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SPECCHIO
* L'artista sarà tanto più perfetto quanto più in lui saranno separati l'uomo che soffre e la mente che crea; e tanto più perfettamente la mente assimilerà e rielaborerà le passioni che sono il suo elemento* (T.S.Eliot)


Diario


27 aprile 2007


L’ultimo click

 

La ragazzina sta svoltando l’angolo, la inquadro un po’ di sbieco. E’ la terza volta che ci provo e torno in questo posto per rivederla. Compare sempre all’improvviso misteriosamente:  compra un gelato e se lo risucchia,  mentre sparisce dietro l’angolo.

Se riuscissi a farle un primo piano potrei metterla nella mia collezione. Già, perché è questo che mi interessa del mio lavoro: catturare le facce  per strada. E allora vado in giro, e se incontro qualcuno giusto gli rubo la faccia, in quel trasalimento espressivo irripetibile che resterà solo mio.

La collezione l’ho avviata qualche anno fa, come succede quando si inizia, vedi qualcosa che ti incuriosisce, la raccogli e te la metti da parte. Nel mio caso non  qualcosa ma qualcuno.

Le facce sono rimaste appese per un po’ nella camera oscura, adesso sempre più numerose, fanno da tappezzeria intorno al mio letto. Sono la mia famiglia allargatissima  indispensabile per inventare storie. Le guardo  prima di prendere sonno e  i film cominciano a sgrovigliarsi nel mio cervello.  I lineamenti prendono vita,  le labbra si muovono e raccontano………… posso attribuirgli tutto quello che mi pare di buono o di orrendo non lo sapranno mai e non potranno lamentarsi, resteranno in silenzio rigenerati dalla lucidità della loro esclusione.

Il mio cervello a cinepresa riprende e registra. Non sono ancora riuscito a passare da questi vagheggiamenti  di  radice infantilistica alla concretezza adulta dei film veri. Che anche se non sono veri e sono solo ombre, hanno un gran sapore di corporeità. Chi conosce questa mia mania mi sfotte…. per loro ho smesso di crescere.

Non m’importa. Sono di nuovo lì e aspetto che arrivi……puntuale eccola. La seguo sperando di poterla sorprendere. Camminiamo fra gli alberi di un  viale, sembra un luogo disabitato, nel passo ha come un’oscillazione di leggerezza, le ombre del crepuscolo   rincorrono il suo vestito quasi volessero proteggerla… proteggerla da me? No, non c’è niente di torbido nel miei intenti, mi rapisce la rivelazione del suo viso e voglio conservarla per sempre. Sono sicuro che potrei inventarle la più favolosa delle vite possibili, a questa armonia incontaminata non posso offrire di meno.

Non sento più i suoi passi l’ho persa…. Un inspiegabile vortice di brezze  arriva ad insidiarmi  e riconosco  il mio nome che alita fra i rami.   Il suo viso mi appare vicinissimo:  magnifico primo piano! Ci sono…… una serie di scatti a raffica, troppo eccitato per accorgermi  di quell’auto che appare dal nulla per prendermi  alle spalle e oltrepassare il mio corpo…….




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23 aprile 2007


Questo testo di Jack Hirschman è stato pubblicato sul Manifesto di venerdì 20 aprile 07. Lo segnaliamo a chi non l’avesse letto. E’ la conferma del ruolo di Hirschman come osservatore e lettore della realtà contemporanea che utilizza lo strumento della poesia  per raccontarla.


Virginia Tech
The «loner» is me,
the one who stopped listening,
the one with the hidden fuse,
with the fist of blind clench,
with the hole in his heart,
the one with the cool guns
who blasts away
and kills because, just because,
who kills at will and, because
there's nothing left but the dead,
kills himself,
suicided on top of all the murders.
and now you know
what a market in old Bagdhad
feels like, with its victims
«in the wrong place at the wrong time»
and why all your mourning
is going one ear of the deaf tomorrow,
and out the deafening other.

             Jack Hirschman


Sono io il «solitario», / quello che ha smesso di ascoltare, / quello con la miccia nascosta, / con la morsa cieca del pugno,/ con un buco nel cuore,/ quello con le armi /
che spara a raffica / e uccide perché, solo perché, / che ammazza a suo piacimento e, perché / non restano che i morti, / si uccide, / suicida oltre a tutti gli omicidi./ e ora sai /
che effetto fa / un mercato nella vecchia Baghdad, / con le sue vittime / «nel posto sbagliato al momento sbagliato» / e perché tutto il tuo cordoglio / domani entrerà da un orecchio sordo. e uscirà dall'altro, assordante.( traduzione di Marina Impallomeni)




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19 aprile 2007


555:5 - Il gioco scaramantico del Coon
 

Dalla nostra famiglia lavoratora e poco incline alle fantasie abbiamo ereditato oltre alla  solita proibizione del cappello sul letto e dell’ombrello aperto in casa, una sola incomprensibile interdizione: alle donne era vietato entrare nelle case di altri il primo giorno dell’anno, pena una serie di  catastrofi ai danni dei malcapitati.

Per trovare qualcosa di simile ad un rituale scaramantico dobbiamo arrivare ai giorni della scuola media. L’adolescenza stranisce i ragazzi. C’è incastrato nel pavimento di una galleria, al centro della nostra città,  lo stemma cittadino: guai a pestarlo, l’interrogazione sarebbe arrivata senza preavviso.
Altra abitudine era di passare da una chiesa a sfiorare con la mano il piede di una madonnina prima di un compito in classe, pare che portasse bene. Eravamo poco convinte ma lo facevamo lo stesso.
Usuali manie si sono aggiunte per brevi periodi: tornare a casa saltellando senza pestare le congiunzioni delle beole sui marciapiedi, non passare sotto le scale.

Queste sono sparite : pestiamo le righe, passiamo sotto le scale, i gatti neri ci piacciono. E’ nata invece la convinzione che il numero 3 ci sia propizio perché ricorre nella nostra data di nascita, e anche l’allergia a scrivere su fogli immacolati, tutto    deve essere scritto su fogli rigorosamente a piccoli quadri.
 
P.S. Leggendo il commento di BBmount ci è venuto in mente che anche noi abbiamo un indumento particolare. Non è malizioso come quello di BB............è solo un gilè di lana nera con dei ricami  che noi troviamo bellissimi: lo portiamo a turno quando abbiamo bisogno di sentirci rassicurate.




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16 aprile 2007


DAL VINILE...........

ROBERTO MUROLO



La sua voglia di musica inizia presto.
Canta, suona la chitarra e dà vita al Quartetto Mida col quale dal '39
al '46 viaggia per tutta l'Europa. Tornato in Italia incomincia
la sua carriera di concertista con successi come A casciaforte, Scalinatella
e l'incisione di una antologia sulla canzone napoletana dal XIII secolo alla modernità.
Alla metà degli anni '70  interrompe l'attività discografica, ma continua con la
sua musica ad essere protagonista sui palcoscenici di tutto il mondo.
Nel 1990 l'albo 'Na voce 'na chitarra in cui interpreta anche canzoni di altri
autori  (Conte, Daniele, Paoli, Dalla).
I suoi sucessi continuano. Festeggia l'ottantesimo compleanno con un albo
dal titolo Ottanta voglia di cantare, interpretato
insieme a De Andrè e Mia Martini.
Non si contano i riconoscimenti ufficiali: onorificenza
di Grand'Ufficiale della Repubblica, premio alla carriera a San Remo.
In occasione del suo novantesimo compleanno  Rai Sat gli ha dedicato
uno speciale ideato e condotto da Renzo Arbore.
( 1912 - 2003)
Per ascoltarlo clicca QUIQUI e QUI




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13 aprile 2007


     

  Questo video sta facendo il giro del mondo e molti l'avranno già visto. Abbiamo
      voluto postarlo  per averlo a portata di click. I giochi acquatici di queste 
                      giovani lontre sono così teneramente gioiosi che
                             guardardandoli ci sentiamo  meglio.





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10 aprile 2007


Il giardino della vecchia

Mi è venuta la tentazione di chiederglielo e spero che mi permetta di farlo prima che sia troppo tardi. Bisogna che pensi come, non voglio che si senta spiata.

Dalla finestra guardo il suo giardino, una separazione di natura fra i muri cittadini, e lei che sbuca come una lucertola al calore dei primi raggi. Qualcuno ha fatto congetture sulla sua passata bellezza, su incontri stravaganti di cattiva ragazza.
Vecchia ma non tanto da non riuscire nelle cose che servono. Con la misura dell'esperienza spazza le foglie dai sassi, pianta e dà acqua, strappa le infestanti. La vedo schiacciata, curva che vorrei poterla aiutare a tirarsi su. Ha nei gesti la devozione tenace dell'esistere, muove la testa a volte, forse dice qualcosa: domande e risposte, come quelli abituati a stare soli.

Sono sicura che sente il mio guardarla, ma alza la faccia di rado e quando succede ignora i miei cenni. Ho lasciato cadere dei sassetti cercando di stuzzicarla: senza successo. Non può non aver capito che la sua presenza mi attrae e forse proprio per questo di proposito mi disdegna. 
Da quando il tempo è buono sembra sfidarmi. Seduta sulla panca d'angolo si distende nell'espressione assorta di chi non vuole di più perchè ha già dentro di sè quanto gli basta.

Ma non intendo arrendermi...... cosa c'è di più esaltante che far breccia nelle connessioni sotterranee inconfessate di un altro essere, accedere alle circostanze che l'hanno portato fin lì?
Chi ha vissuto a lungo e riesce a stare solo deve avere un segreto, deve essersi creato un nesso capace di trasfigurare il passato, un'armonia che colleghi ogni parte al tutto.

Non sono gli eventi come tali che mi intrigano, la loro natura, varietà o intensità è trascurabile per me. Mi spinge solo l'ansia di conoscere questa facoltà, questa aggregante risorsa di effetti speciali capace di compenetrare le esperienze e ricondurle a una consonanza rasserenatrice.

Poco fa ho osato un po' di più lanciando ai suoi piedi un cartoccetto di parole con la richiesta di un incontro. Senza curiosità con un deciso scatto del piede l'ha allontanato. Una risposta inequivocabile: non aspettarti niente da me.

Ma non intendo arrendermi......








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7 aprile 2007




Punti di vista




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2 aprile 2007

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SENTORI DI PASSATO



clicca l'immagine per ascoltare: Come una sigaretta...




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