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SPECCHIO
* L'artista sarà tanto più perfetto quanto più in lui saranno separati l'uomo che soffre e la mente che crea; e tanto più perfettamente la mente assimilerà e rielaborerà le passioni che sono il suo elemento* (T.S.Eliot)


Diario


4 settembre 2007

GRINZOSITA'

  Stirare

Una volta stiravo tutto
il mio ferro volava su asciugamani e lenzuola
come una slitta inseguita dai lupi sulla neve

il filo ritorto e attorcigliato
finchè la guaina consumata non scopriva,
come nervi, i cavi elettrici. Me ne stavo là come un cavallo

dallo zoccolo fumante
invitando chiunque osasse
stendersi sul mio asse foderato d’argento,

a farsi ridurre allo spessore
di una bambola ritagliata su carta.
Mi sarei impadronita di una gru

se avessi potuto, convinto i saldatori dei cantieri di Jarrow
a scaldarmi un ferro grande come un rimorchiatore
per spianare la casa.

Poi per anni non stirai più nulla.
Il ferro lo misi in un armadietto in alto,
convertita alla grinzosità.

E ora ho ripreso a stirare: spruzzo
scure gocce d’acqua sulla seta
sgualcita, m’introduco nelle maniche, giro intorno

ai bottoni, respiro l’odore caldo dolce
che il metallo rovente produce sul tessuto fresco
di bucato, finchè l’azzurro della camicetta

asciutta non è lucido, levigato
una forma lieve, spaziosa in cui infilare
braccia, petto, polmoni, cuore.

                                                     Vicki Feaver

“Il ferro lo misi in un armadietto in alto, convertita alla grinzosità”.

Non è una sottrazione, non è una rinuncia al proprio ruolo femminile, è l’inizio di un viaggio emotivo, dallo stirare come metafora della costrizione domestica allo stirare come celebrazione della domesticità.

Viaggio che le chiede di confrontarsi con sé stessa, per passare dalla distensione aperta verso il mondo, al richiudersi nelle grinze di un privato esclusivo indispensabile per ritrovare il senso quasi voluttuoso di nuove predilezioni entro cui far nascere la consapevolezza, sia della propria vulnerabilità che della propria potenza.

Soprattutto negli ultimi versi ritroviamo tutta la formidabile concretezza che questa poetessa sa esprimere: prova piacere al contatto della seta, respira l’odore del metallo rovente, partecipa non solo con tutti i sensi, ma in quella forma lieve e spaziosa che il suo ferro ha creato vuole infilarsi tutta, cuore compreso.




permalink | inviato da specchio il 4/9/2007 alle 15:55 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (64) | Versione per la stampa
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