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SPECCHIO
* L'artista sarà tanto più perfetto quanto più in lui saranno separati l'uomo che soffre e la mente che crea; e tanto più perfettamente la mente assimilerà e rielaborerà le passioni che sono il suo elemento* (T.S.Eliot)


Diario


28 ottobre 2007

TRASGRESSIONI


Mi spalmi addosso la zavorra delle tue trasgressioni intellettualistiche.

Dal giorno in cui sono venuto a vivere con te, assisto la tua creatività provocatoria amministrata con furbizia, la tua ansia di differenziarti, firmarti, siglarti, contrassegnarti, presenzio i tempi lunghi della tua vestizione e sono partecipe solo per incerta titubanza.......

Che significano le cose che ti metti ?
Ti copri prima di uscire, lo vedo, ma gli oggetti insensati che porti ti impacciano: non puoi correre con quelle scarpe, i panni ti stringono i fianchi, impediscono i movimenti, non sono adatti a proteggerti dal freddo o dal caldo, non c'è niente che abbia un intento ragionevole in questi addobbi.

Sì, dovrebbe importarmene poco, perché riguarda solo  il tuo corpo, me lo fai capire chiaramente e questo te lo concedo.  Se però accampi la pretesa di prenderti tutti gli spazi della casa che condividiamo avrei il diritto di farmi sentire, ribellarmi, ma sono troppo affezionato,  lascio perdere e tu ne approfitti ........
A volte sei così indisponente che rimugino l’idea di andarmene, poi ci ripenso, mugugno e resto perché non so immaginare altre prospettive.

Mi sembra di non pretendere troppo  in fondo, un spazio tutto per me, anche modesto, ma ogni volta che cerco di organizzarmelo ecco che tu lo invadi con le tue cianfrusaglie d’arte. Fogli di schizzi, tubetti, cornici, pennelli e un instabile trabiccolo a tre piedi nel quale inciampo sempre, non so come comportarmi, anche con la maggiore buona volontà non posso stare sempre quieto come vorresti tu.

Negli ultimi tempi poi ti è venuta questa smania delle installazioni perché, dici, devi dare spazio al tuo fondo di inquetudine: sposti trascini sovrapponi e poi cambi inappagata......... Ma qui in questione c’è prima di tutto lo spazio vitale fisico, sta diventando malagevole persino trovare una sistemazione per dormire.

Sono angustiato, cerco di convincermi che non si può andare peggio ma il Natale è vicino, non vorrei che ti frullasse di plagiare quell’artista che infiocca e impacchetta i palazzi e incominciassi a imballare tutta la casa.
Questo pensiero acutizza il mio disagio, ho un bisogno impellente devo uscire......forza tirati su da quel divano, prendi il mio guinzaglio, portami fuori e non dimenticare, come fai di solito, la paletta e il sacchetto per raccogliere la mia cacca.




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23 ottobre 2007

DUELLO AL SOLE

 
Domenica pomeriggio La7 ha proposto Duello al sole di King Vidor , 1948.

Perla danza sulla piazza del villaggio............
La sua avvenenza acerba e voluttuosa attira gli sguardi degli uomini, che sono ricambiati dalle occhiate sfrontate e provocatorie di lei, come a sfidarli: guardatemi, non concederò di più, voglio restare una brava ragazza. Alternante, schizofrenico criterio di proporsi verso la vita, che già contiene il germe della sua sventura.

Rimasta orfana viene accolta dalla famiglia di una cugina. Il capofamiglia, padre padrone, proprietario terriero autoritario e prepotente, che nemmeno i figli chiamano padre ma Senatore. Due figli: uno biondo buono, generoso e l’altro bruno crudele, omicida. La cugina moglie rassegnata e condiscendente.
La presenza di Perla mette in disordine il già problematico equilibrio fra i suoi ospiti. I figli in modo diverso si invaghiranno di lei e a sua volta lei, in modo diverso si invaghirà di loro: stima e tenerezza per il figlio buono, passione sensuale per quello cattivo, che la coinvolgerà in modo drammatico fino all’epilogo che dà il titolo al film.

Via col vento ha fatto scuola......in più 130’ minuti si dissemina la difficoltà di costruire rapporti che non siano distruttivi. Un susseguirsi continuo di scene madri con over dose di sesso selvaggio fino al duello finale quando i fucili dei due amanti si sparano messaggi d’amore e la frenesia distruttiva finalmente si placa in un abbraccio mortale.

Eppure questo microcosmo senza sfumature, dove i buoni sono buonissimi e i cattivi cattivissimi, vigoroso, forsennato, eccessivo per barocchismo, ha il potere di tenerci attaccati allo schermo fino all’ultimo frame.......... perchè l’eccesso a volte finisce per commuoverci.
Merito soprattutto di un cast che si può definire solo stellare. Due nomination all’Oscar per Lillian Gish e Jennifer Jones.

Interpreti: Gregory Peck, Joseph Cotten, Jennifer Jones, Lillian Gish, Lionel Barrymore, Herbert Marshall.


                         

    




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19 ottobre 2007

EDWARD HOPPER

 Non abbiamo vie di scampo, non possiamo sottrarci alle lusinghe di Hopper!

Soprattutto quelle sue case, collocate in ordinata e nitida composizione spaziale, isolate in un paesaggio rarefatto spoglio malinconico, che si stagliano fra l’alternanza di luci e ombre, hanno il potere speciale di ficcarsi sotto le palpebre e fermarsi lì........

Frammenti di universo, appesi fra realismo figurativo e toccante poetico sentimento di attesa metafisica, che sembrano set di un film, quando le maestranze hanno finito il loro compito e si attende che il regista arrivi per dare inizio alla vicenda .

E i piccoli personaggi che a volte si affacciano dagli edifici, anche loro sospesi alla loro separatezza stanno pirandellianamente prendendo tempo. Si attardano come insignificanti dettagli immobili nel silenzio, temporeggiano..........si trattengono indugiano finchè qualcuno arrivi a inventargli un passato, o almeno soccorra una parvenza di vita che abbia voglia di incrociare il presente.

La loro vita poi ci viene incontro degli interni spogli, geometrici, urbani o rurali dove le figure, ridotte a cose, si avvolgono in una rassegnazione distaccata....... un introverso romitaggio della mente, più evocativo di qualsiasi parola.

Alla fine restiamo tanto intrappolati, compromessi nell’aura sensoriale che l’artista suggerisce, da non essere mai sicuri se la desolazione che incontriamo sia quella dell’opera o la proiezione della nostra.




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15 ottobre 2007

AMORI............


Il Cantico dei Cantici

Io l'asfodelo della pianura
il giglio degli acquitrini
 

Come tra i cardi la rosa
è tra le femmine l'amica mia

Come il melo nella boscaglia
è tra i maschi l'amico mio

Ho grande voglia di rannicchiarmi
 nella tua ombra

Dolce è il suo frutto nella mia bocca
portami nella cantina
piantami il tuo stendardo amore

Con dolci d'uva e con mele
sostenetemi risuscitatemi
muoio d'amore
................

Amore
..............
Non so pensarci. Eppure mi ritorna
più e più insistente all'anima
quel suo fugace sguardo di commiato.
E un dolce tormento mi trattiene
dal prendere sonno, ora ch'è notte e s'agita
nell'aria un che di nuovo.
...................
Vincenzo Cardarelli

 Due nel crepuscolo
.............
........le parole
tra noi leggere cadono. Ti guardo
in un molle riverbero .Non so
se ti conosco; so che mai diviso
fui da te come accade in questo tardo
ritorno. Pochi istanti hanno bruciato
tutto di noi: fuorchè due volti, due
maschere che s'incidono, sforzate
di un sorriso.
.............
Eugenio Montale

QUI  puoi ascoltare  la voce di Vittorio Gassman che legge
Non chiederci la parola di Eugenio Montale




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9 ottobre 2007

SONNO E RISVEGLIO


Fate una prova
Spiate un po’ in giro e quando vi capita di sorprendere qualcuno che descrive i suoi risvegli pigri aggovigliati confusi, di quelli che sembrano architettati per farlo sentire come in fondo a una buca, non siate menefreghisti please, fingete di partecipare………

Non so i vostri, ma i miei in certi giorni sembrano arrivare per ripicca, sono così maligni e maldisposti che mi pento di aver accettato Sonno.

E il corpo? E’ in condizioni a dir poco disdicevoli: impedito, membra intorpidite, unghie che raspano il materasso nel tentativo di trovare la via d’uscita e una testa di medusa che si arrabatta fra i guanciali. Sembra che l’aria fresca di cui avrei bisogno, dispettosamente soffi verso un altrove a cui mai potrò aspirare. Un sorso di qualcosa potrebbe farmi riavere, ma bisogna arrivarci…….

C’è un piede giusto per prendere terra, sembrerebe di sì! Ma come si può avere il coraggio di rotolare giù dal letto e calpestare i propri sogni? Già perché al mattino i miei li trovo a pezzi, capitombolano dalle lenzuola, si sparpagliano per terra e anche con la maggiore dedizione non ce la faccio a rimetterli insieme. Sembra che si divertano a sgusciare, slittano sotto i piedi e si sottraggono.

Almeno quelli radiosi rassicuranti vorrei coccolarmeli, sarebbe bello che mi restassero tanto da poterli trascrivere per farli durare a lungo. E quando nell’incoscienza del sogno mi vagheggio nella natura, ci sarebbe forse qualcosa di male se al mattino trovassi il fiore che ho sognato sul cuscino?

Occorrerebbe che nell’attimo di passaggio Sonno facesse scivolare il testimone a Risveglio così che l’esperienza notturna slittasse dolcemente raccordando le due tensioni, e in questo abbraccio qualche giornata potrebbe aprirsi in bellezza.

E’ un’aspirazione ad occhi aperti............un nonsense irrealizzabile. I due irriducibili egocentrici stanno stretti nei loro tempi, convinti di non aver nulla da spartirsi e prospettano la loro alterità: Sonno mi allontana dai pensieri e Risveglio me li ripropone impietosamente tutti ben in fila. A me tocca barcamenarmi dall’uno all’altro in un’altalenante discordanza senza soluzione di continuità..............

Vi siete fatti l’idea che Risveglio mi stia…….antipatico?  Sì è proprio così, ci avete preso. Forse vi siete fatti anche l’idea che questa storia debba avere una fine, ebbene no, qui avete sbagliato….. adesso ho troppo Sonno per continuare, domani al Risveglio si vedrà…….




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5 ottobre 2007

GIORGIO GABER

 

Il signor G.
G come gente, quella comune nella quale gli piaceva identificarsi.

In quello che faccio “voglio mettere solo me stesso”, ed è stato facile riconoscerlo in questa affermazione apparentemente tanto semplice, quando più di una volta abbiamo incontrato il suo teatro-canzone nella nostra città.

Ironia, intelligente capacità di affrontare con spirito libero le contraddizioni del nostro tempo, essenzialità, il tutto offerto in modo così leggero e consapevole da coinvolgerci totalmente..........

Noi che lo amavano ci sentivamo ricambiati e alla fine dello spettacolo l’applauso travolgente e liberatorio ci avvolgeva in una indimenticabile atmosfera di commovente partecipazione.
Signor G ci manchi!





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