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SPECCHIO
* L'artista sarà tanto più perfetto quanto più in lui saranno separati l'uomo che soffre e la mente che crea; e tanto più perfettamente la mente assimilerà e rielaborerà le passioni che sono il suo elemento* (T.S.Eliot)


MONOLOGHI


4 settembre 2014

MONOLOGO DELLA CHIOMA RICCIA

 

Ho bisogno di sfogarmi…

Non mi era mai venuto in mente che essere  una chioma folta e riccia potesse  manifestarsi fonte di fastidi.

Mi sono sempre sentita  come un privilegio per chi mi aveva in dotazione. Non importa di che colore o lunghezza siano i miei fili quello che li rende seducenti è la caratteristica che li fa conformare in  una varietà di  ondulazioni  morbide o fitte  fino ad avvolgerli su se stessi in  spirali   di  densità  e  volume che immaginavo di grande vantaggio estetico.

Cosa c’è di più avvincente, per mettere in risalto i lineamenti del  viso, di una cornice armoniosa che li contorna e ne potenzia   l’incanto ?

Vorrei capire quali sono gli spunti estetici che “costringono” gli stilisti a sottopormi a continue estenuanti sedute  di stiramenti e manipolazioni  per ottenere un risultato che più triste non si può. Alla fine del trattamento i mie fili  spiovono malinconicamente intorno al viso come i rami di un salice piangente. Ma non basta: questa è solo la premessa, l’operazione propedeutica per  poterli  poi  attorcigliare, appuntare e sospendere,  avvoltolare in fogge grottesche  che mi snaturano…

Non sono in grado di contrastare, devo subire, ma ho dalla mia  una risorsa fondamentale: posso ritornare a essere  me stessa ogni volta che mi va,  non c’è  alterazione che tenga, basta qualche colpo di spazzola e un po’ di umidità  e mei ricci si ricostituiscono come per magia.

Questi volitivi artisti del parrucco, potrebbero avere qualche asso nella manica solo se riuscissero a plasmare,  insieme alla foggia dei capelli anche i pensieri di chi li porta, sarebbe un impiccio grave per la nostra autonomia intelettuale, ma fortunatamente  non sono ancora riusciti a inventare il modo di farlo…

Non mi stanno simpatici e cerco  di mettere a punto  un dispettuccio: mi alleno a inquinare il loro apparato immunitario perché non riconosca più i  bulbi piliferi e li estrometta dalla cute a uno a uno fino alla calvizie…

                                                                                             C.P. 




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4 agosto 2014

MONOLOGO DEL LETTORE DILIGENTE

 Mi presento, sono il lettore, lo sconosciuto che prenderà in carico le tue espressioni. Di certo vorresti scrutarmi mentre ti leggo, pretenderesti di indovinare dalle alterazioni della mia faccia quello che mi passa dentro. Questo succede di rado, io resto fuori dalla tua portata, non puoi farci nulla, quando scrivi, per fortuna, non esisto. Non cercare di indovinarmi, di blandirmi con narrazioni fatte su misura per… sarebbe una sfida inutile.

Mi hai lasciato la tua opera che ora è sola fra le mie mani, e forse di te non ha più memoria, l‘hai abbandonata alla sua autosufficienza perchè corra nel tempo… è giusto che tu non abbia più potere su di lei. Adesso è mia.
Ho appeso fuori dalla porta il cartello:"Sto leggendo! Non voglio essere disturbato".

Ti dico subito: la cosa più apprezzabile, a prima vista, è che i tuoi scritti non sono pietanzone goffe, ma manicaretti addensati, hai scelto di mettere da parte l’abbondanza che rischia di intorbidire i significati, non è detto però che le portate che offri siano più digeribili.

Incomincio con diligenza intrufolandomi fra i tuoi pensieri e non solo, anche nel tuo linguaggio, mi arrampico sulle parole contro la “vertigine del nulla”, le cavalco quando le trovo calme e accoglienti. Le affronto con slanci di candore misto a sapienza se le sento stimolanti e mi rinvigoriscono. Spero di non incontrarne troppe di astruse, per non essere molestato da quei piccoli buchi neri, sacche insidiose e incomprensibili alla mia insufficiente portata, dovrei sondarle ficcarmi nel buio del loro concetto: una faticaccia…

Ma trovo riposo negli spazi bianchi, fra le fenditure della punteggiatura dove incontro il rinvio del respiro e il rilancio insopprimibile di interrogazioni che si amplificano nel silenzio.

Sono sicuro che questi vuoti li hai lasciati per me, perché possa capire qualcosa di più sulla mia natura. Le nostre solitudini incominciano a dialogare, ecco che attimo per attimo segnano i loro legami, le loro reciproche inclinazioni si adagiano fra le righe in cerca di una stringente simbiosi, spesso si scontrano se trovano cose che ci separano.

Le pagine sfrusciano via segnate dalle mie sottolineature, dalle osservazioni che metto a margine perché resti il mio tocco: la partecipazione attiva che mi lega all’opera, qualcosa che ha a che fare con i nostri destini.

Alla fine, se la narrazione si rigenera nella mia mente, se la sua forza germinativa è continuamente in atto, vuol dire che hai toccato il nocciolo, ma potrebbe essere successo solo per caso…
                                                                                                                                            C.P.


Wim Mertens - Often a bird




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