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* L'artista sarà tanto più perfetto quanto più in lui saranno separati l'uomo che soffre e la mente che crea; e tanto più perfettamente la mente assimilerà e rielaborerà le passioni che sono il suo elemento* (T.S.Eliot)


Diario


13 gennaio 2012

THE ART OF LOSING

 L’ARTE DI PERDERE

L’arte di perdere non è una disciplina dura
tante cose sembrano volersi perdere
che la loro perdita non è una sciagura.

Perdi qualcosa ogni giorno. Accetta la tortura
delle chiavi di casa perse, delle ore spese male.
L’arte di perdere non è una disciplina dura.

Esercitati a perdere di più, senza paura:
luoghi, e nomi, e destinazioni di viaggio.
Nessuna di queste perdite sarà mai una sciagura.

Ho perso l’orologio di mia madre. Era
mia ed è svanita – ops! – l’ultima di tre case amate.
L’arte di perdere non è una disciplina dura.

Ho perso due vasti regni, due città amate,
due fiumi, un continente. Mi mancano,
ma non è mica un disastro averle perdute.

Nemmeno perdere te (la figura, la voce allegra
il gesto che amo) mi smentirà. È chiaro, ormai:
l’arte di perdere non è una disciplina dura,
benché possa sembrare (scrivilo!) una sciagura.

Elizabeth Bishop

Non c’è nulla che si possieda per sempre... ma non è “una sciagura”.
Con questo assunto che scorre in tutta la composizione; con questa sotterranea intelligenza autoironica l’autrice alleggerisce e stempera la durezza di un’esistenza solitaria, tormentata dall’alcolismo e dalla depressione: ricuce la lacerazione fra individuo e società.
Le cose ci passano accanto noi possiamo avvicinarle, sfiorarle, ma non saranno mai nostre a lungo è un gioco di spogliazione che fa star male, ma se si impara rende quasi invulnerabili, argina anche la più desolante delle perdite.
Sembra che nulla debba restare, ma è nell’ultimo verso che si rivela la certezza penetrante dell’autrice, è con quella parola “scrivilo!” che sigilla il suo pensiero. come un graffio sulla pagina.
Un imperativo chiuso fra due parentesi come ad avvolgerlo in un abbraccio protettivo così che sia chiara e incontrovertibile la sua forza. Perché in questa continua dispersione di affetti e di situazioni la scrittura resta, sola custode a tramandare come l’antico cantore, ciò che è stato.
                                                                                                     C.P.




permalink | inviato da specchio il 13/1/2012 alle 11:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (26) | Versione per la stampa
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