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SPECCHIO
* L'artista sarà tanto più perfetto quanto più in lui saranno separati l'uomo che soffre e la mente che crea; e tanto più perfettamente la mente assimilerà e rielaborerà le passioni che sono il suo elemento* (T.S.Eliot)


PROSEMI


14 giugno 2012

I MIEI POSTI

I MIEI POSTI

Tanti e tutti meriterebbero di essere ricordati, anche grazie a loro siamo quello che siamo. Ma qualcuno più degli altri rimane inciso come una tacca nel mio DNA

Bryce Canyon (Stati Uniti), incontrato al tramonto, una cattedrale di guglie e pinnacoli, abbagliante tripudio di rosa e oro, segnato dai tracciati che per secoli i nativi americani avevano percorso. Forse l’unico posto che mi abbia fatto sentire, ripercorrendo quei sentieri, toccando le rocce che tanti altri avevano toccato prima di me, che potevo nonostante tutto, sentirmi anch’io parte dell’umanità.

Zabrisnky Point (Stati Uniti), mi ha folgorata, messa in ginocchio, con un nodo alla gola: un incommensurabile e prepotente assoluto, a cui non si possono aggiungere aggettivi per non sminuirlo.

Isole Sulawesi (Indonesia), se potessi immaginarlo il paradiso terrestre sarebbe così. Foreste pluviali incontaminate con odori di terra e muschio, acque trasparenti fra le rocce, una temperatura stabile intorno ai 21°, due sole stagioni. Ma è la forza dei suoi abitanti che ha fatto breccia più di tutto. Sorridenti laboriosi hanno decorato i campi e le pendici delle colline di piccoli terrapieni verdi per contenere le acque delle risaie con un effetto degno di Van Gogh. Le bambine sedute sui gradini dei templi cantavano nenie dolcissime offrendo ai turisti quadrifogli porta fortuna. E che dire del loro ricchissimo mondo interiore capace di dare l’anima alle cose inanimate, di costruire case a forma di nave quasi fossero sempre sul punto di salpare verso mondi sconosciuti. Se ci tornassi adesso avrei un’impressione ben diversa, ma voglio ricordarlo così.

Montemarano, indimenticabile lunga vacanza in un piccolo albergo a conduzione familiare. Immersioni ritempranti nelle acque termali e poi in macchina a visitare Sovana, rustica solitaria oscurità di pietre, Pitigliano e il suo piccolo museo, passeggiate di sera nell’incantata atmosfera del borgo. Il ricordo è diventato nel tempo troppo struggente perché abbia voglia di tornarci.

Ischia, l’isola verde, gran festa di spalliere fiorite e agrumeti odorosi. Ci sono stata molte volte, era anche un punto da cui partire per vedere altri posti ( Napoli, Capri, Ventotene, Caserta). Molte isole hanno bellezze naturali simili ma c’è lì qualcosa di unico: “La Mortella”, una cava di pietre trasformata in un lussugeggiante ed esotico orto botanico con l’aiuto di Russel Page (famoso landscape architet). Per una coincidenza fortunata la Signora Walton, moglie del defunto musicista W.Walton e proprietaria del giardino, era nei paraggi durante la nostra visita. Forse impietosita per l’entusiamo da me dimostrato aveva accettato di raccontare la meravigliosa avventura che aveva dato origine al giardino. La stravagante signora dai capelli turchini, con un marcatissimo accento inglese, ci parlò di un innamoramento, di un colpo di fulmine che aveva colpito il marito - ospite di un amico nell’isola - alla vista di una cava di pietra che spiccava come una ferita nel corpo della montagna e del suo desiderio di guarire quella ferita facendone un giardino. Un lavoro durato decenni con la messa a dimora di piante e fiori rari provenienti da tutte le parti del mondo, un incantevole “poetry of space”.

Il posto che pesa di più, quello in cui ho sempre vissuto e continuerò a vivere: un paesone nella pianura del nord che mi ha visto fare lo struscio per le sue strade o seduta nel giardino degli ippocastani ad ascoltare i primi versi d’amore e poi il lavoro…senza storia. Tessere spaiate di un mosaico che non ho voglia di sistemare. E’ un posto comodo, di quelli…“a misura d’uomo”. So di non poter pretendere, niente e nessuno potrà mai darti più di quello che ha. Quando mi allontano non mi manca, quando torno mi ci siedo come su una vecchia poltrona comoda che conserva e custodisce antiche bellezze. Se penso ad un posto dove vorrei stare, presa dall'aspro sentore dell'oltranza, mi viene in mente un carro di pionieri in viaggio verso la terra promessa, purchè questa terra non si raggiungesse mai.

Dovrei amarlo forse... ma no l’amore è un’altra cosa. L’amore è per il fiume che lambisce il suo fianco, a due passi da casa, dove mi avventuravo adolescente in barca con gli amici allo scoperta delle pozze d’acqua limpida, lungo spiagge incontaminate, per sognare il futuro. Tempo di trasalimenti improvvisi al suono di una voce che chiamava il mio nome. E dove torno ancora a cercare l’ombra che trema sull’acqua disegnando le chiome degli alberi, a guardare le foglie che cambiano colore, a salutare i fiori nuovi sulle rive quando le acacie stordiscono l’aria di profumi. Non ci sono più pozze d’acqua limpida, ma mentre ascolto il suo sussurrante fluire passato e presente si ricompongono e mi offrono la consapevolezza dell’origine e una indecifrabile parvenza di continuità.
                                                                                                  C.P.




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29 marzo 2009

I N T R U S I O N I

Il primo indizio fu un’ombreggiatura di cenere nel vassoietto sul tavolino........

Si capiva che qualcuno aveva cercato di far sparire la traccia, ma non era stato un buon lavoro. Una faccenda minima, ma sono troppo pignolina per non accorgermi di quando qualcosa viene toccato in casa mia.

Non posso dire di essermi spaventata. Sorpresa prima di tutto: contavo sulla sicurezza del mio portoncino blindato, sulle sbarre alle finestre, sulla posizione del giardino: interno e incastonato fra alte muraglie.Se questo non era bastato che altro potevo fare? Molte congetture e nessuna idea. Parlarne alla Polizia: neanche a pensarci, non avevo testimonianze concrete da produrre, mi avrebbero presa per una mezza squilibrata.

Dovevo venire a capo di questa inspiegabile faccenda da sola..... o quasi. Pensai di coinvolgere una mia cugina, accanita risolutrice di sciarade, rebus, complicati giochi enigmistici e appassionata di thriller, forse lei avrebbe potuto capirci qualcosa. Arrivò di corsa con l’adrenalina a mille. Da buon Watson mi misi al servizio del suo acume. Cominciammo ad esaminare con metodo tutta la casa cercando qualche indizio: nessun risultato, non mancava niente, tutto era esattamente come lo avevo lasciato prima di uscire.

Forse l’intruso era riuscito a sottrarre le chiavi dalla mia borsa, e a duplicarle? Non mi capacitavo di essere stata tanto sprovveduta, mi convinsi che non poteva essere entrato dalla porta. Era così esile da passare attraverso le inferriate?

Continuando a ragionarci sopra o forse a sragionarci arrivai alla conclusione che il suo comportamento non sembrava pericoloso. Mi tranquillizzai e decisi di aspettare gli eventi........

C’è qualcosa di avvincente nell’andare a caccia, ogni giorno al rientro, dei segni di una presenza estranea. E la presenza .......continuava ad essere presente. Non tutti i giorni. A volte si manifestava con una voluta di profumo, altre con un’ impercettibile sgualcitura sui cuscini del divano. Una sera trovai una margherita primaverile posata sul libro che stavo leggendo.

Questo essere, che si teletrasportava misteriosamente in casa mia, cominciava a incantarmi. Chissà perché mi illudevo che fosse dalla mia parte e venisse a intiepidirmi col suo contatto.

Quando per qualche settimana le manifestazioni sparirono, mi sentii proprio giù, avvilita forse si era risentito per qualche cosa che avevo fatto..........non so.

Verso l’autunno ricomparve: trovai una piccola mela rossa spaccata a metà sul cuscino in camera da letto. Voleva dirmi qualcosa? Era l’accenno a una separazione, a un distacco definitivo?

Da quel giorno più nulla, sono passati diversi mesi e mi manca quel pizzico di mistero che tonificava le mie serate.

Non ero stata in grado di decriptare il suo linguaggio ma probabilmente quell’apparenza impenetrabile era dotata di poteri eccezionali capaci di interpretare il mio.................

Da allora lascio il computer acceso. Sul monitor un sinuoso accogliente gigantesco punto di domanda rosso che dovrebbe dirgli quanto mi sia stato energetico inventargli una personalità, tentare di intuire le sue motivazioni immergermi insomma nel favoloso universo dell’ inconsistenza.

                                          
                                                                               clicca le note per ascoltare   
                                                                                                           W.A.Mozart - Piano variations                

 





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17 febbraio 2009

IL PAESAGGIO

 Era un ragazzo e voleva essere pittore........

Avevo deciso di fargli vedere quel paesaggio. Quando arrivò non ero ancora riuscito a recuperarlo dietro gli altri quadri accatastati nello studio.
Non potevo incominciare che parlandogli della mia esperienza. Prendendo spunto da un vecchio quadro fra i primi che avevo dipinto, avrei potuto accompagnarmi con un filo temporale per strisciare all’indietro e mettere insieme ciò che mi aveva spinto verso una direzione da cui nulla avrebbe potuto distogliermi, che non conosceva ostacoli e faticava a rassegnarsi ai compromessi.

Non era il caso di fare una lezione accademica mi piaceva l’idea di provare a trasmettergli l’entusiasmo che mi prendeva agli inizi della mia avventura artistica, quando guardare il mondo era una scoperta che pretendevo di trasfigurare nelle mie opere.
Eravamo impacciati: ci si conosceva poco e sentirmi chiamare maestro poi accresceva il mio imbarazzo e mi metteva nella condizione ingombrante di dover indirizzare l’incontro: mi spettavano gli obblighi comunicativi.

Ascolto la mia voce aggirarsi fra le cose delle studio come un suono fuori campo monologante che sembra dare discordante sostanza a ciò che sto richiamando alla memoria.......
Il ragazzo si lascia circuire, annuisce partecipe, galleggia sull’impressione illogica che gli trasmetto, si arrampica con me in verticale totalità su esaltazioni giovanili nelle quali sembra riconoscersi.
Le uscite adolescenziali verso la campagna con le tele preparate e ben tese sui telaietti. La smania di cercare gli scorci più interessanti pronto a raccogliere le prime impressioni dei paesaggi lungo il fiume.

Illustro, descrivo l’operazione decisiva: il segno con cui qualcosa viene ritagliato dall’informe circostante e osservato in sè,  l’intersecarsi e il collidere dei piani, le campiture essenziali, la scelta dei colpi di luce e quella vecchia casa sulla riva, strutturata rozzamente sull’ansa morbida dell’acqua, sempre a rischio di crollo per le inondazioni, ma con invidiabili aperture sul paesaggio che amavo. Era il punto di riferimento nei pomeriggi nebbiosi con le sue luci già accese. Invidiavo chi ci abitava, mi sarebbe piaciuto starmene lì lasciando che la corrente portasse i miei pensieri..... ero sicuro che sarebbe stato facile nelle sere tranquille inventare le forme che avrebbero dato nuova linfa alla mia arte.

La vedo tratteggiata di scorcio sulla superficie del quadro delinearsi fra i tronchi spogli del pioppeto, nitida e intatta da poterla toccare..........resto con le dita in un gesto sospeso, confuso dallo sguardo strabiliato del ragazzo che cerca sulla tela quello che per me è evidente......... e d’improvviso mi rendo conto che la casa non c’è: l’avevo solo pensata, immaginata migliaia di volte ma non l’avevo mai dipinta................

                                                

                                                                                                                    clicca le note per ascoltare
                                                                                                   W.Amadeus Mozart - Sinfonia N° 40, Andante




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25 gennaio 2009

IL DIZIONARIO

 Pesante e ben squadrato è sempre lì sul mio tavolo.

Gli lancio delle buone occhiate: un blocco compatto lo soppeso........ mi fa venire in mente Michelangelo e quello che si racconta della sua idea che nei blocchi di marmo, che andava personalmente a scegliere, vi fosse già celata la scultura che ne avrebbe tratto. Forse non era proprio così, ma crediamoci.

Nel mio dizionario allora stanno acquattate tutte le storie possibili, si tratta semplicemente di stanarle eliminando i vocaboli inutili.E da dove si comincia?

Dalla lettera A certo e cosa togliere: sì, prima di tutto le parole di cui non conosco bene il significato, non saprei che farne, poi quelle troppo difficili da pronunciare, non voglio mettere in imbarazzo chi legge, ma anche quelle lunghe lunghe meglio scartarle, e infine qualche altra antipatica e avanti così di lettera in lettera, buttando da parte, escludenso, rifiutando. Fuori gli attributi più roboanti, e anche quelli troppo leziosi di certo non ce li voglio.

Per me, ce ne sono ancora troppe, le mie storie sono brevi, hanno pochi personaggi che affrontano vicende piccole in cui spicca solo l’insostenibile eccezionalità del normale. Non c’è quasi bisogno di verbi perché le azioni sono minimali, le loro vite non si accostano in luoghi d’arte, e se incontrano la madre non è certo al Louvre, come faceva Baudelaire: cercano solo di cavarsela usando pochi aggettivi, senza immaginare soluzioni ingegnose per le loro inquetudini, fanno confronti inconcludenti prima di precipitare dentro crepe leggere, con moti muscolari appena avvertibili.

Ho bisogno di poco e raschio, raschio via ma mi resta comunque un sacco di materia. La guardo con fastidio, Michelangelo avrebbe guardato così i frustoli marmorei che saltavano dal suo scalpello.

E adesso?

Che delusione! Nel mio cervello non c’era nessuna meravigliosa forma che premesse per manifestarsi.......... .

Sarò costretta ad utilizzare queste eccedenze: cercando di arrampicarmi con stile sul filo delle significazioni per carpirne la forza propositiva, affrontando l’ardire di espressioni ponderose ma non troppo, per evitare la noia, un po’ sconsiderate e un po’ avvedute che procedano seguendo l’ equilibrio delle corrispondenze intuitive.

Dovrei..... dovrei avvolgermi di ardimenti, balzare sull’audacia, cavalcare la temerarietà fino alla spudoratezza o all’insolenza, invece mi scopro fluttuante, irrisolta e ottenengo esattamente il contrario di ciò che supponevo, come se avessi dato retta ad un istinto perverso che inverte il positivo in negativo e impone di disconoscersi.

Sentivo la necessità di risalire a una traccia autorevole per essere produttiva e mi è apparso LUI, che non aveva incertezze e colpiva sicuro, ora mi attardo sfibrata.........che impudente esaltazione anche solo pensare a Michelangelo........

                                                    
                                                                 clicca le note per ascoltare
                                                    Simon & Garfunkel - The sound of silence




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3 gennaio 2009

INCIPIT

Ne cerco uno per cominciare........
E come lo vuoi? Chiede una vocetta topesca ............

Chi parla......Sono il topo di biblioteca.
Ti sento vicinissimo, sei nella mia testa? Che presunzione! Pensi di essere una santa, di quelle estasiate anoressiche che sentivano la voce di Gesù?
Anche tu con questa storia della presunzione, uff uff....Cosa ci fai qui.....
Rosico: un po’ qua e un po’ là, sono un topo antipatico, indisponente mi piace piantare i denti nelle storie e lasciare vuoti, mancanze, lacune, così chi legge è costretto ad immaginare cosa doveva esserci al posto del nulla che trova.Tu cosa vuoi scrivere?
Non so, se avessi le idee chiare tu non saresti qui.
Perché non cominci con “c’era una volta......”? è un classico intramontabile e ti permetterebbe di descrivere il migliore dei mondi possibili.
Quelli di allora non potranno smentirti: non hanno più voce in capitolo e se qualche storico revisionista, con argomentazioni faziose, tentasse di svergognarti, poco importa, nessuno gli dà mai retta.
Quelli di adesso saranno tutti d’accordo perché hanno poca memoria e il passato gli appare sempre meglio del presente.
Non mi va di parlare di favole......
Ho sentito dire di cose preculturali, chissà se ho capito bene, forse sono antiche idee a trama larga come quegli scialli leggeri che si mettevano una volta sulla spalle preculturali delle signore. Potrebbe essere un buon argomento.....

Ma che sciocchezze racconti: no, io voglio percorrere il grande sentiero delle parole, stare in mezzo al fluire di tutta la scrittura quella che non si interrompe mai, fa solo delle tappe delle soste per spostarsi da una personalità all’altra per trasmutare incessantemente nelle forme e negli affetti per versarsi e intrecciarsi nella regione remota dell’inesauribile.
Se credi di avere questa capacità sei una povera illusa....
E tu sei più illuso di me se pensi di dissuadermi con i tuoi squittii...
Comincerò con un canto d’attacco e poi proseguirò attraverso bruschi bagliori dilatazioni vertigini, fin che dalla liturgia del vuoto lo spazio sia trafitto da un’ansia di presenze che vadano a rivestire la crosta del mondo.

Il canto d’attacco potrebbe essere questo :

E’ la bellezza un raggio
di chiarissima luce
che non si può ridir quanto riluce”

Ma non l’hai scritto tu.......
No, ma si presta bene, la scrittura deve avere in sé prima di tutto tanta bellezza.

????????????

Ma cos’hai capito! Non vuol dire che per forza debba essere detta con belle parole per “bella” intendo che dovrebbe riecchegiare il mistero, orchestrare una sincerità impossibile, arginare la dissoluzione, dare conto dell’implacabilità di uno sguardo anche sulla nostra finitudine.
Anche sulla finitudine dei topi?

Stai facendo di tutto per crearmi difficoltà, vattene lasciami in pace, voglio provarci giusto per farti dispetto, vedrai che riuscirò a mettere insieme qualcosa, ma è ancora presto non sono pronta, devo fantasticare ancora un po’.........

                              

                                             Wim Mertens - Struggle for pleasure
                                                       

                                                                  




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2 novembre 2008

UNA STANZA VUOTA

        
 
Ho una gran voglia di vivere in una stanza vuota.

Non del tutto però.......... sì c’è un però: molti libri devono restare e anche una cuccia dove dormire, più un PC e più un chiodo gosso e robusto a cui appendere la tuta di ricambio. Una sorta di cellona monacale che sarebbe perfetta se il Beato Angelico scendesse dalla sua beatitudine e mi facesse un bell’affresco coi suoi colori più teneri.

Può sembrarvi un’idea assurda. irrealizzabile utopistica, e magari avete sacchi di ottime ragioni per dissuadermi, ma perché non provarci?
Anche se non sono sicura che sia la mossa giusta incomincio da un elenco: esauriente il più possibile, dettagliato in cui far comparire tutto quello che dovrebbe sparire. Gli oggetti che non mi occorrono più, comprati quando sembravano indispensabili e adesso dimenticati nelle cavità anfrattose della casa.

Mi serve la complicità della penombra, è lì che riesco a stratificare il rapporto che esiste fra loro, cose che non possono nulla, e me....... che mi muovo imbrogliata da eventi accessori e qualche volta sono convinta di vivere. Un elenco che si insinua come linea narrativa slalomata fra ostacoli e distensioni, strisciante balorda ormai fuori dai miei tempi.
Mi piace ascoltarli per l’ultima volta con la comprensione affettuosa che si riserva agli amici che ci lasciano per incominciare una vita nuova, quasi a volerli incapsulare in un recesso speciale della funzione mnemonica per poterli rintracciare a richiesta con scioltezza.
L’idea di svincolarli dalla mia esistenza ha un certo afrore di potenza, lasciarli liberi di rinnovarsi per altri, in altri usi, non è male.......

Il momento di esporli richiede un certo impegno: scelgo il giardino.
I più leggeri e aeriformi staranno bene appesi ai rami a coltivare i loro lievi abbandoni in braccio all’altalena delle brezze. Quelli legati a ricordi romantici, che conservano l’eco di parole sussurrate fra pittoresche malinconie, si sententiranno a loro agio adagiati sull’erba del prato, dove potranno continuare a scambiarsi vecchie accortezze amorose. Gli altri: grevi ingombranti oppressivi che pretendevano di suggellare con la loro presenza sostanziosa la sostanziale importanta dei rapporti avranno una collocazione adeguata sulla zona pavimentata con solidi ciottoli di fiume

Tutti ben disposti, in un limbo di attesa, non possono che aggrapparsi a sè stessi sforzandosi di inventare un nuovo linguaggio, ingegnoso di apparenze che seducano chi arriverà ad adottarli con l’offerta amabile di abitare un diverso presente.

Dalla cancellata esterna si sta già affacciando qualche sguardo carico di schiocchi energetici curioso di indagare, conoscere, incontrare questa distesa di memorie per rivitalizzarle considerandole con la propensione di chi per la prima volta incontra le cose.

Apro i cancelli per farli entrare..... 
                                    

                              
                                                               clicca le note per ascoltare
                                                             Gershwin - Rhapsody in blue

                                                               



            




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9 ottobre 2008

IL TATUAGGIO

Mi era caduta addosso di mattina tardi e non mi ero spostato, come avrei potuto. Stagliata nel vano della porta, con l’aria di chi sa quello che bisogna e incomincia a farlo.

Chi era e che ci faceva qui? Le cose intorno avevano un’aria nebulosamente familiare. Mi trovavo a casa mia? .....probabilmente sì.

Il mio cervello era in pausa. Non sapevo bene cosa c’entrasse, ma mi venivano in mente solo le cinque doppie vu del giornalismo...... o erano quattro..... Quattro o cinque domande ben poste sarebbero bastate a farmi un’idea della situazione?

Dal fondo della mia percezione compromessa sentivo la sua voce rimbalzare fra le pareti con un crepitio corrotto e tornare ad arpionarmi gli anelli cervicali.

Quella donna pretendeva ciò che le avevo promesso la sera prima, ma cos’era?

Non era il mio tipo, non avrei mai agganciato una così in un bar, e nemmeno lei sembrava del tipo che aggancia: trucco discreto, aspetto facoltoso-minimalista, non male, ma non era di quelle che fanno prendere decisioni improvvise.

Si sentiva a suo agio, non si poteva dubitarne, rilassata come se riuscisse a respirare insieme all’ambiente. Si versò una cosa e sedette sul divano per bersela più comoda. Aveva addosso una camicia leggera che si muoveva intorno alla pelle. Un gesto brusco lasciò intravedere, all’attaccatura del seno il tatuaggio: tre stelline rosse disposte a triangolo.

L’apporto di energia al cervello fu fulmineo, tutte le mie sinapsi si attizzarono contemporaneamente.................lei era il mio contratto, portava il segno che mi era stato descritto per non avere dubbi sulla sua identità.

Un breve riavvolgimento del nastro per richiamare alla mente i giorni addietro quando l’avevo tallonata e corteggiata nei posti dove era abituata ad andare. Inizialmente un po’ scocciata e sulle sue con una punta di stronzaggine, ma alla fine si era fatta convincere dal mio look da badboy a sdoganarsi per qualche ora dalla monocorde ordinarietà delle sue giornate, per un incontro più intimo.
Certo si aspettava l'accoglienza che le avevo lasciato immaginare: un approccio appassionato, intenso, qualcosa che poteva persino somigliare all’amore.

Sì, io mantengo sempre i miei impegni: l’avrei baciata accarezzandola sul collo con tanta veemenza da troncarle per sempre il respiro.

                               
                                                                  clicca le note per ascoltare
                                                             Simeon ten Holt - Devil's dance




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21 settembre 2008

TI PIACEREBBE

 “ malgrado la fortuna della vista così cieco
malgrado il dono dell’udito così sordo

Lo so, ti piacerebbe...........
Scruti ascolti, mi inquisisci, smani di sapere, sei attratto dalle insondabili meschinerie che immagini siano incistate nella mia interiorità.
Fatti pure questa visitina guidata, metti a fuoco l’ombra di fastidio che si trattiene quando abbasso lo sguardo, considera le scanalature sulla fronte, leggi il mio codice a barre........... Non ti impedisco niente, se lo facessi, sarei dalla tua parte, mi perderei nella tua coscienza
In via sperimentale divertiti, convoglia tutto nei rigurgiti di una malsana propensione a convincermi che non sono all’altezza.
Vorresti sostituire il tuo canone di basso profilo alle mie aspirazioni e in omaggio a nostalgiche idealità, costringermi a ripiegare su orticelli di sentimentalismo melenso.
Mi pretendi arrendevole e sdraiata dalla parte giusta del letto.........ma sempre ti inganno per scavarmi intorno una fossetta dove nascondere il segreto di antiche vocazioni.

Conosci la mia storia?
Voglio dirti allora, dei privilegi che ho avuto in dono dalle vecchie donne della mia stirpe, quelle che hanno sparso semi nel mio cuore e non dubitavano che avrebbero germogliato architetture contro le imboscate del danno. Non temere, non voglio insabbiarmi dentro le loro esperienze, sto solo elaborando una dissimilianza che potrebbe accendere adeguatezze finora inesplorate.........E la dissimilianza che immagino è tutta disposta nel fondo di silenzi ossuti che non hanno nessuna voglia di accedere al disarmo......... non sarò io a scappare.

Lo so, non hai dimestichezza col lento accordo di tessiture che salvano, quelle impercettibili che si sviluppano un po’ più in là del riscontro. Non sai districarti contro i graffi che nessuno vede, così affondanti che stanno bene solo in compagnia di cupe risonanze sotto la pelle.
Ho in corpo un’intenzione di capovolgimento, piena di rimescolanze laboriose, un itinerario da frequentare fra innocenza e scaltrezza, purezza e ostinazione, sorvegliatissimo e puntiglioso, qualche volta giostrato con impensabili giravolte, tutto in cerca di un campo magnetico in grado di captare ogni disponibilità residua per tenere in vita quello che credevamo perduto.
                                                     
                                                                              clicca le note per ascoltare
                                                                              Astor Piazzolla  - Oblivion
                                                                     




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2 settembre 2008

C O N T A T T I

           

Non sapevo che tu l’avessi conosciuta....se la rivedi non dirle che ti ho parlato di lei.

Ci fu uno scambio di nomi..... contatto casuale in un non luogo di passaggio.
Il mio tempo era vuoto e l’ho ascoltata. Essere avvolto dall’interiorità di chi per caso mi siede accanto, non mi va. Perché mi aveva scelto? Sollecitata forse da una sorta di sfrenatezza grezza, un irradiamento che non sapeva dove collocare.Voleva darsi conto, nel modo diverso che conviene quando un’inesorabile distanza ci separa da quelli che ci conoscono.

Non frasi smozzicate, ma un’esposizione secca di divergenze....... una partitura di eventi senza profumo, carichi di strida. Schegge di decisioni prolungate verso il loro punto di fuga..............Avrei dovuto interromperla? Non ho osato. Era come se i pensieri le uscissero informi, piegati solo dall’urgenza.

Senza parere, piano piano mi dominava con la progressione della sua vita. Aveva un istinto espositivo circostanziato, con un continuo movimento di dita vibranti nell’aria come antenne pronte a trasmettere. Era così che usciva da sé stessa per tracimare nella mia attenzione.

Un’agevole partecipazione la mia, brevi cenni indispensabili a non interromperla, il mio parere non le interessava e non avrebbe avuto peso in quel bislacco, unilaterale improvvisato approccio. Che sarebbe successo se mi fossi allontanato se l’avessi lasciata sola.? Una supposizione inutile, probabilmente avrebbe ricominciato col primo che le capitasse a tiro.

Era riuscita a trattenere la mia curiosità e aspettavo. Aspettavo che arrivasse al punto, volevo sapere com’era finita su quel treno. Non ce la facevo a ricavare informazioni dal suo aspetto, niente bagaglio, vestiti incolori: un concentrato di insignificanza. Solo indizio, quella partitura di tensioni che fluiva dalla voce verso la mobilità delle mani protese oltre la sua scarna figura.
Non rievocava episodi precisi, ma sensazioni, una sorta di denuncia contro la vita, atmosfere disagiate, che andavano in crescendo spasmodico fino a quel parossismo tragico che sembrò lasciarla spossata.

Improvvisamente in silenzio, assente, si era abbandonata, sguardo svuotato verso il vetro del finestrino, oltre i lampi della realtà. Aveva sperato che qualcuno prendesse in carico le sue tribolazioni: non era accaduto e la sua mente era tornata a galleggiare lontano.......Chissà se percepiva la mia espressione sconcertata.

Non c’era stato tempo di fare altre congetture, all’avvicinarsi della stazione si era alzata di scatto ed era scesa scomparendo fra agli altri passeggeri.

Sono stato stupidamente cinico non ho voluto accordarmi al suo strazio e da qualche giorno questo rammarico mi molesta.
Da qualche giorno? Quella ragazza è morta un anno fa: si è suicidata gettandosi sotto un treno.....
Ma cosa dici, sono sicuro di averla incontrata ..........

                                          
                                                 clicca le note  per ascoltare
                                              
Prokofiev - Concerto per violino 




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14 luglio 2008

METAMORFOSI

Che risorsa la metamorfosi!
Noi umani siano tagliati fuori da questa ricchezza: possiamo solo inventarcela.
Non vi capita mai di pensarvi in trasformazione a seconda dell’umore o in periodi particolari quando un indefinibile non so cosa pizzica la pelle.......
A me sì. Mi stufo di essere quella che sono, così come sono.
Ma cosa andate a pensare.......... non immagino di trasformarmi in qualcosa di meraviglioso come una fronda d’alloro o repellente come una grossa blatta.

Mi esaltano le cose piccole, utilissime ma insignificanti quelle cui nessuno fa caso.

Da bambina, agganciavo lo sguardo alle mani della nonna quando si muovevano intorno al matterello. Estrosa in cucina, la sua sfoglia era un capolavoro di geometria: un cerchio perfetto.Concentratissima aspettavo.......... La sfoglia andava poi spartita in strisce e quadri. Era il mio momento: compariva una rotellina magica che tagliava e ricamava i bordi e a me il privilegio di usarla.
Mi piaceva proprio quella cosetta e non era la sola a farmi gola. C’erano i cestini da lavoro............. potevo toccarli solo di nascosto e la proibizione rendeva più tentanti i fugaci razzolamenti fra quei magnifici fili colorati, fra i ferri gli aghi gli uncinetti e tutte quelle cose misteriose che mi attraevano irresistibilmente

Non mi veniva certo di immaginare chi per primo avesse bucato un piccolo osso per infilarci un tendine .....ed ecco l’ago o a chi avesse intuito che il pelo e le bave di animali, le fibre dei vegetali sarebbero potuti diventare un lunghissimo filo che serviva a far nascere come per magia, golfini, gonne e bluse con cui vanitosamente mi pavoneggiavo

Sì, varrebbe la pena di metamorfizzarsi in un oggettuzzo capace di raccoglie le tracce dei passaggi di mano di chi prima l’ha posseduto: un pentolino di rame col fondo ricostruito, che per generazioni è servito a cuocere il budino perché non c’era nient’altro che lo facesse riuscire così ben amalgamato, tanto fragrante che l’attesa di assaggiarlo era anche meglio del suo sapore. O un vecchio cucchiaio di legno, rosicato dall’uso, insostituibile per girare la polenta.................
Piccolezze tramandate di generazione in generazione, che si sgretolano armoniosamente nel tempo senza traumi e si buttano con rincrescimento, le uniche idonee a conservare, nell’impronta viva della materia, la radice emotiva della loro adeguatezza ......... ....

                                      
                                                                             clicca le note per ascoltare 
                                                                        
Frank Sinatra - The shadow of your smile 




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17 giugno 2008

STA DI FATTO

Sta di fatto che a volte, quando guardo una parete bianca, il mio cervello si comporta come una lanterna magica.

Se pensi che sia uno stato di stordimento passeggero o peggio una deleteria confusione mentale sbagli, al contrario sono momenti di rara lucidità.

Le apparenze prendono forma e si spalmano sulla parete: amorini che sbattono le alucce su prati di papaveri, tirando a caso le loro frecce in velocità, prima di buttarsi giù dietro l’orizzonte sullo schiumare della nuvolaglia............mentre da nord un subitaneo trasformismo arriva ad oscurare il cerchio del tramonto.

Non interferire non starmi addosso..............vedi ad ogni battito di ciglia l’inquadratura cambia. Arriva l’accumulo di impulsi umani che pretendono di sovrapporsi, i pensieri si spintonano: le tonalità, violandosi cercano di disporsi in simulacri, aspre copie di difformità, uno scontro di precipitati nevrotici su cui l’incoerenza getta trame di dissoluzione.

Si presenta un ginnasta con sembianza di idolo aggrappato all’intonaco: non voglio che resti lì come un geco, sposto lo sguardo e lo faccio svanire. Si sarà accorto di essere stato qui con me?...... probabilmente no, non ho sentito il suo ciao.

Perché tenti di arginarmi con la tua sollecitudine ambigua? Questa condizione di privilegio non durerà a lungo. Provo a muovere la mano e do il via a uno svolio di mani che si moltiplicano....... tracimano nella rappresentazione indisciplinata che invade tutto, strapieno fino ai margini, mi focalizzo per fermarle prima che si scaglino le une contro le altre.

Qualche volta cerco una concentrazione di mordente massimo sperando si manifesti l’eloquenza dei suoi occhi, allora forse ci si potrebbe parlare, dire non so cosa....... un che di semplice e perfetto, di certo indimenticabile.

Dei tuoi consigli non m’importa, so che anche se riuscissi a sedurre l’impossibile non potrei capire da dove arrivino i miei affreschi, non sono in grado di fermarli, non riesco a toccarli: sono chiaroveggenze d’aria, immemori onde posticce, alchimie casuali pronte a tutto per affacciarsi pochi istanti e essere poi risucchiate nel buco silenzioso che lentamente si allarga al centro della parete ............

                                             
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Simeon ten Holt - Canto Ostinato 




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9 maggio 2008

L'OPERA SENZA NOME

Inizia come un caotico sciame di scotomi scintillanti che perforano il buio.

Se cerchi di seguire la loro direzione ti disperdi, è importante che sia uno solo a darti il via. Il luminoso microfolletto guida: che stuzzica e chiede sostanza. Ora tocca te. E’ il gioco del fruga fruga, del dare corpo........ e vai avanti all’incerta cercando un midollo forte che tenga, rivoltando l’interno delle tasche, scucendo orli, stracciando vecchi pastrani, perquisendo scandagliando perché fra polvere e pieghe a volte trovi una parola solitaria che aspetta.

E’ sempre la prima a mancarti, quella seria importante che ha un grande potere. L’assoluto potere di attrarre le altre, di convogliarle verso il luogo della aggregazione dove si annusano guardinghe per sapere se possono affidarsi scambievomente o prendere le distanze e comporsi in antagonismi che si scontrano distribuendosi in labirinti e biforcazioni.......

E’ indispensabile, creare un favoreggiamento una connivenza fra te e le rotte, senza perdere d’occhio l’intuizione, fare in modo che non ti sfuggano i movimenti oscillatori della reminescenza ruminare bene i reperti e le tracce, digerirli per poterli risostanziare. In fondo è tutto qui: sostanziare. Anche quando le parole non hanno voglia di stare nella tua recinzione.......si agitano mettono le ali e tentano di sfuggirti alzandosi o si interrano disperate perché non sono più di moda, quello che vale è solo la tua capacità di tenerle in riga.

Ma attenzione, non le soffocare, non stritolarle nelle spire della razionalità, del voler far bene o del voler far bello, un po’ di conteggio è concesso, un po’ di ragioneria non guasta purchè lasci una percentuale di spaccature crepe sbocchi in cui siano libere di infilarsi e dove solo tu hai il diritto di andare a stanarle.

Scaturirà una frenesia di raschiature, il rimescolarsi complice in cerca di un concetto chiave che non ha voglia di farsi conoscere, un’astuzia di compromissioni senza pudore, tentativi squilibrati e improvvidi fra esigenze alterne di contenersi o rivelarsi.........

All’ultimo poi che importa! Un groviglio di parole si rende conto di essere spaventosamente legato, più di tutto, a ciò da cui vorrebbe sentirsi libero. Fatica a decidere quello che gli serve e infine si chiede cosa fare di sé e pretende solo un nome per esistere, è questo che tu puoi dargli: un’identità fresca che lo metta in circolazione nel mondo.......

                                                       
                                                                
                                                                                 Clicca le note per ascoltare  
                                                Igor Stravinsky - Symphony for wind  instruments               

                                                                             




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22 aprile 2008

TI HO SCRITTO

 

Ti ho scritto. Il  foglio è sopito nella busta, ancora non ho messo il sigillo. Lo lascio in attesa...........

Ci sono parole su quel foglio che devono rimanere a contatto: confusioni crepuscolari ansiose di incrociare una via per intendersi senza infingimenti, domande che non hanno la risposta che cercano, risposte disperse impegnate a scovare la domanda a cui dovrebbero appartenere. Per adesso stanno rattrappite contratte anchilosate in sospensione momentanea protette dal leggero involucro di carta. Parole che attendono paurose un plausibile spazio di dialogo, prima che l’erosione le porti a dimenticare qualcosa che è avvenuto in un altro momento ..........

Per buona sorte fra loro ce n’è sempre una che nel DNA ha una sillaba smaniosa di svelamenti e su quella io devo contare, sull’energia esploratrice che sa sprigionare, sulla insospettabile insolenza sillabica che sta in fondo alla crudeltà della sua natura.

In preda a questo indomabile brivido l’intero contenuto si contagia, prende vita, scardina e misteriosamente si riordina. Forse non nel modo che avrei voluto, non nella visione appartata e confortevole che l’amore senza intelligenza voleva concedersi, ma con il potere di insinuare una sovversione che fa volare ogni evidenza fuori da sé stessa.......

Domani al risveglio potrai guardarle, esplose sulla parete di fronte alla tua finestra. Appariranno ridisposte e graffite, con movimentazioni turbinose, nel linguaggio che declina la necessità di estinguere l’ordine che ho creduto di infliggere alla sequenza delle nostre occasioni.

Il foglio - senza fare resistenza - ha permesso ai suoi significati di accomiatarsi, posso stracciarlo.

                                                      
                                                                               clicca le note per ascoltare
                                                     Serge Gainsborough e Jane Birkin - Je t'aime moi non plus




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13 marzo 2008

CREPUSCOLO



Sa quanto siano brevi i suoi intermezzi. ........

Intrappolato fra la fine del giorno e l’inizio della notte, che hanno potenzialità prepotenti, è costretto a disporsi nel suo ipogeo molto a lungo. Non che gli piaccia, ma non potendo sfuggire si utilizza mettendo a frutto pregevoli agilità creative.
E’ impegnatissimo ad arricchire il suo rifugio..... spunti e materia li ruba quando gli arriva l’ora di flottare all’aperto. Acciuffa musiche e profumi, più ricchi di estensioni - come in gara per impreziosirsi di intelligenze inattese - quando la violenza del sole cala. E i colori, quelli di orocremisi che in fondo all’orizzonte si spengono lentamente, le nubi cupe, violacee portatrici di pioggia o quelle trasparenti giuste per ravvivare il suo angolo più intimo. Persino un raggio di sole, restio a lasciare il giorno e addormentato pigramente su un prato fuori dal suo momento, è diventato la luce perenne che alleggerisce le dense rocce del soffitto.

Ma queste botte di fortuna non sono consuete, molto gli è precluso.........i giochi degli ultimi riverberi sulle creste d’acqua non se li può tenere, solo goderli come chiunque altro, anche i venti sono fuori portata, troppo volubili con le loro alternanze di lievità e tempesta non si lasciano imprigionare.

E’ un incantevole esercizio spaziare sulle cose! Deserti e foreste, nevai incontaminati, incontrare l’inquietudine delle onde e giù, fino a violare la vita sui fondali, rincorrere nella mezza luce i flussi di acque dolci quando gli animali si radunano per l’abbeverata, inseguire il volo degli uccelli migratori........una infinita varietà di eccitanti sollecitazioni, che colmano intensamente il suo breve apparire.

Non può bastargli accogliere in sé l’immensità della bellezza. Abitare la penombra è un training per purificarsi dagli eccessi....... esercitare tutti i sensi al top della loro potenzialità, educarli perché permettano di percepire l’impercettibile e mettere a punto la sublime perizia di concentrarsi sulle circostanze umane. Più di tutto lo stuzzicano le piccole enclavi, punti di vita, giardini segreti richiusi fra le case, dove pezzi di umanità dispersa si ritrovano per scambiarsi ciò che la giornata ha proposto.

E’ lì, che trasgredendo, si attarda oltre il dovuto mentre tutto sembra acuirsi in scontro di strepiti o effondersi fra brusii e bisbigli, stemperandosi poi nella seduzione del preludio......... quando la sua presenza si carica di fattori catalizzanti e offre complicità al silenzio dei gesti per esprimere ciò che non si osa dire..............
E’ lì che raccoglie l’eccellenza di inesauribili frammenti di intensità, compiacendosi di averli suscitati....... trofei da tenere in serbo, come una sorta di collezione spirituale: questo soprattutto gli importa!

Per averne conferma basterebbe temporeggiare in attesa che la luce gli lasci il passo osservandolo mentre saggia le declinanti ambiguità dei corpi con la gioia di presentirne i pensieri. Sostare fra intimità inconfessate, intrise di sospensioni e anomalie - incoraggiando gli slanci che tentano di attenuare le bruciature della memoria - è un appagamento non facilmente valutabile: l’offerta premurosa che legittima il senso alto della sua presenza fra gli squilibri del tempo.......


K.Szymanowski - op 37




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3 marzo 2008

IN VIAGGIO


Era abbandonato
sul sedile vicino al nostro.
Stropicciato e con un look poco attraente. La mamma, igienista convinta, mi consigliò di non toccarlo: mi accostai con precauzione e incominciai a curiosare......... fra le pagine. ”A forza di guardare, qualcosa di vagamente afferrabile in quella disperazione emerse e prese forza ai suoi piedi, quasi fosse la potenza dello sguardo a far schiudere la cosa richiesta. Egli scorse.....” e più avanti “Un malfattore che fa del bene, un forzato che ha della compassione, che sa essere dolce, clemente magnanimo....”

Lo presi con me
e seppi solo dopo che quel libro era solo un breve stralcio da qualcosa di più voluminoso e importante: avevo scoperto un universo di parole che offrivano colpi di scena, lunghe digressioni, memoria delle cose, un intreccio commovente impastato con la ricchezza d’azione di un popolo di miserabili.
E’ stato il mio primo libro “da grandi”, l’entusiasmante iniziazione che dilata la vita.......... l’opportunità per intraprendere il viaggio, quello vero alla ricerca di aspirazioni informi, spietato e senza governo l’unico che conta, anche se non porta da nessuna parte. Ho riletto quelle pagine infinite volte per scoprire ad ogni occasione ricchi inaspettati sconfinamenti dall’impostazione dominante - quel grande albero da cui tutto si ramificava - il corpo forte e generoso del protagonista. Ritornavo sugli stessi passi con la maniacale determinazione con cui si risente un brano musicale, cercando di riprovare le sensazioni che amavo e che hanno riscaldato e illuminato tante ore della mia adolescenza.
Avevo incontrato un uomo e il mondo che gli ruotava intorno: Jean Valjan.

PER IL GIOCO DEL  COON




           Questo post ha vinto un "Curiéra Award 2008".
Più il premio della Critica "Egine - The moment of truth 2008"


 




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17 febbraio 2008

LA MACCHIA

Nessun preallarme, è comparsa stamattina all’improvviso  nella mia stanza!
Aloni grigiastri di contorno e al centro ombre di muffa con un luccichio salnitroso. La mia bella parete deturpata!

C’è una conduttura che perde, ho pensato subito. Di furia al telefono per trovare un tecnico disposto a capire cosa poteva essere successo........ e quando lo trovo, batte e ausculta senza cavare un ragno dal buco: niente tubi in quella zona, nessuna possibile infiltrazione dal tetto, siamo al piano terra. Impossibile che l’umidità salga dal sottosuolo la macchia è a quai due metri dal pavimento.
La guardo di continuo e mi dà fastidio: devo toglierla di mezzo a tutti i costi.

Il muratore amico di amici suggerisce una soluzione drastica: scassare tutto e vedere bene cosa c’è sotto. Prendo tempo, ho bisogno di pensarci...........
Una vicina esperta in faccende domestiche si premura di ammaestrarmi. Sfrego e risfrego......... la vigliacca sembra andarsene e dopo poco eccola lì in tutto il suo splendore. Mi sento come la Mrs. Otis di Oscar Wilde quando tentava di eliminare dal pavimento la dull red stain che il fantasma irritato faceva subito ricomparire.

Brutti momenti! Non riuscire a cancellarla sta minando pesantemente la mia autostima. Fosse sempre uguale potrei abituarmi, ma sembra quasi dotata di un’anima perfida, irridente..... si ripresenta con infinite varianti: più piccola o più grande, con sfumature di colore meno intense o difformi, imprevedibili discordanze che mi impediscono di accettarla. Sogno la sua presenza aliena come un’entità vaga e tenace che sovrasta il mio sonno. Sto diventando intrattabile biliosa scostante, non ho più voglia di contatti. Non mi meraviglio se mi cresce un’acidula sensazione di fallimento, una tara che fa calare l’energia e sfuma ogni ottimistica previsione per il futuro.

La svolta arriva all’improvviso, sotto le spoglie di un’amica, che scardina la porta di casa con grimaldello del suo affetto. Ignara della causa del disagio, vedendo la macchia esclama: ma sembra un viso! E forse credendo di farmi piacere ... ha dei lineamenti quasi come i tuoi! Oddio! Con una fulminea carica di vitalità mi precipito allo specchio per controllare la corripondenza della mia immagine con la macchia......Oddio, c’è qualcosa di vero, si sta delineando una vaga somiglianza ad un viso, forse non è il mio, ma la prima cosa che mi viene in mente è Il ritratto di Dorian Gray. No basta! Devo piantarla di leggere Oscar Wilde.....

E se fosse veramente così, se l’immagine fosse quella della mia interiorità: confusa disorganica intricata incoerente vaga informe perplessa impacciata e infine sbigottita da questo sospetto. Cosa posso fare? Di certo non toccarla più. Quei continui interventi fatti nel tentativo di rimuoverla forse sono all'origine  dei miei malesseri. Non toccarla più e lasciarla libera di trasformarsi a suo piacimento.......

Mi sembra la decisone giusta: un proposito fermo che dà sollievo. In fondo potrei sentirmi persino privilegiata, non tutti hanno l’arbitrio di ispezionare gli sviluppi della propria personalità e magari tentare di correre ai ripari quando il deterioramento diventa evidente. Sì, resterà lì, forse la contornerò con una cornice perché sia chiaro che non è una macchia qualsiasi, anche se nessuno saprà mai quale sia il suo vero significato.




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3 febbraio 2008

LA SIGNORA RECIPROCITA'

Non hai bisogno di convincermi, sono sicuro che in situazioni personali e di comodo stimeresti meglio vedertela intorno più spesso.
So che ti piacerebbe non poco scovarla per influenzare il suo comportamento. Troppo facile..............se disponessi di tale facoltà la vorresti ben disposta, sempre in giro a contraccambiare gentilezza con gentilezza. Non sopporti i suoi atteggiamenti sfuggenti. E, l’improvvida predilezione che ha per i luoghi angusti, ben chiusi, non facili da eplorare - sottoscala, ripostigli, vecchie cassapanche con coperchi pesanti - è una continua fonte di stizza. E’ chiaro che ti schiva, si striminzisce, ritraendosi fino alla stentatezza, solo per il gusto sadico di non ricambiare le tue sacrosante aspirazioni.
Mettiamo che ogni tua mossa positiva possa avere, in corripondenza simmetrica, una contromossa di reciprocità altrettanto affidabile da parte di altri, certo che ti sentiresti compensato adeguatamente ....... ......e che esaltante benessere per il tuo ego!

Ma cosa succederebbe se si verificasse il contrario?
Non ti passa neanche per la testa che la reciprocità abbia una vastissima e pericolosa potenzialità di applicazione. Se si esplicasse questa evenienza anche in negativo, la poveraccia sarebbe in continuo conflitto per il vincolo di corripondere colpo su colpo. Non meravigliarti allora se non le è data altra alternativa che scansare, eludere e occultarsi come può, per sfuggire alle nostre avide petizioni.
Non ci avevi mai pensato.... è stato il tuo analista a metterti in guardia, durante le sedute in cui esterni le vicende delle tue giornate. Sempre restando nel campo dei tuoi lamentosissimi eventi privati e lungi da lui allargarsi su temi universali, che esulano dalla sua competenza....... ha prospettato l’ipotesi che anche nelle circostanze in cui fossi tu a commettere oltraggi questa tanto invocata signora sarebbe costretta a ripagarti con la stessa moneta.

Monta il rimuginio amaro sull’inconcludenza delle tue offerte, generose e piene di slanci che non trovano riscontro. Il lamento ti piace, ci stai appollaiato sopra, sentirti vittima di congiunzioni avverse in fondo è un buon argomento di conversazione, un modo scriteriato innaturale di sentirti vivo nell’indulgenza altrui.

Brividi bassi, un’esplosione di ripensamenti e l’ipotesi sconclusionata ...........
Ti viene in mente che le comparse calibrate di questa signora, stante la riservatezza e l’apparente enigmatica cautela, abbiano un senso solo in funzione dell’imponderabile avveduto equilibrio cosmico che dispone di un quantitativo fisso di reciprocità e la irraggia per accidente ignorando e ignorandoti.

Il presupposto ti attrae: non coinvolge, non chiede contegni è arioso e ti proietta nel grado esatto dell’estensione casuale. Anche se a vista può sembrare una balordaggine sei deciso a mettere bene a punto questo concetto per prospettarlo alla prossima seduta analitica: è una ricreazione troppo stuzzicante delineare teorie inusuali ad un professionista di vaglia per poi stare a vedere come riesce a sfangarla........




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8 gennaio 2008

VARIAZIONI SUL TEMPO............

                                  
                              
                                Gino De Dominicis - senza titolo - 1970  (clicca sulla foto)



La bisnonna non lo poteva soffrire.
Sta sempre tra i piedi diceva, muovendo la mano davanti al viso come per scacciare un insetto molesto. Lo addebitava di tutto. Se un’inferriata si arruginiva o le porte cigolavano, era colpa del tempo. La polvere si accumulava sui mobili, i pavimenti si sporcavano e bisogna continuamente strusciare, smacchiare, candeggiare, tirare a lucido, sempre misfatti di quel tempo dannato che non dava tregua.

Questa entità impercettibile incommensurabile entrava anche in dispensa, faceva avvizzire le mele rosse stese sulle assi, le patate buttavano ed erano inservibili, solo i cibi che dovevano maturare si avvantaggiavano del suo passaggio, bisognava comunque stare all’erta, tenere d’occhio tutto per evitare disastri.

Nei cambi di stagione toccava affrontare il riordino degli armadi.......razzolare fra gli abiti era uno spasso, mi pavoneggiavo addobbata con quelli troppo: troppo grandi, troppo stretti, troppo colorati, troppo provocanti inadatti per me bambina. Si richiedeva un po’ di decisione per scegliere, scartare gli indumenti che la moda non accettava più o che i corpi ormai difformi non gradivano. Anche lì il tempo si era introdotto con le sue coercizioni, passando sulle magliette impilate nei cassetti, su cappotti e scarpiere, aveva reso molte mise ormai sconvenienti.

Nemmeno il giardino poteva sottrarsi.... per me era una delizia, per lei una croce. Io lo amavo anche quando era un po’ scarmigliato, quando la natura lasciata andare riprendeva il sopravvento e si disponeva senza ordine: fra i mattoni rossi sbucavano ciuffi di parietaria, qualche fiore era appassito, i cespugli scomposti diventavano rifugi dove potevo sentirmi come in una foresta.Ma il momento di sistemare rinvasare estirpare veniva ed era sempre per non arrendersi al tempo vigliacco, reo di trasformare un bel giardino ordinato in un selvatico.

A me questa faccenda del tempo riusciva incomprensibile.
Lo conoscevo come pioggia o sole nubi lampi neve vento nebbia e non mi veniva di immaginare nient’altro. Sembrava naturale che le cose, le situazioni intorno mutassero che attecchissero al mio corpo, ero io al centro di tutto quel ribollire, mi sentivo commuovere entusiasmare scalpitavo per correre avanti........... impararmi, riconoscermi........

E tanto ci ho provato che, da quando qualcuno mi ha fatto notare che somiglio alla bisnonna esploro con metodo la mia faccia e davvero c’è qualcosa di lei.......un’increspatura a clip fra le sopracciglia che dà un che di indispettito.
E’ il punto che attira di più.
Mi sono fatta l’idea che quel tempo  insolente, provocatorio, di cui sentivo parlottare, sia finito a concentrasi tutto nei corrugamenti avuti in lascito.
Forse per capire le sue falsificazioni, non dovrò fare altro che ispezionare regolarmente questa zona prendendo nota di ogni bastardata che gli verrà in mente di appendervi.

Clicca per ascoltare  Billie Holiday in:  As time goes by 

Clicca per ascoltare 
Doris Day in:  Que sera, sera




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28 ottobre 2007

TRASGRESSIONI


Mi spalmi addosso la zavorra delle tue trasgressioni intellettualistiche.

Dal giorno in cui sono venuto a vivere con te, assisto la tua creatività provocatoria amministrata con furbizia, la tua ansia di differenziarti, firmarti, siglarti, contrassegnarti, presenzio i tempi lunghi della tua vestizione e sono partecipe solo per incerta titubanza.......

Che significano le cose che ti metti ?
Ti copri prima di uscire, lo vedo, ma gli oggetti insensati che porti ti impacciano: non puoi correre con quelle scarpe, i panni ti stringono i fianchi, impediscono i movimenti, non sono adatti a proteggerti dal freddo o dal caldo, non c'è niente che abbia un intento ragionevole in questi addobbi.

Sì, dovrebbe importarmene poco, perché riguarda solo  il tuo corpo, me lo fai capire chiaramente e questo te lo concedo.  Se però accampi la pretesa di prenderti tutti gli spazi della casa che condividiamo avrei il diritto di farmi sentire, ribellarmi, ma sono troppo affezionato,  lascio perdere e tu ne approfitti ........
A volte sei così indisponente che rimugino l’idea di andarmene, poi ci ripenso, mugugno e resto perché non so immaginare altre prospettive.

Mi sembra di non pretendere troppo  in fondo, un spazio tutto per me, anche modesto, ma ogni volta che cerco di organizzarmelo ecco che tu lo invadi con le tue cianfrusaglie d’arte. Fogli di schizzi, tubetti, cornici, pennelli e un instabile trabiccolo a tre piedi nel quale inciampo sempre, non so come comportarmi, anche con la maggiore buona volontà non posso stare sempre quieto come vorresti tu.

Negli ultimi tempi poi ti è venuta questa smania delle installazioni perché, dici, devi dare spazio al tuo fondo di inquetudine: sposti trascini sovrapponi e poi cambi inappagata......... Ma qui in questione c’è prima di tutto lo spazio vitale fisico, sta diventando malagevole persino trovare una sistemazione per dormire.

Sono angustiato, cerco di convincermi che non si può andare peggio ma il Natale è vicino, non vorrei che ti frullasse di plagiare quell’artista che infiocca e impacchetta i palazzi e incominciassi a imballare tutta la casa.
Questo pensiero acutizza il mio disagio, ho un bisogno impellente devo uscire......forza tirati su da quel divano, prendi il mio guinzaglio, portami fuori e non dimenticare, come fai di solito, la paletta e il sacchetto per raccogliere la mia cacca.




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9 ottobre 2007

SONNO E RISVEGLIO


Fate una prova
Spiate un po’ in giro e quando vi capita di sorprendere qualcuno che descrive i suoi risvegli pigri aggovigliati confusi, di quelli che sembrano architettati per farlo sentire come in fondo a una buca, non siate menefreghisti please, fingete di partecipare………

Non so i vostri, ma i miei in certi giorni sembrano arrivare per ripicca, sono così maligni e maldisposti che mi pento di aver accettato Sonno.

E il corpo? E’ in condizioni a dir poco disdicevoli: impedito, membra intorpidite, unghie che raspano il materasso nel tentativo di trovare la via d’uscita e una testa di medusa che si arrabatta fra i guanciali. Sembra che l’aria fresca di cui avrei bisogno, dispettosamente soffi verso un altrove a cui mai potrò aspirare. Un sorso di qualcosa potrebbe farmi riavere, ma bisogna arrivarci…….

C’è un piede giusto per prendere terra, sembrerebe di sì! Ma come si può avere il coraggio di rotolare giù dal letto e calpestare i propri sogni? Già perché al mattino i miei li trovo a pezzi, capitombolano dalle lenzuola, si sparpagliano per terra e anche con la maggiore dedizione non ce la faccio a rimetterli insieme. Sembra che si divertano a sgusciare, slittano sotto i piedi e si sottraggono.

Almeno quelli radiosi rassicuranti vorrei coccolarmeli, sarebbe bello che mi restassero tanto da poterli trascrivere per farli durare a lungo. E quando nell’incoscienza del sogno mi vagheggio nella natura, ci sarebbe forse qualcosa di male se al mattino trovassi il fiore che ho sognato sul cuscino?

Occorrerebbe che nell’attimo di passaggio Sonno facesse scivolare il testimone a Risveglio così che l’esperienza notturna slittasse dolcemente raccordando le due tensioni, e in questo abbraccio qualche giornata potrebbe aprirsi in bellezza.

E’ un’aspirazione ad occhi aperti............un nonsense irrealizzabile. I due irriducibili egocentrici stanno stretti nei loro tempi, convinti di non aver nulla da spartirsi e prospettano la loro alterità: Sonno mi allontana dai pensieri e Risveglio me li ripropone impietosamente tutti ben in fila. A me tocca barcamenarmi dall’uno all’altro in un’altalenante discordanza senza soluzione di continuità..............

Vi siete fatti l’idea che Risveglio mi stia…….antipatico?  Sì è proprio così, ci avete preso. Forse vi siete fatti anche l’idea che questa storia debba avere una fine, ebbene no, qui avete sbagliato….. adesso ho troppo Sonno per continuare, domani al Risveglio si vedrà…….




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29 agosto 2007

LA PROFEZIA

Se vuoi incontrarla devi percorre un lungo corridoio tufaceo puntellato da rinforzi di colonne che assecondano ogni ferita di luce. Non c’è modo di accostarla se non arrivando fino in fondo, e lei appare……...manifestandosi fra gli aggregati misteriosi che la qualificano e ne contrassegnano i dettati: impenetrabile incomprensibile.

Col tuo segreto inglobato nello step epocale arrischi a farti decifrare.
Non è in suo potere rivelarti, ma gode a nutrirsi delle tue insicurezze. Anela alle tue esitazioni preoccupate, a ciò che le alimenta…… tutto congiura al suo piacere: lo strascichio dei passi, quegli sguardi furtivi che si condensano verso terra, l’estensione stridula della voce, l’irrisolto che sfiora le colonne e si rapprende intorno alla richiesta profetica.

Vorresti venire a capo di tanta discontinuità offrendo in baratto silenzi sottintesi, memorie ridotte a scheggiature, mentre ogni emissione del tuo corpo, ogni modulazione in disaccordo ti conferma e anche se l’esprimersi migra incontro al nuovo sentimento di apertura, ancora non ha trovato un linguaggio che lo raffiguri.
La chiarezza della tua aspirazione si distilla con fatica, mentre ferite di luce propagano quella confluenza scambievole che la Profezia richiede per pronunciarsi.

Quando il copione finisce,
che sia stata un’esposizione ovattata o un attacco sia pure incongruente al mal di vivere, non avrà gran peso, la Profezia aveva già cognizione di……. ancora prima che la sua presenza ti illuminasse.

Non c’è esigenza di strategie complesse per metterti in chiaro, non è necessario ricomporre trame o intuire: l’aspirazione umana, nel tempo, mantiene immutate le sue valenze.
Sappi che di te non le importa nulla, è solo una intermediaria indifferente.
E con la stessa indifferenza, le foglie sparse coi loro struscii indecifrabili, apriranno l’ avvenire.
Come sono state simili le storie che da sempre è costretta a risentire, cosi saranno uguali a sé stesse le mormorazioni oscure che inutilmente cercherai di rendere accessibili per tenerti stretta l’illusione di ciò che potrebbe essere.

E a conti fatti
se ti fermerai ad origliare, sentirai le voci di chi insieme a te non poteva vivere senza sapere, sempre uguali e sempre diverse, chè: “non c’è nulla di continuo e certo nella vita, fuor che il vario inganno della fortuna e le malie del tempo”.




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2 luglio 2007

IL DUBBIO

Non immaginarlo irresponsabile furtivo o inconsapevole, non faresti che dar luogo ad un equivoco. In realtà è un tipino molto ben allestito, orchestrato e articolato al fine di….....ottenere ciò per cui briga.

Da quando qualche illustre pensatore (*) gli ha attribuito particolari prerogative di intelligenza non sta più nella pelle, si espande si slarga tracima senza soluzione.
Come gli antichi rabdomanti, si approssima col bastoncino biforcuto agli incauti destinatari di tanto zelo, e in un battito infinitesimale dispone l’ attitudine dei suoi poteri.
Basterebbe dare un’occhiata alle mappe che custodisce per rendersene conto. Un archivio strutturato di tutte le soggettività toccate dal bagliore dell’ipotesi.

Difficile incontrarlo solo.
Gli piacciono le processioni dei privi di certezze, gli opinabili che tergiversano per sfiducia, che amano le situazioni da definire e considerano le convinzioni risolutive inaccettabili e perniciose. E’ con loro che se la spassa, accendendo sfiancanti disamine sull’inconsistenza della verità.
Nel suo addentrarsi negli intelletti non c’è malanimo, il risentimento è assente dalla sua natura, è la sua avidità di alternative che fermentando gli fornisce l’apporto nutritivo.
Se tollerasse un’ingerenza nei suoi file, potresti metterti in rapporto con le infinite variabili rigorosamente catalogate per ogni concepibile incoerente esitazione.

Unica possibile falla in tanta inappuntabile sagacia, essere ritenuto intercambiabile con il sospetto……agghiacciante prospettiva che lo costringe a difendere la filigrana sottile delle sue dissertazioni dai piccoli confusi imprecisati eventi che generano l’ipotesi guardinga, il presentimento sull’indizio.
Un equivoco che lo avvilisce. Lui non ha bisogno di indagare, di trovare conferme, la sua esplorazione, vagabonda in assenza di inquietudini. Non cerca scioglimenti di trame, sa che questo sarebbe la fine di ogni sbocco, il rinsecchimento della sua personalità flessibilmente offerta all’ouverture.

Nel caso ti capitasse di restare inglobato nel ventre molle delle sue disquisizioni, non darti pena, assaltalo con la vorticosa rotazione del tuo eloquio, inventati imbarazzi contro la sottiliezza dei suoi assunti, non stare in apprensione per il precario equilibrio interiore di cui fa bella mostra, e soprattutto non illuderti di dargli scacco, ti renderai presto conto che il dubbio non può avere dubbi………

(*)
Il dubbio è uno dei nomi dell’intelligenza - J.Luis Borges
E’ men male l’agitarsi nel dubbio che riposare nell’errore - Alessandro Manzoni
Il problema dell’umanità è che gli stupidi sono strasicuri,
mentre gli intelligenti sono pieni di dubbi
- Bertrand Russell




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15 giugno 2007

UNA CERTA COSA

Una certa cosa non ha carta da visita, si propone allusiva sul filo dell’ indeterminatezza, viene sniffata nei boudoir mondani, si lascia intuire fra finte oscillazioni, moti pendolari, dondolii, variazioni periodiche, fluttuazioni ….....

Di
indole malsicura ha il vantaggio dell’adattabilità, chiunque può prenderla con sé trasformarla e organizzarsi per proporla ad altri senza tema di essere smentito se il tentativo viene lasciato a metà ……ancora meglio, i differimenti accentuano l’interesse e aprono spazio a future ruminazioni.

Esitante, timorosa passa fra le bocche di tutti su inconsistenti sussurri, non ha reputazioni da preservare perché spesso neanche esiste, è la proiezione di una proiezione che si sdoppia e si dipana senza preoccuparsi di essere convincente.

Inalata, in forza della sua interiorità evanescente, insufflata e poi starnutita fuori, come una spirocheta pallida nei padiglioni auricolari disposti all’ascolto, ha buona sorte quando ricorre a vellicare i culturi di leggendine sboccate. Eccitabili per procura, i maliziosetti che vorrebbero ma non possono, “un po’ per celia e un po’ per non morir al primo incontro”, svolazzano licenziosi solo sul bello dell’indiretta.

Per il suo pregio volatitle, vorrebbe via libera anche in altre circostanze, come le astanterie dell’innamoramento quando ogni moto, ogni allusione, il rimando più lieve di sguardi, sono avvisaglie di futuri avvincenti sviluppi.

Ama le situazioni che danno adito ad esposizioni soggettive e fantasiose dove gli eventi non si spiegano con conseguenzialità. ma si aggirano senza meta alla continua ricerca di sé.

Il suo alleato più opportuno è l’imponderabile……il privo di peso che aleggia intorno confuso irrisolto e sfugge a limiti precisi, impossibile da valutare. Predilige le parassitarie escrescenze del caso che subito si sfilacciano di parola …..in parola……in parola…….

Se qualche cultore della trasparenza tendesse a darle credito sicuro, protendendo la sua tensione fino a pretendere conferme inconfutabili, non avrebbe vita facile.

Linearità precisione franchezza coerenza esulano dalle sequenze della sua soggettività, una certa cosa nella sua intenzionale incongruenza sa solo di non poter mai essere una cosa certa.




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4 giugno 2007

COLPI..........

Quello al cuore lo senti gagliardo coi suoi rombanti bum bum senza presagi, non importa  se  è per un evento esaltante o deleterio, lui non ha cognizione di sè, si limita a seguire gli input del cervello. Può andare dall’insignificante al devastante al fatale, non è dato presumere, ma  stai all’erta, non si sa mai ……..


Anche il sole dà i suoi colpi. Si esercita sugli arenili di prima estate, quando le epidermidi fiduciose  e stuzzichevoli dei vacanzieri sono disponibili…….  a tutto pur  di  poter dire che anche loro  ci sono stati. Se li preferisci  adornanti sfolgoranti, quelli che gratificano il viso di nuove iridescenti delizie,  metti la  testa in mano a un parruchiere. Non  offrirà nessuna garanzia di successo, ma non ti venga in mente di recriminare, anche quando la sua assicurazione non prevede risarcimenti,  ti accompagnerà all’uscita con un deferente colpo di spazzola.


Se viene implicata una strega il suo colpo paralizza. I cultori del gioco d’anca sprofondano in congiuntura sfavorevole, il loro appeal  si appallottola dolente intorno ai lombi  in attesa di tempi migliori. Le professioniste della mossa restano  in  balia di un precariato sconveniente, gli altri, che contano su una muscolatura presenzialista, sono costretti a soste  lesive. 


Il  più  appagante è il colpo di culo. Non hai bisogno di pietire favori, di fare domande, di offrire credenziali, non devi essere né  apparire. I tuoi meriti o i  tuoi falli non influiscono,  or dunque non ti adombrare se chi ti incontra fa un gestaccio……. stringi bene e non fartelo sfuggire.


Quando accenni al  colpo basso puoi tranquillamente metterci  un plurale: approdano tanto spesso che non sbagli. Sempre quando non te l’aspetti e sei disattento, guardi schiettamente negli occhi il tuo interlocutore e non ti accorgi che  mena colpi sotto la cintura.


E dai il benvenuto  anche al colpo di fulmine, come a tutto quello che   arriva inaspettato. Se è per una persona……. che   meraviglia! Le cellule si riprendono dal letargo,  scuotono via la pigrizia e si danno da fare per farti sentire  “ la vie en rose”. Se è per qualcosa, si tira in ballo  Stendhal e  diventa una sindrome, ma non è meno apprezzabile, il mancamento iniziale si dilegua in fretta e ti resterà un che di  pienezza  inusitata  che non potrà più  uscirti dal DNA……… .....

 

 

 




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12 maggio 2007

Sì, IO SONO IL SILENZIO

Non ripetermelo più!


So  che  quando  mi  imbuco in  una    conversazione  sono  imbarazzante, metto a
disagio, pur di mandarmi via tutti si ingegnano a continuare i loro consueti blabla, terrorizzati all’idea di scoprirsi diversi da come pensavano.

Non immaginare chissà cosa, situazioni di conflitto o altro, no……. con le voci e coi suoni cerco di andare d’accordo,  loro  mi stuzzicano, mi  punzecchiano e se reagisco mettendo in atto le mie risorse per zittirli  storcono la bocca proclamando con un sorrisetto che comunque loro sono strepitosi e la finiscono lì.


Non dirmi che  la mia presenza è improduttiva, questo vale solo per chi non ha fantasia. Io sono l'intervallo di sospensione metafisica, l’incessante ricchezza delle intenzioni, ingentilite nell’intimità dei gesti,  sono l’ispirazione che disegna una margherita sui tovaglioli del breakfast  e sono  ancora io a mettere la serenità accesa di un papavero sul  cuscino. Voglio propagarmi nelle stanze in attesa dei ritorni per accoglierli nel riserbo, con la prudenza di non fare domande, ma quando esprimo la mia pienezza non posso essere ignorato, non mi si puo negare la perfezione di  un segreto. Scrivo lo slancio della predilezione  sui post-it e li diramo fra i percorsi  dell’abbandono.


Sfottimi pure, non cambierò  natura per compiacerti,  pretendo i miei tempi, voglio propormi come una tregua, estranea all’orrore della noncuranza.  Se vuoi scambiare per romanticume  questi propositi …..accomodati! Mi identifico solo nella vaghezza di  dolci follie: come manifestarmi senza congetture fra gli innamorati che passeggiano  e indurli d’improvviso a tendersi la mano spogli da ogni ragione …….mentre lo spazio intorno lievita nelle sfumature iridate dei loro occhi. Quando mi capita di essere al top della  forma, costruisco un bozzolo isolante intorno a quelli che sentono l’urgenza di tenersi a lungo fra le braccia, come se ne andasse della loro vita, e  dimenticano tutte le parole che immaginavano di dirsi.


Può darsi che questo non ti basti, ma non voglio aggiungere altro…….tu sei il Narratore: esterno agli eventi, quello che conosce, ma non conosce tutto.   Hai diritto all’immunità, non puoi essere eliminato, pena la mia assenza della storia. Sei libero di interpretarmi seguendo le tue inclinazioni, di dispormi in un mondo con le tue regole. Esercita pure la  tua solenne inclinazione evocativa, consegnami solo un’anima che mi faccia sentire indispensabile.

 




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27 aprile 2007


L’ultimo click

 

La ragazzina sta svoltando l’angolo, la inquadro un po’ di sbieco. E’ la terza volta che ci provo e torno in questo posto per rivederla. Compare sempre all’improvviso misteriosamente:  compra un gelato e se lo risucchia,  mentre sparisce dietro l’angolo.

Se riuscissi a farle un primo piano potrei metterla nella mia collezione. Già, perché è questo che mi interessa del mio lavoro: catturare le facce  per strada. E allora vado in giro, e se incontro qualcuno giusto gli rubo la faccia, in quel trasalimento espressivo irripetibile che resterà solo mio.

La collezione l’ho avviata qualche anno fa, come succede quando si inizia, vedi qualcosa che ti incuriosisce, la raccogli e te la metti da parte. Nel mio caso non  qualcosa ma qualcuno.

Le facce sono rimaste appese per un po’ nella camera oscura, adesso sempre più numerose, fanno da tappezzeria intorno al mio letto. Sono la mia famiglia allargatissima  indispensabile per inventare storie. Le guardo  prima di prendere sonno e  i film cominciano a sgrovigliarsi nel mio cervello.  I lineamenti prendono vita,  le labbra si muovono e raccontano………… posso attribuirgli tutto quello che mi pare di buono o di orrendo non lo sapranno mai e non potranno lamentarsi, resteranno in silenzio rigenerati dalla lucidità della loro esclusione.

Il mio cervello a cinepresa riprende e registra. Non sono ancora riuscito a passare da questi vagheggiamenti  di  radice infantilistica alla concretezza adulta dei film veri. Che anche se non sono veri e sono solo ombre, hanno un gran sapore di corporeità. Chi conosce questa mia mania mi sfotte…. per loro ho smesso di crescere.

Non m’importa. Sono di nuovo lì e aspetto che arrivi……puntuale eccola. La seguo sperando di poterla sorprendere. Camminiamo fra gli alberi di un  viale, sembra un luogo disabitato, nel passo ha come un’oscillazione di leggerezza, le ombre del crepuscolo   rincorrono il suo vestito quasi volessero proteggerla… proteggerla da me? No, non c’è niente di torbido nel miei intenti, mi rapisce la rivelazione del suo viso e voglio conservarla per sempre. Sono sicuro che potrei inventarle la più favolosa delle vite possibili, a questa armonia incontaminata non posso offrire di meno.

Non sento più i suoi passi l’ho persa…. Un inspiegabile vortice di brezze  arriva ad insidiarmi  e riconosco  il mio nome che alita fra i rami.   Il suo viso mi appare vicinissimo:  magnifico primo piano! Ci sono…… una serie di scatti a raffica, troppo eccitato per accorgermi  di quell’auto che appare dal nulla per prendermi  alle spalle e oltrepassare il mio corpo…….




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10 aprile 2007


Il giardino della vecchia

Mi è venuta la tentazione di chiederglielo e spero che mi permetta di farlo prima che sia troppo tardi. Bisogna che pensi come, non voglio che si senta spiata.

Dalla finestra guardo il suo giardino, una separazione di natura fra i muri cittadini, e lei che sbuca come una lucertola al calore dei primi raggi. Qualcuno ha fatto congetture sulla sua passata bellezza, su incontri stravaganti di cattiva ragazza.
Vecchia ma non tanto da non riuscire nelle cose che servono. Con la misura dell'esperienza spazza le foglie dai sassi, pianta e dà acqua, strappa le infestanti. La vedo schiacciata, curva che vorrei poterla aiutare a tirarsi su. Ha nei gesti la devozione tenace dell'esistere, muove la testa a volte, forse dice qualcosa: domande e risposte, come quelli abituati a stare soli.

Sono sicura che sente il mio guardarla, ma alza la faccia di rado e quando succede ignora i miei cenni. Ho lasciato cadere dei sassetti cercando di stuzzicarla: senza successo. Non può non aver capito che la sua presenza mi attrae e forse proprio per questo di proposito mi disdegna. 
Da quando il tempo è buono sembra sfidarmi. Seduta sulla panca d'angolo si distende nell'espressione assorta di chi non vuole di più perchè ha già dentro di sè quanto gli basta.

Ma non intendo arrendermi...... cosa c'è di più esaltante che far breccia nelle connessioni sotterranee inconfessate di un altro essere, accedere alle circostanze che l'hanno portato fin lì?
Chi ha vissuto a lungo e riesce a stare solo deve avere un segreto, deve essersi creato un nesso capace di trasfigurare il passato, un'armonia che colleghi ogni parte al tutto.

Non sono gli eventi come tali che mi intrigano, la loro natura, varietà o intensità è trascurabile per me. Mi spinge solo l'ansia di conoscere questa facoltà, questa aggregante risorsa di effetti speciali capace di compenetrare le esperienze e ricondurle a una consonanza rasserenatrice.

Poco fa ho osato un po' di più lanciando ai suoi piedi un cartoccetto di parole con la richiesta di un incontro. Senza curiosità con un deciso scatto del piede l'ha allontanato. Una risposta inequivocabile: non aspettarti niente da me.

Ma non intendo arrendermi......








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5 marzo 2007


L’INCOMPLETEZZA

Una volta un poeta ha raccontato che gli piaceva seminare misteri nella sua poesia.

Inventare spazi espressivi aperti per distanziare i pensieri, misteriose intercapedini accessibili a chi si avvicinava alle sue parole. Cercava l'incompiutezza, l'aura volatile dell'opera, l'essenza che l'accarezza.
Non per atteggiarsi a stravagante o enigmatico ma perchè amava insinuarsi nell'intima intenzionalità dei suoi lettori. Voleva incontrarli lì, nel luogo di sosta temporanea "dove il fondo nascosto di ogni cosa, può allora farsi presente" e rivelarsi nei reticoli della corrispondenza.
Proponeva il fascino dell'inespresso da indagare, la sospensione che dà all'intento inusitati rintocchi fra i quali chi ascolta può accendersi di nuova intensità.

Per aiutarci a capire leggeva i suoi poemi distendendo le parole in anse di silenzio. Non voleva dire tutto, ma costruire intrecci, alternanze di vuoto dentro cui ognuno potesse ritrovare sè stesso o dimenticarsi.

Chi era presente non provava il bisogno di fare domande sentiva di essere parte dell'opera semplicemente per averlo ascoltato.




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1 febbraio 2007


L'O M B R A

La mia ombra sta rabbrividendo, oltraggiata dal primo rigurgito di luce.
Non le va di stare al guinzaglio, geme la sua sorte, come un animaluccio preso alla tagliola.

Vorebbe sciogliersi, tagliare il cordone ombelicale che la lega.
Quanto è disturbata da questo peduncolo! Non le piaccio.
Lei adora la notte lo so. Solo al buio si sente libera sconfinata, tutto le appartiene.... Le forme scompaiono, può unirsi alle altre ombre senza soluzione di continuità, dilatandosi, dilatandosi fra i turbamenti del sonno.

A volte sono  presa da una meschina voglia di supremazia, come ricarica alle mie appassite risorse.
Allora escogito posizioni improprie giochi flessori, corsette e bruschi strappi sotto la luce per innervosirla. Sento sfregare la sua lievità nella disciplina dell'imitazione e cresce il mio ego........
Avete mai provato questo invasamento, il gusto perverso di costringere qualcuno a fare quello che volete?
Sì perchè la mia ombra è un tipetto  singolare, schifiltoso, tentante, mi provoca, vorrebbe solo gesti eleganti, non sopporta che la stravacchi sul divano o la strascini in giro ciabattando.
Vanitosissima ama le acque terse e ferme che le fanno da specchio o i sottoboschi dove si frattura in tanti sè e può illudersi di perdere i legami.

Se arriva un giorno giusto le do retta e andiamo a rifugiarci nella radura dell'armonia per un pic-nic. Lì posso essere generosa: con grazia alzo le mani e proietto figure di cerbiatti e farfalle contro lo sfondo della tovaglia......
Quando accetto la stanchezza e mi lascio scivolare giù, lei si abbandona accanto a me confortata.

Guardandoci così affiancate, mentre sembra che la duplicazione attenui la sua supremazia e le collisioni si  rinneghino, non potreste mai immaginare che è solo una tregua, un lapsus volontario nelle liturgie avvincenti del nostro "corpo a corpo". 




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11 settembre 2006


L'OSPITE INATTESO

Arriva con gravi esigenze di collocazione, come una suppellettile senza istruzioni  d'uso. Per marcare il territorio, porta una traccia odorosa. Non c'è tempo per riaversi che già prende il via un liturgico scambio di depennamenti e aggiunzioni sul registro del passato.
Si scassa chi si è allontanato, con qualche colorazione nostalgica, per aggiungere riaffioramenti e comparse non ancora rinnegate. Combinazioni eterogenee di scavi archeologici e sorvoli di convenienza. Grandi simulazioni di contiguità orchestrate su umori leggeri e pause: si gareggia per entrare in equilibrio.
Davvero era così............ davvero quel  pomeriggio nel pioppeto pioveva e abbiamo riesumato Gabriele.......
Come mi difendo dai detriti di questa nostalgia di sè?
Il cervello ci sta ma il cuore no. Scappa, vola via.... ha voglia di escludersi. Il cuore no, chiede di inventarsi il futuro. non accetta ripetizioni.
Tuttavia per dovere di accoglienza aspetto compostamente la fine di questa giostra evocativa.
Quando l'ospite se ne va, se lascia qualcosa è solo per distrazione.




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