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SPECCHIO
* L'artista sarà tanto più perfetto quanto più in lui saranno separati l'uomo che soffre e la mente che crea; e tanto più perfettamente la mente assimilerà e rielaborerà le passioni che sono il suo elemento* (T.S.Eliot)


Diario


28 gennaio 2015

LA MIA ISOLA

Massì, sarà che un po’ me li vado a cercare e un po’ mi arrivano gratis, non mi meravigliano i vostri giudizi: scontroso scorbutico orso intrattabile antipatico e che altro ancora.......
Il fatto è che io non so capire quando è il momento giusto per incominciare una conversazione o per fare qualsiasi altra cosa che conti, aspetto aspetto e aspetto ancora che questo momento arrivi, e poi per disperazione prendo l’iniziativa. Sento il guaio affacciarsi e non mi passa in mente niente che somigli a un rimedio, niente piano B che mi permetta di galleggiare intorno al disagio, nessuna modesta attenuante per uscire dal cerchio di sguardi che mi incide a fuoco.
L’unica via di fuga è verso la mia isola. Non ho mai avuto bisogno di percorrere lunghe distanze per esserci basta che accosti con lo scrocco la porta di casa ed eccomi arrivato.... lì dietro c’è quello che conosco, lì circumnavigo mi circoscrivo e mi accerchio con tremori antichi che abitano con me e a volte sembrano persico accogliermi con benevolenza.
Quello che lascio fuori non mi perseguita più, posso pensarlo distante scorrevole e inoffensivo, come se acquistasse una nuova verità.
Nel riparo della casa, protetto dall’interfaccia dei vetri tengo d’occhio un cosmo ovattato che agisce come in un acquario.
Ecco l’amico che non confesserebbe mai di sentirsi solo, fermo sempre più spesso nel cuore della piazza grande, ha l’aria di interessarsi a quello che gli capita intorno, in realtà è come un ragno al centro della tela, in agguato aspetta che arrivi un conoscente per ghermirlo nello scambio di qualche convenevolo.
Perché non si annoiasse troppo vorrei proporgli, quando mi involgerà nelle sue bave, un gioco statistico. Io lo faccio spesso dal mio osservatorio: dà un’impronta scientifica al voyeurismo.
Niente di particolarmente intelligente, si tratta di contare. Quante signore sono sedute al bar, quanti passano in bici, quanti portano i jeans, quanti i pantaloni, quanti attraversano ai margini della piazza, quanti la tagliano dritto al centro.
Devo confessarlo spesso questa attività banaluccia mi salva dall’imbolsimento. Una conta furtiva che non è che la partecipazione indiretta e indolore alla vita degli altri, e potrebbe rendere accettabile un esercizio di guardonaggine ritenuto esecrabile.
Aderire alle cose del mondo interrogandolo e interrogandosi anche per vie traverse, è questa la sua logica e il suo senso? Ammesso che possa essercene uno....
Non so legare un tal genere di sentore a qualcosa di più convincente. Tanto meno riesco a farci uscire un metodo o una speculazione socio-filosofica che risulti esportabile oltre i limiti della mia coscienza.
Mentre immagino altre divagazioni, magari impostate sull’orario: a che ora passa il fornaio con la sua cesta o a che ora quel signore grasso arriva dal giornalaio, le varianti sono tantissime posso sbizzarrirmi ........
Solo di lato rilevo che una svuotante auto-segregazione - posto che circostanze intime, amare, inconfessabili la renderessero indeclinabile - quando non cade nell’interiorità profonda delle mie aspirazioni può soffocarmi con un gran puzzo di abbandono. Occorre che la riempia continuamente, fosse anche con una conta ad alta voce che per un po’ neutralizzi la sua scorrettezza esistenziale
                                                                                           
  C. P.




permalink | inviato da specchio il 28/1/2015 alle 9:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
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