne viennesi e i primi piani delle sue dita contratte intorno alla griglia che sbarra l’uscita nel tentativo inutile e disperato di salvarsi.
Un film che nel tempo ha consolidato la sua posizione fra i capolavori del cinema.




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4 settembre 2007

GRINZOSITA'

  Stirare

Una volta stiravo tutto
il mio ferro volava su asciugamani e lenzuola
come una slitta inseguita dai lupi sulla neve

il filo ritorto e attorcigliato
finchè la guaina consumata non scopriva,
come nervi, i cavi elettrici. Me ne stavo là come un cavallo

dallo zoccolo fumante
invitando chiunque osasse
stendersi sul mio asse foderato d’argento,

a farsi ridurre allo spessore
di una bambola ritagliata su carta.
Mi sarei impadronita di una gru

se avessi potuto, convinto i saldatori dei cantieri di Jarrow
a scaldarmi un ferro grande come un rimorchiatore
per spianare la casa.

Poi per anni non stirai più nulla.
Il ferro lo misi in un armadietto in alto,
convertita alla grinzosità.

E ora ho ripreso a stirare: spruzzo
scure gocce d’acqua sulla seta
sgualcita, m’introduco nelle maniche, giro intorno

ai bottoni, respiro l’odore caldo dolce
che il metallo rovente produce sul tessuto fresco
di bucato, finchè l’azzurro della camicetta

asciutta non è lucido, levigato
una forma lieve, spaziosa in cui infilare
braccia, petto, polmoni, cuore.

                                                     Vicki Feaver

“Il ferro lo misi in un armadietto in alto, convertita alla grinzosità”.

Non è una sottrazione, non è una rinuncia al proprio ruolo femminile, è l’inizio di un viaggio emotivo, dallo stirare come metafora della costrizione domestica allo stirare come celebrazione della domesticità.

Viaggio che le chiede di confrontarsi con sé stessa, per passare dalla distensione aperta verso il mondo, al richiudersi nelle grinze di un privato esclusivo indispensabile per ritrovare il senso quasi voluttuoso di nuove predilezioni entro cui far nascere la consapevolezza, sia della propria vulnerabilità che della propria potenza.

Soprattutto negli ultimi versi ritroviamo tutta la formidabile concretezza che questa poetessa sa esprimere: prova piacere al contatto della seta, respira l’odore del metallo rovente, partecipa non solo con tutti i sensi, ma in quella forma lieve e spaziosa che il suo ferro ha creato vuole infilarsi tutta, cuore compreso.




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