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SPECCHIO
* L'artista sarà tanto più perfetto quanto più in lui saranno separati l'uomo che soffre e la mente che crea; e tanto più perfettamente la mente assimilerà e rielaborerà le passioni che sono il suo elemento* (T.S.Eliot)


Diario


29 agosto 2007

LA PROFEZIA

Se vuoi incontrarla devi percorre un lungo corridoio tufaceo puntellato da rinforzi di colonne che assecondano ogni ferita di luce. Non c’è modo di accostarla se non arrivando fino in fondo, e lei appare……...manifestandosi fra gli aggregati misteriosi che la qualificano e ne contrassegnano i dettati: impenetrabile incomprensibile.

Col tuo segreto inglobato nello step epocale arrischi a farti decifrare.
Non è in suo potere rivelarti, ma gode a nutrirsi delle tue insicurezze. Anela alle tue esitazioni preoccupate, a ciò che le alimenta…… tutto congiura al suo piacere: lo strascichio dei passi, quegli sguardi furtivi che si condensano verso terra, l’estensione stridula della voce, l’irrisolto che sfiora le colonne e si rapprende intorno alla richiesta profetica.

Vorresti venire a capo di tanta discontinuità offrendo in baratto silenzi sottintesi, memorie ridotte a scheggiature, mentre ogni emissione del tuo corpo, ogni modulazione in disaccordo ti conferma e anche se l’esprimersi migra incontro al nuovo sentimento di apertura, ancora non ha trovato un linguaggio che lo raffiguri.
La chiarezza della tua aspirazione si distilla con fatica, mentre ferite di luce propagano quella confluenza scambievole che la Profezia richiede per pronunciarsi.

Quando il copione finisce,
che sia stata un’esposizione ovattata o un attacco sia pure incongruente al mal di vivere, non avrà gran peso, la Profezia aveva già cognizione di……. ancora prima che la sua presenza ti illuminasse.

Non c’è esigenza di strategie complesse per metterti in chiaro, non è necessario ricomporre trame o intuire: l’aspirazione umana, nel tempo, mantiene immutate le sue valenze.
Sappi che di te non le importa nulla, è solo una intermediaria indifferente.
E con la stessa indifferenza, le foglie sparse coi loro struscii indecifrabili, apriranno l’ avvenire.
Come sono state simili le storie che da sempre è costretta a risentire, cosi saranno uguali a sé stesse le mormorazioni oscure che inutilmente cercherai di rendere accessibili per tenerti stretta l’illusione di ciò che potrebbe essere.

E a conti fatti
se ti fermerai ad origliare, sentirai le voci di chi insieme a te non poteva vivere senza sapere, sempre uguali e sempre diverse, chè: “non c’è nulla di continuo e certo nella vita, fuor che il vario inganno della fortuna e le malie del tempo”.




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24 agosto 2007

COME CONQUISTARLO ?


Non c'è niente come pizzi e tacchi a spillo per scuotere l'apatia maschile

Son tornate. E son dolori. Sembrava si fossero generosamente prese un periodo di vacanza, instillando facili e soprattutto comode illusioni. Invece no, rieccole. Scarpe con tacchi a spillo e punte acuminate.


                  


E' comprovato e confermato da tutti gli specialisti che camminare su scarpe con tacchi alti, a lungo andare, causa problemi oltre che ai piedi anche alle articolazioni ed alla spina dorsale. Nonostante questo da un sondaggio condotto per Alice, su un campione di oltre 25000 votanti, è emerso che il 36% metterebbe i tacchi a spillo principalmente per sedurre l'uomo, mentre il 25% li indossa abitualmente, il 21% solo nelle grandi occasioni, le altre preferiscono scarpe a tacco basso. 

L'imperativo è lanciare un'esca di seduzione...... di attacco/difesa, e non vale soltanto per la signora che ha un personal-trainer che le insegna a camminare sui quei trampoli, e non mollerebbe i tacchi assassini nemmeno per le scampagnate, ma anche per le meno oltranziste e magari ospiti fisse del podologo. Nessuna rinuncia ad attrarre  con calzature che possano davvero colpire non solo la fantasia del feticista ma............ anche un povero alluce lasciato al suo destino.




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20 agosto 2007

ECCOCI..............

. . . . . . . v i s i b i l i

Ciò che abbiamo voluto
è uscito dalla sua custodia
prendendosi una svolta imprevista

ora che ci siamo sfuggiti
eccoci ridiventati visibili
troppo a lungo preclusi
inebriati da un incanto insufficiente

per intervalli……o distanze……… il distacco

come a caso
atterriamo sulle orme trascorse

dal reticolo degli esordi
che apriva le interrogazioni erranti
allo stormire acuto di pretesti importuni

adesso che il tempo non è più il nostro
come per caso
ci scoviamo con gli occhi
senza carico di struggimenti

è un’indenne scalata fra i pendii del possibile
l’ attraversarsi rinnovato

un inchino interiore
per riconoscere l’altro fuori da sé

                                              Specchio




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3 agosto 2007

VIAGGIARE

siamo in viaggio.........



 La parola viaggio deriva dal provenzale viatge, che a sua volta proviene dal latino viaticum, un derivato di via. Viaticum in latino era la provvista necessaria per mettersi in viaggio, e passò più tardi a significare il viaggio stesso.

Nel suo significato più generale il viaggio è l’azione di muoversi per andare da un luogo a un altro. L’uso più frequente di viaggio è quello che indica il giro in paesi diversi dal proprio, che dura un periodo variabile ma comunque limitato.

Si viaggia per i motivi più diversi: esistono viaggi di studio e viaggi di esplorazione; una domanda tipica quando due conoscenti si incontrano durante un viaggio è affari o piacere? Nel Medioevo il viaggio per eccellenza era quello in Terra Santa, cioè il pellegrinaggio ai luoghi sacri del Cristianesimo.

Il percorso del viaggio può essere soltanto ideale, fantastico: chi ha la passione dei viaggi ma non ha i soldi per permettersela può consolarsi con i film e i documentari che ci consentono viaggi nel tempo, nello spazio, nella fantasia, oppure ci fanno ripercorrere viaggi fatti e descritti da altri.

Nel linguaggio dell’industria e del commercio, un viaggio corrisponde a un trasporto di merci. Da questo senso nasce l’espressione fare un viaggio a vuoto, che si usa comunemente per dire un viaggio inutile, ma sarebbe propriamente un viaggio per cui si è pagati all’andata ma non al ritorno.

L’immagine della vita come viaggio è profondamente radicata in molte culture di tutto il mondo, ed è logico che la lingua ne rifletta l’importanza e la diffusione.

Grazie a questa immagine, usiamo normalmente espressioni come l’aldilà nel senso dell’altro mondo, venire al mondo per nascere e andare all’altro mondo per morire, o diciamo che siamo finiti fuori strada quando abbiamo sbagliato, che siamo a un bivio se siamo costretti a una scelta, che abbiamo preso una sbandata se ci siamo innamorati, che siamo in un vicolo cieco se ci troviamo in crisi e non abbiamo soluzioni.

Da viaggio deriva il verbo viaggiare, che inizia a essere usato non prima del Seicento. Su viaggiare si è poi formata la parola viaggiatore, che anticamente si usava per gli esploratori, i mercanti e gli scienziati che partecipavano a viaggi di scoperta, mentre oggi indica soprattutto chi viaggia sui mezzi pubblici, oppure chi viaggia per mestiere: anche se i commessi viaggiatori sono pagati meglio dei piccioni viaggiatori.

( da LEMMA – rai.it)




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