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SPECCHIO
* L'artista sarà tanto più perfetto quanto più in lui saranno separati l'uomo che soffre e la mente che crea; e tanto più perfettamente la mente assimilerà e rielaborerà le passioni che sono il suo elemento* (T.S.Eliot)


POESIA


7 novembre 2018

MONOLOGO DELL'ENERGIA

MONOLOGO DELL’ENERGIA

Vi capita di svegliarvi 
con un friccichio inusuale 
un surplus di vitalità
apparentemente immotivato?

non vi scervellate sono solo io… 
l’energia

fa parte delle mie prerogative eccitarvi
ronzo intorno
annuso
alimentata da una scioltezza da flaneur

ma non vale offrirsi a chiunque
devo prediligere 
chi si intana ostinatamente nei propri silenzi 
pensando di non valere niente
o gli altri 
troppi 
che quando non sanno districarsi dai grovigli del distacco
rischiano di perdersi

dopo l'anamnesi 
metto una spunta sulla fronte del beneficato
un guizzo per ricaricarmi
poi via 
    sull'orlo di un nuovo destino
                                                                
                                               C.P
. dalla raccolta Monologhie




Barbra Streisand  -  Woman in love




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10 giugno 2018

LA FOTO


Foto di scena: Giulietta Masina  nel film La Strada  di Fellini

Clicca la foto per ascoltare "Sei nell'anima" - Gianna Nannini

LA FOTO

I fotogrammi ricercando l'unità
per presunzione
per voglia di essere
si sono annullati nella colonna filmata 

associati in cooperative di movimento
scorrono scorrono...
con zompi frenetici
affratellati nella permanenza retinica

i pochi che si sono ribellati
hanno scelto
l'eleganza  sdegnosa della foto
lo scatto che scarta.

Carla Paolini - dalla silloge Ai cancelli del flusso

 





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24 ottobre 2017

METAMORFOSI

METAMORFOSI


Mi sveglierò
dopo aver tanto dormito
sarò
la duna di sabbia rossa

fra la mobilità granellata
delle mie cellule
 lo scarabeo dorato si potrà riprodurre
 ma scaverà
 la sua tana... anche lo scorpione

dai miei residui vetrosi
il tramonto trarrà un nuovo fulgore
venti
che imparerò a conoscere
muteranno la mia struttura
lasciandomi rinnovata

mi sveglierò

sarò la duna di sabbia rossa
                                       eterna nel profilo dell'orizzonte

                                                  Carla Paolini - dalla silloge "UNAxUNA"




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29 giugno 2017

LE COSE CHE ...


Le cose che ...


Le cose che non vogliamo dirci
sciamano come brividi
nel ronzio degli insetti
condensano i loro umori
nella violenza delle tempeste improvvise
si insinuano fra le code di venti nuovi
frullano via
incanalandosi lontano

Le cose che non sappiamo dirci
hanno una costante bizzarra
sono tenaci
sanno di essere importanti
non vogliono morire
si rifugiano fra i rami coperti di brina
restano ad aspettare
che impariamo a parlarci
come se non avessimo più paura



carla paolini  dalla silloge UNAxUNA




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26 gennaio 2017

RITAGLI

R I T A G L I


Già da un po’ 
conservo i ritagli di tempo
li infilo 

nella gola del salvadanaio

lascio che si accumulino
senza badarli

è la riserva 
per un piacere indugiato

sto tentando di racimolare 
una giornata intera
da scialare tutta in una volta

Carla Paolini - dalla raccolta "Ritmi randagi"

Risultati immagini per RITAGLI DI TEMPO


As Time Goes - Billie Holiday




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11 agosto 2015

ALDO PALAZZESCHI

NIENTE DI MEGLIO, PER COMBATTERE L'AFA,
DI UN AGOSTO BOLLENTE A AFFATICATO
CHE UNA PASSEGGIATA IN QUESTO GIARDINO SPREGIUDICATO

[...]
Oh! com' è bello
sentirsi libero cittadino
solo,
nel cuore di un giardino.
-Zz...Zz
-Che c' è?
-Zz...Zz...
-Chi è?
M' avvicinai donde veniva il segnale,
all' angolo del viale
una rosa voluminosa
si spampanava sulle spalle
in maniera scandalosa il décolleté.
-Non dico mica a te.
Fo cenno a quel gruppo di bocciuoli
che son sulla spalliera,
ma non vale la pena.
Magri affari stasera,
questi bravi figliuoli
non sono in vena.
-Ma tu chi sei? Che fai?
-Bella, sono una rosa,
non m' hai ancora veduta?
Sono una rosa e faccio la prostituta.
-Te?
-Io, sì, che male c' è?
-Una rosa!
-Una rosa, perchè?
All' angolo del viale
aspetto per guadagnarmi il pane,
fo qualcosa di male?
-Oh!
-Che diavolo ti piglia?
Credi che sien migliori,
i fiori,
in seno alla famiglia?
Voltati, dietro a te,
lo vedi quel cespuglio
di quattro personcine,
due grandi e due bambine?
Due rose e due bocciuoli?
Sono il padre, la madre, coi figlioli.
Se la intendono...e bene,
tra fratello e sorella,
il padre se la fa colla figliola,
la madre col figliolo...
Che cara famigliola!
E' ancor miglior partito
farsi pagar l' amore
a ore,
che farsi maltrattare
da un porco di marito.
Quell' oca dell' ortensia,
senza nessun costrutto,
fa sì finir tutto
da quel coglione del girasole.
Vedi quei due garofani
al canto della strada?
Come sono eleganti!
Campano alle spalle delle loro amanti
che fanno la puttana
come me.
-Oh! Oh!
- Oh! ciel che casi strani,
due garofani ruffiani.
E lo vedi quel giglio,
lì, al ceppo di quel tiglio?
Che arietta ingenua e casta!
Ah! Ah! Lo vedi? E' un pederasta.
-No! No! Non più! Basta
-Mio caro, e ci posso far qualcosa
io,
se il giglio è pederasta,
se puttana è la rosa?
-Anche voi!
-Che maraviglia!
Lesbica è la vaniglia.
E il narciso, quello specchio di candore,
si masturba quando è in petto alle signore.
-Anche voi!
Candidi, azzurri, rosei,
vellutati, profumati fiori...
-E la violaciocca,
fa certi lavoretti con la bocca...
-Nell' ora sì fugace che v' è data...
-E la medesima violetta,
beghina d' ogni fiore?
fa lunghe processioni di devozione
al Signore,
poi...all' ombra dell' erbetta,
vedessi cosa mostra al ciclamino...
povero lilli,
è la più gran vergogna
corrompere un bambino
-misero pasto delle passioni.
Levai la testa al cielo
per trovare un respiro,
mi sembrò dalle stelle pungermi
malefici bisbigli,
e il firmamento mi cadesse addosso
come coltre di spilli.
Prono mi gettai sulla terra
bussando con tutto il corpo affranto:

-Basta! Basta!
Ho paura.
Dio,
abbi pietà dell' ultimo tuo figlio.
Aprimi un nascondiglio
fuori della natura!
                                               
                                                          Aldo Palazzeschi




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5 aprile 2015

I Sonetti ad Orfeo

 Rainer Maria Rilke

XIII         Anticipa ogni addio, quasi gia' fosse alle tue spalle,
come l'inverno che ora se ne va.
Perche' c'e' tra gli inverni uno cosi' infinito
che, se il tuo cuore sverna, resiste ormai per sempre.

Sii sempre morto in Euridice, e innalzati
fino al Rapporto puro, con piu' forza cantando, celebrando.
Qui tra effimeri sii, nel regno del declino,
un calice squillante che squillando gia' s'infranse.

Sii, e la condizione del Non-Essere al tempo stesso sappila,
questo fondo infinito del tuo interno vibrare,
perche' s'adempia intera in quest'unica volta.

Alle risorse esauste, alle altre informi e mute
della piena natura, alle somme indicibili,
te stesso aggiungi, in gioia, e annienta il numero.

                                                                    Rainer Maria Rilke


David Carbonara - Mad Man




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18 settembre 2014

If thou must love me...

 

Sonnet 14 - If thou must love me, let it be for nought by Elizabeth Barrett Browning
If thou must love me, let it be for nought
Except for love's sake only. Do not say
'I love her for her smile—her look—her way
Of speaking gently,—for a trick of thought
That falls in well with mine, and certes brought
A sense of pleasant ease on such a day'—
For these things in themselves, Beloved, may
Be changed, or change for thee,—and love, so wrought,
May be unwrought so. Neither love me for
Thine own dear pity's wiping my cheeks dry,—
A creature might forget to weep, who bore
Thy comfort long, and lose thy love thereby!
But love me for love's sake, that evermore
Thou mayst love on, through love's eternity.
 
Van Heusen -  Like someone  in love




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20 novembre 2013

EDGAR LEE MASTERS




FRANCIS TURNER

I could not run or play
in boyhood.
In manhood I could only sip the cup,
Not drink -
For scarlet-fever left my heart diseased.
Yet I lie here
Soothed by a secret none but Mary knows:
There is a garden of acacia,
Catalpa threes, and arbors sweet with vines
There on that afternoon in June
By Mary's side -
Kissing her with my soul upon my lips
It suddently took flight

                                       
 FRANCIS TURNER (Un malato di cuore)

Non potevo correre o giocare
da ragazzo.
Da uomo potevo solo sorseggiare dalla coppa,
non bere -
perchè la scarlattina mi aveva lasciato il cuore malato.
Ora giaccio qui
confortato da un segreto che nessuno tranne Mary conosce:
c'è un giardino di acacie,
di catalpe, e di pergole dolci di viti -
là quel pomeriggio di giugno
al fianco di Mary -
baciandola con l'anima sulle labbra
all'improvviso questa prese il volo.
                                                Edgar Lee Masters

                                                                Se vuoi conoscerlo meglio clicca la foto 




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14 giugno 2013

KO UN

 

 

 

 

LA VELA BIANCA

 

Certo nessuno anela a una tempesta!

Eppure tu, bianca vela lì fuori nel mare

Tu, nel profondo del cuore, desideri che la tempesta arrivi.

Perché solo nella tempesta

Riesci ad essere viva

 

Oh bianca vela di pazienza e desiderio nello scuro mare blu!

Battaglia!

Il mio sguardo non si stacca da te.

 

Per l’erba sotto i miei piedi

Anche una brezza gentile è tempesta.

                                                                   Ko Un

 

Se vuoi conoscelo meglio clicca  http://www.wuz.it/biografia/1184/koun.html




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25 maggio 2013

BERTOLT BRECHT


 


RICORDO DI MARIA A.

Un giorno di settembre, il mese blu,
Tranquillo sotto un giovane susino
Io tenni l'amor mio pallido e quieto .
Tra le mie braccia come un dolce sogno.
E su di noi nel bel cielo d'estate
Cera una nube ch'io mirai a lungo:
Bianchissima nell'alto si perdeva
E quando riguardai era sparita.


E da quel giorno molte molte lune
Trascorsero nuotando per il cielo.
Forse i susini sono ormai abbattuti:
Tu chiedi che ne è di quell'amore?
Questo ti dico: piú non lo ricordo.
E pure non ignoro il tuo pensiero,
Pure il suo volto piú non lo rammento,
Questo rammento: l'ho baciato un giorno.


Ed anche il bacio avrei dimenticato
Senza la nube apparsa su nel cielo,
Questa ricordo e non potrò scordare:
Era bianca e scendeva giú dall'alto.
Forse susini fioriscono ancora
E quella donna ha forse sette figli,
La nuvola fiori solo un istante
E quando riguardai spari nel vento
.
                              
                          BERTOLT BRECHT (1898 -1956)

 




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10 marzo 2013

ALLA DERIVA

Alla deriva

 

La vita io l’ho castigata vivendola.
Fin dove il cuore mi resse
arditamente mi spinsi.
Ora la mia giornata non è più
che uno sterile avvicendarsi
di rovinose abitudini
e vorrei evadere dal nero cerchio.
Quando all’alba mi riduco,
un estro mi piglia, una smania
di non dormire.
E sogno partenze assurde,
liberazioni impossibili.
Oimè. Tutto il mio chiuso
e cocente rimorso
altro sfogo non ha
fuor che il sonno, se viene.
Invano, invano lotto
per possedere i giorni
che mi travolgono rumorosi.
Io annego nel tempo.

                                  Vincenzo Cardarelli

 

“La vita io l’ho castigata vivendola”... Non ci sarebbe bisogno di aggiungere altro, basterebbe questo incipit di folgorante intensità per dare il senso della soggezione che lega il poeta ai fatali sommovimenti del vivere.

I versi che seguono  ci offrono la percezione esperienziale che il nucleo introduttivo ha condensato. Abitudi deprecate, derive dalle quali sembra impossibile slacciarsi, rimorsi per eventi che avrebbero potuto essere e nel sonno tornano a tormentare la coscienza . In tanto disperante sconforto, il sogno continua a presentarsi, prospettando scioglimenti irrealizzabili.

E nel finale, si profila il senso angoscioso di annullamento che inghiotte tutta la composizione: l’impossibilità di riappropriarsi dei giorni della vita, il vuoto cosmico del tempo  che  “travolge”... Innescata dalla vicenda umana, l’architettura descrittiva è portarice di inquietudini  modernissime, che sanno trasfigurarsi in un  linguaggio lineare di alta  tensione  lirica. “non sono vittorioso che in certe fulminee ricapitolazioni” sosteneva  il   poeta. Tuttavia oltre il balenio inestricabile delle cose, la necessità del dire non si perde.

Resta una creazione poetica che si rapprende nel dialogo col mondo, e rimbalza fra esperienza e meditazione... accese l’una dell’altra nel privilegio della parola.

C.P.

 




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17 gennaio 2013

LÊDO IVO

          
                                Lêdo Ivo
(Maceió , 18 febbraio 1924 – Siviglia , 23 dicembre 2012)     

brucia
 
Brucia tutto ciò che puoi

le lettere d'amore

le bollette telefoniche

la lista dei vestiti sporchi

le scritture e i certificati

le confidenze di colleghi risentiti

la confessione interrotta

il poema erotico che ratifica l'impotenza e annunzia l'arteriosclerosi

i ritagli antichi e le fotografie ingiallite.

Non lasciare agli eredi famelici

nessun ricordo di carta.

 

Sii come i lupi: vivi in una caverna

e mostra alla canaglia delle strade soltanto i denti affilati.

Vivi e muori chiuso come una chiocciola.

Dì sempre di no alla scoria elettronica.

 

Distruggi le poesie interrotte, i bozzetti, le varianti e i frammenti

che provocano l'orgasmo tardivo di filologi e glossatori.

Non lasciare ai raccoglitori della spazzatura letteraria nessuna briciola.

Non confidare a nessuno il tuo segreto.

La verità non può essere detta.

                                     Lêdo Ivo

È morto nel dicembre scorso Lêdo Ivo,  considerato uno dei massimi poeti contemporanei del Brasile. Di lui è stato pubblicato in italiano Requiem (un poemetto ed altre poesie) per l'editrice Besa, nella traduzione di Vera Lucia De Oliveira.




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16 novembre 2012

NEBBIE E PIOGGE

 

nebbie e piogge

O fini d'autunno, inverni, primavere inzuppate di fango,
addormentatrici stagioni! vi amo e vi lodo
poichè avvolgete così il mio cuore e il mio cervello
in un sudario vaporoso e in un vago sepolcro.

In questa grande pianura ove il freddo austro si sfoga,
ove nelle lunghe notti la banderuola si fa roca,
l'anima mia meglio che al tempo della tepida primavera
aprirà largamente le sue ali di corvo.

Nulla è più dolce al cuore ricolmo di funebri cose,
e sul quale da gran tempo discendon le brine,
o smorte stagioni, regine dei nostri climi,

che l'immutabile aspetto delle vostre pallide tenebre:
fuorchè, una sera illune, in due,
addormentare il dolore su un letto avventuroso.
                                          
                                                          Charles Baudelaire




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4 giugno 2012

CARDARELLI

Vincenzo Cardarelli (Nazareno Caldarelli 1887 - 1959)

       PASSAGGI

Le voglie trattenute

mi stemperano in languide inedie.

E il riso spunta sulle fissità

Amori senza connubio

passano

come frutti sul ramo.

Il più frettoloso figliolo

del Tempo, il Disinganno.

che si nutre di sottigliezze

acerrime e conclusive,

ancora intatti li uccide

i sogni della mia indecisione.

 

         FUGA

Brevi sono le forme

che il caos inquieto produce.

La vita è fiamma vinta.

Ogni cosa è costretta

in uno spazio imperioso.

Ascese immani s’appuntano

al vertice di un’ora

per ricadere dolorosamente

in una perduta impotenzaSe poi ci si rialzerà,

non è certo.

A volte il destino divaga.

Attese di anni non bastano

 a dar tempo di giungere a un momento.

E noi stringiamo la grazia

come una mano che si ritira.

 

 




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29 marzo 2012

Carlos Drummond De Andrade



 IL CULO, CHE MERAVIGLIA

Il culo, che meraviglia.
E' tutto un sorriso, non é mai tragico.

Non gli importa cosa c'é
sul davanti del corpo. Il culo si basta.
Esiste dell'altro? Chissà, forse i seni.
Mah! - sussurra il culo - quei marmocchi
ne hanno ancora di cose da imparare.

Il culo sono due lune gemelle
in tondo dondolio. Va da solo
con cadenza elegante, nel miracolo
d'essere due in uno, pienamente.

Il culo si diverte
per conto suo. E ama.
A letto si agita. Montagne
s'innalzano, scendono. Onde che battono
su una spiaggia infinita.

Eccolo che sorride il culo. E' felice
nella carezza di essere e ondeggiare.
Sfere armoniose sul caos.

Il culo é il culo,
fuori misura.

                  Carlos Drummond De Andrade

"Non ritengo onesto che si consideri poeta chi fa versi perché soffre d'amore, mancanza di soldi, o momentanea presa di contatto con le forze liriche del mondo, senza darsi ai quotidiani e segreti lavori della tecnica, della lettura, della contemplazione e dell'azione. Anche i poeti si armano e un poeta disarmato è, davvero, un essere alla mercè di ispirazioni facili, docile alle mode e ai compromessi"     C.D. De Andrade

PER SAPERNE DI PIÙ CLICCA
QUI




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13 gennaio 2012

THE ART OF LOSING

 L’ARTE DI PERDERE

L’arte di perdere non è una disciplina dura
tante cose sembrano volersi perdere
che la loro perdita non è una sciagura.

Perdi qualcosa ogni giorno. Accetta la tortura
delle chiavi di casa perse, delle ore spese male.
L’arte di perdere non è una disciplina dura.

Esercitati a perdere di più, senza paura:
luoghi, e nomi, e destinazioni di viaggio.
Nessuna di queste perdite sarà mai una sciagura.

Ho perso l’orologio di mia madre. Era
mia ed è svanita – ops! – l’ultima di tre case amate.
L’arte di perdere non è una disciplina dura.

Ho perso due vasti regni, due città amate,
due fiumi, un continente. Mi mancano,
ma non è mica un disastro averle perdute.

Nemmeno perdere te (la figura, la voce allegra
il gesto che amo) mi smentirà. È chiaro, ormai:
l’arte di perdere non è una disciplina dura,
benché possa sembrare (scrivilo!) una sciagura.

Elizabeth Bishop

Non c’è nulla che si possieda per sempre... ma non è “una sciagura”.
Con questo assunto che scorre in tutta la composizione; con questa sotterranea intelligenza autoironica l’autrice alleggerisce e stempera la durezza di un’esistenza solitaria, tormentata dall’alcolismo e dalla depressione: ricuce la lacerazione fra individuo e società.
Le cose ci passano accanto noi possiamo avvicinarle, sfiorarle, ma non saranno mai nostre a lungo è un gioco di spogliazione che fa star male, ma se si impara rende quasi invulnerabili, argina anche la più desolante delle perdite.
Sembra che nulla debba restare, ma è nell’ultimo verso che si rivela la certezza penetrante dell’autrice, è con quella parola “scrivilo!” che sigilla il suo pensiero. come un graffio sulla pagina.
Un imperativo chiuso fra due parentesi come ad avvolgerlo in un abbraccio protettivo così che sia chiara e incontrovertibile la sua forza. Perché in questa continua dispersione di affetti e di situazioni la scrittura resta, sola custode a tramandare come l’antico cantore, ciò che è stato.
                                                                                                     C.P.




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1 luglio 2011

NONSENSE

NONSENSE in ERO

Ho sognato uno sparviero
che dormiva sopra un pero
per guardarlo ho acceso un cero
mentre un alito leggero
discendeva a quota zero
e di colpo io non c'ero

anche se sembrava vero
era tutto un gran mistero

                             C.P.

NONSENSE
in  UNO

Tre per uno fa trentuno
l'ha annunciato il dottor Bruno
dopo giorni di digiuno
in quell'ultimo raduno
che ha tenuto sotto un pruno

questo non ha senso alcuno
ha insinuato qualcheduno
ma non ditelo a nessuno

                        C.P.


 Wim Mertens - Struggle for Pleasure




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12 aprile 2011

***

L'inverno è ormai passato
L’inverno è ormai passato,
l’epoca delle piogge se n’è andata.
I fiori sono apparsi sulla terra
Ed in questo momento è primavera.
E’ tempo di cantare.
La voce della tortora è nell’aria,
e il fico ha messo i primaticci teneri:
le viti in fiore mandano profumi.
Il Cantico dei cantici

Sera d'aprile
Batte la luna soavemente
Di là dai vetri
Sul mio vaso di primule:
senza vederla la penso
come una grande primula anch’essa
stupita
sola
nel prato azzurro del cielo.
Antonia Pozzi

1775
Per fare una prateria ci vuole un'ape e una gaggia,
un'ape,  una gaggia,
e fantasia.
La fantasia da sola è sufficiente,
Se l' ape è assente.
Emily Dickinson

 


Risveglio di primavera - Bach- Branderburg Concerto N°3 in G major




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6 dicembre 2010

LE MELAGRANE

       LE MELAGRANE

O dure melagrane
arrese dischiudendovi
 ai chicchi esuberanti
vi credo fronti esplose
in scoperte sovrane.

Se per sofferti soli,
spaccate melagrane,
crepitarono, offese
d'orgoglio, le pareti
di gracile rubino,






e che se l'arido oro
della buccia al comando
d'una forza si frange
in rosso e gemmeo sugo,

la lucente rottura
mi fa sognare a un'anima
remota e mia di quella
segreta architettura..

                      Paul Valèry




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22 ottobre 2010

ELEGIE ROMANE


 

        Johann Heinrich Wilhelm Tischbein -  Goethe nella campagna romana, 1787

ELEGIA VIII

Quando mi dici, amata, che da bambina non piacevi
   
alla gente, e tua madre ti disdegnava,
fino a che ti facesti adulta in modo discreto, io lo credo:
    volentieri ti immagino una fanciulla diversa.
Anche al fiore della vite mancano forma e colore,
   
ma l’acino maturo incanta esseri mortali e divini.

ELEGIA IX

Arde la fiamma d’autunno dal rustico focolare socievole,
   
crepita e splende alla svelta, con un brusio, dai rami secchi.
Stasera mi rende più lieto; prima che la fascina
   
si riduca carbone, affondi sotto la cenere,
verrà la cara ragazza. Poi ciocchi e rami divampano,
   
e la notte col tepore sarà per noi splendida festa.
Solerte di prima mattina lascerà il giaciglio d’amore
   
per suscitare di nuovo, rapida, fiamme dalla cenere.
A lei, lusingatrice, più che ad altre, Amore il dono concesse
   
di svegliare la gioia che non era ancora cenere quieta.

                                                Johann Wolfgang von Goethe




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13 settembre 2010

MALESSERI

CONFIDENZIALE...

                             ... 
in misura di dettaglio

Il mio arco a sostegno si è ritratto respinto dentro i suoi incastri da un pensiero dislessico      sono trascinata a sfuggire la curvatura ardita della forma

Gioco nell’anello del disincanto dove non è facile trovare riparo
per accostarmi al torcersi degli schemi
per distogliermi da strutture organiche      aggredisco ogni indebito sviluppo descrittivo lego      un tutto ipotetico alla coscienza del dettaglio                     annullo il narrare lo disdegno per l’impudenza del suo senso

Ciò che esiste ha scarsa equivalenza nel nido della mia parola
l
’apparenza impara a sfaldarsi in un affanno di piccole sconnessioni      che si divincolano come animalucci feriti      cercano le altre sé stesse sbaragliate quando si è reso flebile il loro richiamo

Un disegno a frattali      frenetico      dolorante di fratture      senza traiettoria assedia lo scavo bianco del mio estro      lo umilia fino all’impossibilità

Intorno al mio corpo oscilla uno squilibrio mortificante
si rivela un'aura che segmenta la coerenza degli intenti      sembra l’emergere di un arcipelago di lutti     emanazioni tormentose di inconsistenza

                            ... in misura di dubbio

Se l’intento è lì      nella voluta legnosa che lo tiene      perchè rivolgersi ai poteri dello scarto      allo svago senza innocenza dello scardinamento      motore indecifrabile nel disgregare la sicurezza dei fondamenti 

Quando si sta bene nelle sensazioni           ci si accorda ai labirinti abitati dall’uomo fra opzioni chiare
ci sono vertenze installazioni inseguimenti da disporre negli alloggi del linguaggio
maneggiando un po’      truccando un po’      ogni tanto capita di imbattersi anche in una cauta amorevolezza e vale la pena di darle una mano perché continui a restare al nostro fianco

Posso disabilitarmi da unificanti nessi tematici      perderli come se non li avessi mai creduti      offrendomi agli smembramenti spavaldi del pensiero
ma prima avrei bisogno di farmi inghiottire da affluenze di consolazione per allontanarmi dalla sofferenza delle cose

Come rifiutando un antico alleato viene la lastra scura dell’instabilità      viene a proporre le nuove incisioni non dico che mi fa paura      non dico che mi sento avvincere
ancor meno voglio incartarmi nella consueta consistenza affabulatoria o restare al di qua della domanda che mi chiede la disseminazione “di fuochi di parole che intendono consumare i segni fino alla cenere...” ma posso rinegoziare i miei rassicuranti accordi a sbalzo con scalfitture      scorporate      scisse      smembrate      disorganiche      slogate      illogiche ?

Vorrei scappare via da questo dubbio      perché mi annienta l’idea che possa sconfiggermi

                                                                                                   C.P.


Karol Szymanowski  - Mazurka op 50 and op 62




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24 agosto 2010

La gigantessa

 
                                                                         Fernando Botero

LA GIGANTESSA

Allorché la Natura, nel suo estro possente,
concepiva ogni giorno figli mostruosi,
mi sarebbe piaciuto vivere con una giovane gigantessa
come ai piedi di una regina un gatto voluttuoso.

Vederne il corpo fiorire insieme con l'anima
e liberamente svilupparsi nei terribili giochi;
indovinare se il suo cuore cova una cupa fiamma,
dalle umide nebbie che le fluttuan negli occhi;

percorrere a piacer mio le sue magnifiche forme;
strisciare sul versante delle ginocchia enormi,
e talvolta d'estate, quando i soli malsani

stanca la fanno sdraiare attraverso la campagna,
dormire mollemente all'ombra dei suoi seni,
come un placido borgo ai pie' della montagna.

                                                            Charles Baudelaire


Francesco de Gregori - La donna cannone 




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3 agosto 2010

SORRIDERE

                                    
                                            Rafal Olbinski -"Coherent Episode ", 2009

MONOLOGO - IL SORRISO
 

Chi vi ha detto che per me è facile?
non avete idea del travaglio
per apparire in faccia a qualcuno

io porto disordine
accendo un caos di violazioni
che scuciono l’articolazione del viso
costringono gli occhi ad illuminarsi
le guance a sciogliere l’ormeggio dei muscoli
le labbra a fare strechting
sull’impaginazione dei denti
è una deflagrazione apocalittica
che si estingue nella sua bastevolezza

dopo aver dato tutto
quel che più fa male
è sentirsi spegnere senza movente
mentre dall’uno all’altro si insinua
che non sei stato nient’altro
che un’anomalia espressiva   
                                            C. P.

clicca per ascoltare: Mussorgsky, A night on Bald Mountain




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22 giugno 2010

VLADIMIR MAJAKOVSKIJ

 Il 14 aprile 1930, con un colpo si rivoltella al cuore, Majakovskij si toglieva la vita. In una tasca gli fu trovata questa lettera:

“ A tutti! Io muoio, ma che nessuno sia accusato. E niente pettegolezzi. Il defunto ne aveva orrore. Madre, sorelle, compagni, perdonatemi. La mia non è una soluzione (non la consiglio a nessuno), ma non ho altra via d’uscita.
Lilli amami.
Compagno governo, la mia famiglia è Lilli Brik, mia madre, le mie sorelle e veronica Polonskaja. Se renderai loro la vita possibile, grazie.
Le poesie cominciate, datele ai Brik sapranno ritrovarcisi.

Come si dice
l’incidente è chiuso.
Il canotto dell’amore
s’è infranto contro la vita circostante.
Con la vita ora sono pari.
E’ inutile stare a ricordare
le offese,
i dolori,
i torti reciproci.

Siate felici”



IL FLAUTO DI VERTEBRE 

Prologo

A voi tutte, che siete piaciute o piacete,
che conservate icone nell’antro dell’anima,
come coppa di vino in un brindisi,
levo il cranio ricolmo di canti.

Sempre più spesso mi chiedo
se non sia meglio mettere il punto
d’un proiettile alla mia sorte.
Oggi darò
in ogni caso,
un concerto d’addio.

Memoria!
Raduna nella sala del cervello
le schiere inesauribili delle amate.
Da un occhio all’altro effondi il sorriso.
D’antiche nozze travesti la notte.
Di corpo in corpo effondete la gioia.
C
he nessuno dimentichi una simile notte.
Oggi suonerò il flauto
sulla mia colonna vertebrale

[...]




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15 giugno 2010

GRIFFY IL BOTTAIO





                
 


G R I F F Y   I L   B O T T A I O

Il bottaio deve intendersi di botti.
Ma io conoscevo anche la vita,
e voi che gironzolate fra queste tombe
credete di conoscere la vita.
Credete che il vostro occhio abbracci un vasto
orizzonte, forse,
in realtà vedete solo l'interno della botte.
Non riuscite a innalzarvi fino all'orlo
e vedere il mondo di cose al di là,
e a un tempo vedere voi stessi.
Siete sommersi nella botte di voi stessi -
tabù e regole e apparenze
sono le doghe della botte.
Spezzatele e rompete la magia
di credere che la botte sia la vita,
e che voi conosciate la vita!
                Edgar Lee Masters
- Antologia di Spoon River

THE COOPER should know about tubs.
But I learned about life as well,
And you who loiter around these graves
Think you know life
You think your eye sweeps about a wide horizon, perhaps,
In truth you are only looking around the interior of your tub.
You cannot lift yourself to its rim
And see the outer world of things,
And at the same time see yourself
Break them and dispel the witchcraft
You are submerged in the tub of yourself—
Taboos and rules and appearances,
Are the staves of your tub
Break them and dispel the witchcraft
Of thinking your tub is life!
And that you know life!




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13 gennaio 2010

SYLVIA PLATH

                ARIEL

Stasis in darkness.
Then the substanceless blue
Pour of tor and distances.

God's lioness,
How one we grow,
Pivot of heels and knees! - The furrow

Splits and passes, sister to
The brown arc
Of the neck I cannot catch,

Nigger-eye
Berries cast dark
Hooks -

Black sweet blood mouthfuls,
Shadows.
Something else

Hauls me through air -
Thighs, hair;
Flakes from my heels.

White
Godiva, I unpeel -
Dead hands, dead stringencies.

And now I
Foam to wheat, a glitter of seas.
The child's cry

Melts in the wall.
And I
Am the arrow,

The dew that flies
Suicidal, at one with the drive
Into the red

Eye, the cauldron of morning.

                                         


         ARIEL

Stasi nel buio.
Poi l'insostanziale azzurro
riversarsi di altura e lontananze.

Leonessa di Dio,
come ci compenetriamo,
perno di talloni e ginocchia!--- Il solco

si fende e passa, fratello
all'arco bruno
del collo che non posso afferrare,

bacche occhi-di-negro
gettano scuri
uncini---

nere boccate dolci di sangue,
ombre.
Qualcos'altro

mi solleva per l'aria---
Cosce, criniera;
scaglie dei miei talloni.

Bianca
Godiva, mi spoglio---
morte mani, morte costrizioni.

E ora io
schumo in grano, un luccichio di mari.
Il grido del bambino

si dissolve nel muro
e io
sono la freccia,

la rugiada che vola
suicida, fatta una con lo slancio
dentro l'occhio

scarlatto, il crogiolo del mattino.

27 ottobre 1962 - Sylvia Plath da:
Ariel




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3 dicembre 2009

ANTONIA POZZI

Il 3 dicembre 1938, moriva suicida a 26 anni Antonia Pozzi.
Nel suo ultimo biglietto, non citava i suoi scritti, ma parlava di "disperazione mortale". Le sue opere, sono state tutte pubblicate
postume.



Abbandonati in braccio al buio

Abbandonati in braccio al buio

monti
m'insegnate l'attesa:
all'alba - chiese
diverranno i miei boschi.
Arderò – cero sui fiori d'autunno
tramortita nel sole.

Senza titolo e non datata

Non so

Io penso che il tuo modo di sorridere
è più dolce del sole
su questo vaso di fiori
già un poco
appassiti -

penso che forse è buono
che cadano da me
tutti gli alberi -

ch’io sia un piazzale bianco deserto
alla tua voce - che forse
disegna viali
per il nuovo
giardino.

4 ottobre 1933

da Parole - Garzanti, Milano 1998

Soste
(a L.B.)


Così,
con la mia testa sul tuo grembo
e le tue mani sopra i miei capelli.
Sotto le palpebre, un fervore chiaro
- tutta la rena di una spiaggia, al sole -

dentro,
il silenzio che dondola a ondate
come acqua un po' scura, senza schiuma,
e l'anima che vibra allo sciacquio
come un mollusco gelatinoso
che abbia dischiuso la conchiglia
alla carezza del mare.

Milano, 11 aprile 1929

Da Poesia mi confesso in te: ultime poesie inedite (1929 - 1933) - Viennepierre, Milano 2004


Lettera ad Antonio Maria Cervi 13 aprile 1930

Antonello,
perdonami, ti prego, se ho taciuto a lungo. Neppure il 9 aprile ti ho fatto giungere la mia parola: ma stavo tanto male. Giorni di tormento atroce: spasimo morale che si faceva esasperazione fisica. Ora, al di fuori, una calma estenuata, ma dentro, finalmente, un po' di luce.
Per lunghe, crudeli ore, il dubbio e l'ansia mi hanno tenuta avvolta, implacabili, inevitabili, come fumo che uscisse da ogni fessura della terra. Allora, sulla mia anima frantumata, nel mio corpo dolorante, a raffiche roventi, l'urlo dell'annientamento: sì, morire, morire; squarciarmi gli occhi per vedere, spezzarmi il cervello per comprendere, morire, per sapere. Poi, balzata non so come dal più stremato spasimo, fiore purpureo fiorito sul filo di una lama; una fermezza di proposito che m'ha rifatta. Anche se io non riuscirò mai a vedere nel vostro Cristo più che l'uomo, pure saprò farmi buona, saprò camminare, saprò crearmi dentro sempre più il mio dio: e non cercherò di conoscerlo, perché conoscerlo è rimpicciolirlo. Sarà un camminare con una meta canora dentro, che non si può vedere ma senza posa si sente; un vivere la vita senza abbandoni, creandosene dentro, ad ogni istante, gli scopi.
Con la luce anche tu sei tornato, Antonello. Tu che t'eri fatto un'ombra lontana, senza voce, senza sguardo. Antonello, accanto a te io costruisco la mia vita vera; accanto a te è la santità della mia esistenza. A compiere la mia Missione io mi accingo, col più forte animo: l'amore e la fermezza tracceranno la mia strada.
                                                                           La tua Antonia

E’ uscito da poco presso Garzanti il volume Tutte le opere dell’autrice milanese riconosciuta come una fra le più importanti voci poetiche del nostro Novecento.




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17 novembre 2009

pablo

Qui ti amo.
Negli oscuri pini si districa il vento.
Brilla la luna sulle acque erranti.
Trascorrono giorni uguali che s'inseguono.

La nebbia si scioglie in figure danzanti.
Un gabbiano d'argento si stacca dal tramonto.
A volte una vela. Alte, alte, stelle.

O la croce nera di una nave.
Solo.
A volte albeggio, ed è umida persino la mia anima.
Suona, risuona il mare lontano.
Questo è un porto.
Qui ti amo.

Qui ti amo.
Negli oscuri pini si districa il vento.
Brilla la luna sulle acque erranti.
Trascorrono giorni uguali che s'inseguono.

La nebbia si scioglie in figure danzanti.
Un gabbiano d'argento si stacca dal tramonto.
A volte una vela. Alte, alte, stelle.

O la croce nera di una nave.
Solo.
A volte albeggio, ed è umida persino la mia anima.
Suona, risuona il mare lontano.
Questo è un porto.
Qui ti amo.

Qui ti amo e invano l'orizzonte ti nasconde.
Ti sto amando anche tra queste fredde cose.
A volte i miei baci vanno su quelle navi gravi,
che corrono per il mare verso dove non giungono.
Mi vedo già dimenticato come queste vecchie àncore.
I moli sono più tristi quando attracca la sera.

La mia vita s'affatica invano affamata.
Amo ciò che non ho. Tu sei così distante.
La mia noia combatte con i lenti crepuscoli.
Ma la notte giunge e incomincia a cantarmi.
La luna fa girare la sua pellicola di sogno.

Le stelle più grandi mi guardano con i tuoi occhi.
E poiché io ti amo, i pini nel vento
vogliono cantare il tuo nome con le loro foglie di filo metallico.

Pablo Neruda  da Venti poesie d'amore e una canzone disperata

clicca le note per ascoltare
Maurice Ravel - Gaspard de la nuit




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10 novembre 2009

***

                                             MONOLOGO - L'INCONTRO

Con le mie alucce da colibrì
tormento le atmosfere
alla consistenza
offro un balenio di riverberi
 
il paesaggio umano si scorpora
sulla flessione che misura lo strappo
fra simili e contrari

spariglio .......congiungo
oltre il senso di identità
accolgo l'energia seduttiva
stemperandola
in ciò che non deve sottrarsi
alla vertigine delle notti di mezza estate

con la stessa impudenza
trascino all'incauta spogliazione dell'attimo
quando il cuore si ferma
sospeso
verso l'inaspettato presagio dei compimenti

                                                                              SPECCHIO


clicca le note per ascoltare
Debussy - Claire de lune





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