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SPECCHIO
* L'artista sarà tanto più perfetto quanto più in lui saranno separati l'uomo che soffre e la mente che crea; e tanto più perfettamente la mente assimilerà e rielaborerà le passioni che sono il suo elemento* (T.S.Eliot)


Diario


4 agosto 2016

DAL RETTANGOLO DI UNA FINESTRA

 

DAL RETTANGOLO DI UNA FINESTRA

Dal rettangolo di una finestra aperta, dopo il tramonto, sull'onda delle colline, le linee e i colori del paesaggio paiono lentamente affondare in un unico manto: gli ulivi, le strade, i vigneti, i boschi di lecci e di castagni, i giardini, si ritraggono dalla vista per proteggersi nell'indistinto, e preservarsi per i nuovo giorno. L'arancione, che nel confine del cielo si dissipa verso il blu, raccoglie per un poco tutta la luce della terra. La vita del paesaggio ora è come una partitura nascosta che la mente può eseguire, una musica al di qua del suono e della voce. Con questa esistenza nella lontananza e nel nascondimento, l'albero e la pietra sprofondano nell'intimità della propria forma: la dolcezza del paesaggio è anche l'effetto di questo silenzioso apprendimento.

Antonio Prete "PROSODIA DELLA NATURA"




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12 luglio 2016

CONSIGLI

 

Non puoi immaginare quanto mi entusiasmi ascoltare consigli...

Mi piace smarrirmi nel caos delle perizie altrui, partecipare alle istruzioni per l’uso... della vita, che generosamente mi vengono affidate da chi ritiene di avere ormai raggiunto il meglio nello spicchio di competenza che orgogliosamente spasima di confidare.

Non mi sottraggo mai. E la ricchezza delle proposte è inesaurubile. Basta essere o fingersi incompetenti e desiderosi di imparare che subito le informazioni fioccano sulla tua attonita imbranataggine.

Non ci sono limiti: dalle ricette di cucina infallibili per servire la felicità in tavola, al montaggio degli arredi Ikea o a remunerative proposte di coltivazioni acquatiche nei sottoscala condominiali. Gli ammaestramenti per allevare al meglio il pargolo hanno un posto preminente e anche se non è tuo, di certo chi ti parla sa che qualcuno che conosci potrebbe avvantaggiarsene.

Ma il campo in cui questa attitudine raggiunge vertici sublimi è quello dei danni corporali non c’è sindrome, acciacco, morbo, patologia che non possa essere vagliata e risolta con il fai da te dei consigli. È commovente l’impegno che viene profuso nell’offrire suggerimenti sperimentati da bisavole sapienti e tramandati di generazione in generazione fino ad arrivare alle mie orecchie avide di sapere. E poi... non c’è scibile umano che non sappia arricchirsi delle accortezze di chi ha un gran bisogno di trasmettere la pratica della sua sperimentazione.

Piano piano il mio serbatoio si colma di sedimenti fruttuosi e sarebbe bellissimo poter accedere a questo vivaio esperienziale nei momenti in cui la volontà impoverita e sgomenta si dibatte senza sapere in che direzione rivolgersi. In queste circostanze tento di stabilire dei link di meditazione per restare in contatto con la ricchezza delle proposte che ho sinceramente apprezzate.

Sebbene sia consapevole del pregio delle offerte, che per la loro convenienza pratica.mi avevano fatto un gran bene, non riesco a capire che cosa capiti fra i grovigli sinaptici del mio cervello...Sarà forse per la fattura che qualche forza malvagia mi ha gettato contro o per malformazione congenita ma dopo qualche tempo i consigli si sfilacciano disperdendosi. Non ce la faccio più a recuperarli e resto senza risorse..
                                                              
                                                                                                       C.P.




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3 luglio 2016

HO VISTO BENE ?

 

HO VISTO BENE?

[...] Io vado per questo troppo angusto sentiero che serpeggia dietro il paese. È bordeggiato da siepi, ma dai suoi numerosi varchi vedo parte dell'immensa pianura di questa regione che l'ultimo sole tinge di colore. Com'è emozionante il modo con cui le lontananze si fanno orizzonte, il visibile si fa indistinto, i colori manti del silenzio. Io vado, so che passerò vicino a una casa che grandi alberi sottraggono alla vista, ma dietro si sentono quei bambini che giocano, senza mai finire si direbbe, e sembrerebbe dal principio dei tempi. Io vado. Foglie già secche cadono dall'alto dei rami, è una polvere d'oro. E sopra di me passa gridando tutto un volo di gru "cantando lor lai...". L'aria rinfresca, è già sera, è possibile che il cielo cambi una qualche sera? [...]


Yves Bonnefoy (1931-2016)




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9 giugno 2016

ESPRIMERE UN'OPINIONE

                                                           ESPRIMERE UN’OPINIONE

Sogno di essere nell’aula di una scuola elementare mentre sto per svolgere un tema, e chiedo al maestro di insegnarmi come esprimere un’opinione.

“E’ difficile!” dice il maestro alzando gli occhi a guardarmi sopra gli occhiali. “Ti racconterò una storia –

“In una casa è nato un figlio maschio, la famiglia è tutta contenta. Quando compie un mese, lo portano fuori per mostrarlo agli ospiti – naturalmente aspettandosi gli auguri.

“Uno dice: ‘Questo bambino diventerà ricco’. E riceve un ringraziamento.

“Uno dice: ‘Questo bambino sarà un funzionario’. E riceve in cambio qualche frase di complimento.

“Uno dice:’Questo bambino un giorno morirà’ E prende da tutti un sacco di legnate.

“Che morirà è certo, che sarà ricco e farà carriera forse è una bugia. Ma chi ha detto la bugia è bene accolto, chi ha detto la cosa certa viene battuto. Tu...”

“Io non voglio ingannare la gente, ma non voglio essere battuto. Allora maestro che devo dire?”

“Allora devi dire: “Ahiah; Questo bambino; Ma guarda! Quanto...Ahi! Ahah! Heheh! He, Heheh!”

                                                         Lu Xun – da: Erbe selvatiche




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23 maggio 2016

L'IMPREVISTO

Non aspettarti che qualcuno te lo presenti, la sua natura è di sfuggire a qualsiasi approccio. Tuttavia di lui si parla continuamente perché chi ha avuto la ventura di imbattersi nelle conseguenze dei suoi maneggi subitanei e inattesi non può fare a meno di scaricarne il racconto nelle orecchie della prima creatura noncurante di passaggio.
Non c’è evento che questo improvvisatore di esperienze non sia riuscito a declinare: in danno quando è di umore maligno e qualche volta a favore, di chi incappa fra le sue tensioni estemporanee.
Assecondando certi suoi ghiribizzi può farti cadere dalla bici o sceglierti il biglietto giusto per vincere alla lotteria, a volte gigioneggia e insospettatamente ti fa incontrare chi rivoluzionerà la tua vita facendoti credere che valga la pena di essere vissuta.
I
nfaticabile, irrequieto, smanioso di presenzialismo si diffonde con energici mulinelli senza differenziazioni. Impossibile sottarsi alle sue congiure rabdomantiche.
Ma il risvolto più subdolo di queste infiltrazioni nella nostra quotidianità, l’ impegno più pregnante, lo dedica ad analizzare le conseguenze dei suoi estri. Non immaginare che lo faccia per averne un riscontro oggettivo e risolversi ad abbandonare le soluzioni più malefiche. No, per niente.... Le verifiche servono semplicemente a provare la tenuta dei perenni esercizi di ingerenza che mette in atto e questo rivela la caratteristica più paradossale del suo temperamento.
Curvo su uno specchio, che lo riproduce senza capire, sguazza nell’esaltazione di ciò che ha ideato, credendolo nuovo, originale, unico e non si accorge di aver messo in scena l’ennesima replica del passato, qualcosa di già accaduto, già accaduto, già accaduto...
Con incommensurabile presunzione si è andato convincendo che nulla avrebbe luogo senza il suo intervento.
Ti schifa quando gli parli di destino, non lo considera, non lo fa esistere è persuaso che tutte le vite si determinino sui suoi dissennati sollazzi.
Fa sberleffi se gli prospetti la possibilità che ciò che a lui sembra vitale sia solo un ruolo d’appoggio, una convulsione insignificante.
Sbattigli in faccia che nonostante l’impeto delle sue eccentriche infiltrazioni non ti lasci disorientare. Non puoi essere diverso nemmeno quando eventi accidentali sembrano risucchiarti oltre la tua sorte... Sniffi gli errori che commetti perché sono gli stessi che li hanno preceduti e non hai la tempra per sottrarti. Conosci anche troppo bene le ventate di piacere che ti sommergono, sai i modi di cercarle e non c’è inciampo che ti distolga da questa caccia. 
Tu lo senti che il destino, quello vero, sta nella radice oscura della personalità, nelle contrazioni del carattere che ti marchiano fin dalla nascita, una punzonatura esclusiva  da cui l'imprevisto, per sua indole, non sa prevedere vie di fuga...

                                                           C.P.




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19 aprile 2016

UN RITRATTO

 

  Te ne sei andata lasciandomi le chiavi di casa. Quando tornerai?... non c’è stata risposta.

   Mentre  aspetto penserò al ritratto che  ho deciso di farti .  Non so usare tela e colori,  mi resta  solo qualche “storta sillaba” e  dovrà bastarmi. Frugherò fra le tue cose in cerca di ciò che non hai  voluto farmi conoscere... e saprò darti  un’immagine di piccoli vocaboli - stretti stretti  fra loro come pixel - da mettere fra le altre sulla  cassapanca.

   Le mie risorse, affinate fino all’impossibile scoveranno fra ciò che hai lasciato, i segni minimi della tua vita intima... il cantuccio ben protetto dove hai intrappolato i  sogni impraticabili e il profumo di quelli che porti con te nella speranza che si realizzino.

Lo sapevi, eri certa  che mi sarebbe stato impossibile scamparla, questa casa rischia di incatenarmi, trattenendomi con la più confidenziale e segreta delle offerte: l’abbraccio del suo silenzio, lo stesso che ci avvolgeva quando non sapevamo intenderci. Sarà un continuo invito a scendere sempre più in fondo, nel pozzo della  sua anima, fatta di ciò che hai toccato: gli specchi che ti hanno riflessa, i libri che hai sfogliato e amato, i tessuti che hanno accolto il tuo corpo nella riservatezza del buio,  sembra una congiura a interpretare, chiarire, annotare, decifrare, svelare i sommovimenti della tua energia biologica... un ritratto non può che essere questo...

   Mi piacerà proporlo solo per alternanza  di sfumature, in cui l’intensità dell’una si nutra di quella dell’altra per risostanziarsi  nell’eloquenza incisiva dello sguardo.

   Se potessi, vorrei avere a disposizione il tuo fulgido intuito che captava  quel che avrei pensato prima ancora che lo pensassi e  si sottraeva per lasciarmi dire...

   Mi siedo alla tua scrivania con un foglio bianco e incomincio a delinearti...

                                                                              C.P.

 




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26 marzo 2016

PASQUA 2016

 

L’archetipo dell’ovale è presente in numerose civiltà, all’apparenza lontanissime tra di loro. Nella sua simbologia più immediata l’uovo rappresenta il nucleo indifferenziato da cui si genera la molteplicità degli esseri. L’uovo, dunque, nelle varie epoche e culture, assume il senso fondamentale della vita in gestazione e della conoscenza completa, veicolo principale dell’illuminazione interiore. L’arte ha utilizzato spesso l’uovo nelle sue rappresentazioni: uova rotte, intere, di vari colori e materiali che, di volta in volta, raccontano storie diverse caricandosi di accezioni nuove e inaspettate.




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15 marzo 2016

MONOLOGO DEL RITRATTO IN FORMA DI FOTO

 Non esiliarmi fra quattro sbarre in cornice
non sopporto segregazioni
appendimi a un filo

alta
nel respiro dell’aria
che possa tremare come il ramo fiorito
alle prime fecondità di primavera

fra la tessitura fluttuante dei miei tratti
scoprirai
metamorfosi vertiginose
annodate a un riverbero inquieto
più vero del vero
sarà l’irradiarsi di risonanze impreviste
sdruciture… sbalzi
sconfinamenti
a ricondurti al di là del dubbio
dove ogni interrogazione
si perde
nella misura di nuove disposizioni
come a colmare
la regione vuota dell’attesa

                                      C.P.




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23 febbraio 2016

LA PENNA

 



     Risultati immagini per penna con tastiera      La mia penna si sta snaturando...

Si ribella, stride, graffia, lascia delle tracce incomprensibili o si impenna ostinatamente. Se non la conoscessi penserei che fosse insidiata dallo  spettro maligno dell’inettitudine.

Si lavorava insieme,  almanaccando storie  e questa mutazione  è un guasto  all’umore. L’ho sempre sentita complice, una  protesi che mi combaciava, ma da un po’, quando la stringo, raccolgo delle  vibrazioni enigmatiche:  di sicuro sono indizi, vuole dirmi qualcosa e lo fa con l’eleganza anoressica del suo corpo. Cerco di potenziare le osservazioni e annoto sempre nuovi sintomi…

Sul  mio tavolo, fra gli oggetti  che sgomitano per trovare posto, il computer aspetta di venire attivato   e  quando mi capita di appoggiarla lì vicino  scivola e si lascia cadere.

Più che un gesto suicida, sembra una richiesta di attenzione.  La raccolgo e la rimetto  su, come si fa quando  i bambini  lanciano via dispettosamente gli oggetti.

I segnali di ripulsa continuano… ho il sospetto che  tenti di farmi  rinnegare questa  scrittura da amanuense pasticciona per spingermi  verso la tastiera del computer.

Incredibile! Ha deciso di sacrificarsi per permettermi di sfidare il nuovo che avanza...

Tanta abnegazione va oltre ogni congettura, è troppo coinvolgente perchè  possa svicolare.

Conto di affidarmi a quel tecnico così solerte, che mi pungola perché aggredisca  i  rudimenti dell’informatica: che ne avrei grandi vantaggi e il mio lavoro, rigenerato, acquisterebbe  scioltezza e incisività.

Devo farlo! Questa penna incontenibile, trascinante continua a tremarmi inquieta fra le dita  e non me la sento di deluderla.                                                               C.P.




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7 febbraio 2016

LO SPACCIATORE DI PENSIERI

 Lo spacciatore di pensieri è sempre in cerca di roba da spacciare.

Corre di vertigine in vertigine immerso nel suo progetto, annusa, ascolta e ritiene. È un’attività che lo appassiona. Non sempre la raccolta è fruttuosa, nel senso che i pensieri che gli capitano a volte sono disturbanti o incomprensibili, ma ogni tanto c’è la folgorazione: l’improvviso imbattersi in una riflessività inusuale e sfavillante che lo ripaga di qualche delusione. Sì, perché i disappunti sono molti anche in situazioni in cui si auspicherebbe una capacità di raziocinio intelligente e rigorosa.

Se gli capitano pensieri troppo prevedibili ha un moto di sconforto, non gli va di rifilare dosi taroccate, ci tiene alla sua integrità di onesto pusher. È importante selezionare il meglio prima di spargere concetti...

Quando sente di avere tra le mani il materiale giusto si predispone a confezionare degli allettanti cartoccetti con motti, frasi, sentenze, riflessioni, ipotesi... Non è un’operazione da prendere alla leggera. Vanno selezionati a seconda della categoria dei destinatari, trascritti su carte morbide di colori diversi per non fare confusioni e sigillati perché non sfugga il loro senso.

E poi viene il più difficile... per un lavoro ben fatto è indispensabile identificare con diligenza i luoghi e le relative frequentazioni. Discoteche, bar, giardinetti, osterie di campagna, ristoranti, hanno diverse tipologie di habituè e le seminagioni devono essere accurate.

Il nostro spacciatore sceglie i posti e le ore, poi si avvia col suo fagotto. Arrivato in zona, discretamente, senza attirare l’attenzione sparpaglia in giro il contenuto.
Il più delle volte si attarda curioso vorrebbe partecipare direttamente al gioco dello scambio e sentire le sensazioni che le sue proposte hanno suscitato, peccato che a parte qualche raro caso nessuno esprima ad alta voce ciò che prova.

In questo affascinante impegno il suo solo rammarico è l’impossibilità di conoscere e potersi arricchire subito degli spunti inattesi che ogni meditazione scartocciata riesce a far germogliare.

Ma anche se non è in grado di disciplinare gli effetti delle proprie iniziative, nel suo zelo volontaristico c’è una consapevolezza irrinunciabile per cui vale la pena di continuare: la cognizione avvincente di un rigoglioso concatenamento di idee che prorompono e tracimano le une nelle altre fertilizzando l’esperienza senza soluzione di continuità.
                                                                                        C. P.




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7 gennaio 2016

UN CORPO UMANO

Vorrei provare a descriverlo:  uno qualsiasi senza identità, gettato a caso nella vita  come un prodotto privo di codice a barre.
Da dove dovrei cominciare? A questa domanda mi sento rispondere: dall’inizio...
Sì, ma dove inizia un corpo umano?

Forse dalle tenere piante del piede cantate dal poeta che lo tengono avvinto alla terra e poi salendo alle caviglie e sempre più su... fino al cuore, il centro pulsante della vita, l’unico organo che  fa ascoltare la regolarità della sua presenza o dalla pelle che ricopre tutto con una corazza dolcemente tattile, impermeabile ed elastica.
Anche dai capelli potrebbe andare bene, mobili e proiettati in tutte le direzioni, sarebbe un inizio plurimo almeno per quanti riuscissi a contarne. Difficile trascurare le dita delle mani, che esplorano lo spazio come raggi indagatori e notificano informazioni al cervello. Già, c’è pure il cervello... che entra in conversazione e rielabora, sensazioni, desideri, pulsioni incofessabili e tutto ciò che di vitale le altre parti del corpo gli indirizzano. Come dimenticarle le altre parti, si lamenterebbero se non me ne curassi, apparati e organi si danno un gran da fare: secernono umori, fanno scorrere fluidi, filtrano veleni, triturano, digeriscono e infine sgombrano le scorie.
Di un oggetto così sconclusionato - tenuto in piedi  da un scheletro fragilissimo e da un guizzio di muscoli - in cui ogni parte dialoga con le altre a formare qualcosa di impossibile da definire, non vale nemmeno dire che non abbia nè capo nè coda perché un capo ce l’ha e una coda sembra che all’origine ci fosse.
Potrei disporre di mosse infinite  se scegliessi la cellula come punto di partenza, ma avrei così abdicato alla centralità del corpo e al tracciato di una forma ragionevole che si muove nello spazio verso orizzonti costantemente in fuga.  
Inciampo  sulla soglia di ogni tentativo di analisi, sospesa in un di più di dubbi, ripugnanze e contraddizioni che continuano a permanere inesprimibili e non so dare accoglienza che all’incapacità di continuare...
Non conosco scioglimenti per questa esplorazione e resto intrappolata dentro un corpo  enigmatico che forse  è unicamente il mio.
                                                       C.P.




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24 dicembre 2015

AUGURI !

 
Clicca sull'immagine per ascoltare




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3 dicembre 2015

LA STANZA DELLE OMBRE CURIOSE

 

Un’alta parete ad anello, quasi un anfiteatro, sbiancata, luminosissima e con una sola stretta apertura...

E’ lo spazio fascinoso che di notte attrae le ombre: l’ha voluto il signore del castello, per intromettersi nell’eccitante senso della loro distinguibilità...
Inquiete, curiose quando non sopportano più il buio che le rende invisibili corrono qui da ogni parte.

Non c’è luogo al mondo che non sia rappresentato.
Si ritrovano, finalmente liberate dalle strutture solide a cui erano costrette ad aggrapparsi.
Senza peso, impalpabili si intersecano, muovendosi armoniosamente nei vuoti d’aria, sfiorandosi col piacere di scoprirsi. Non hanno bisogno di un linguaggio per intendersi: i misteriosi fremitii che emettono, quando i loro contorni inconsistenti si confondono infilandosi gli uni negli altri, sanno dire più di ogni parola.

Movenze appena accennate, contatti di membra come abbracci si incrociano e si intensificano di mano in mano che le confidenze si fanno più provocanti, ognuna sa qualcosa di noi che le altre ignorano.
Pezzi di vita segnati per la miseria delle aspirazioni, erosi dall’inconcluso quotidiano, faticosamente messi in disparte da chi li ha vissuti, tornano a galleggiare fra il cicaleccio di insonni sagome notturne.

Ciò che la loro curiosità ha raccolto nel passaggio fra uomini e cose si manifesta in un osmotico scambio di riscontri molestanti....
Nemmeno i maneggi del signore del castello hanno il potere di interporsi... il paludoso inconfessabile che presiede ai giochi del passato, agita i profili delle ombre e ogni notte, finchè il tempo avrà notti, gli avanzi di ciò che abbiamo tentato di scrollarci via torneranno a tracimare nella stanza delle ombre curiose.

                                                                                            C.P. 




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17 novembre 2015

ITALO CALVINO

  “La fantasia dell’artista è un mondo di potenzialità che nessuna opera riuscirà a mettere in atto; quello di cui facciamo esperienza vivendo è un altro mondo, che risponde ad altre forme d’ordine e di disordine; gli strati di parole che s’accumulano sulle pagine come strati di colore sulla tela sono un altro mondo ancora, anch’esso infinito, ma più governabile, meno refrattario a una forma. Il rapporto fra i due mondi è quell’indefinibile di cui parlava Balzac: o meglio, noi lo diremmo indecidibile, come il paradosso d’un insieme infinito che contiene altri insiemi infiniti”

“L’eccessiva ambizione dei propositi può essere rimproverabile in molti campi di attività, non in letteratura. La letteratura vive solo se si pone degli obiettivi smisurati anche al di là di ogni possibilità di realizzazione. Solo se poeti e scrittori si proporranno imprese che nessun altro osa immaginare la letteratura continuerà ad avere una funzione”

                                           Italo Calvino – Lezioni americane

Beethoven- Simphony n:7-sostenuto allegro




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2 novembre 2015

UNA STANZA VUOTA


 Ho una gran voglia di vivere in una stanza vuota.

Non del tutto però.......... sì c’è un però: molti libri devono restare e anche una cuccia dove dormire, più un PC e più un chiodo gosso e robusto a cui appendere la tuta di ricambio. Una sorta di cellona monacale che sarebbe perfetta se il Beato Angelico scendesse dalla sua beatitudine e mi facesse un bell’affresco coi suoi colori più teneri.

Può sembrarvi un’idea assurda. irrealizzabile utopistica, e magari avete sacchi di ottime ragioni per dissuadermi, ma perché non provarci?
Anche se non sono sicura che sia la mossa giusta incomincio da un elenco: esauriente il più possibile, dettagliato in cui far comparire tutto quello che dovrebbe sparire. Gli oggetti che non mi occorrono più, comprati quando sembravano indispensabili e adesso dimenticati nelle cavità anfrattose della casa.

Mi serve la complicità della penombra, è lì che riesco a stratificare il rapporto che esiste fra loro, cose che non possono nulla, e me....... che mi muovo imbrogliata da eventi accessori e qualche volta sono convinta di vivere. Un elenco che si insinua come linea narrativa slalomata fra ostacoli e distensioni, strisciante balorda ormai fuori dai miei tempi.
Mi piace ascoltarli per l’ultima volta con la comprensione affettuosa che si riserva agli amici che ci lasciano per incominciare una vita nuova, quasi a volerli incapsulare in un recesso speciale della funzione mnemonica per poterli rintracciare a richiesta con scioltezza.
L’idea di svincolarli dalla mia esistenza ha un certo afrore di potenza, lasciarli liberi di rinnovarsi per altri, in altri usi, non è male.......

Il momento di esporli richiede un certo impegno: scelgo il giardino.
I più leggeri e aeriformi staranno bene appesi ai rami a coltivare i loro lievi abbandoni in braccio all’altalena delle brezze. Quelli legati a ricordi romantici, che conservano l’eco di parole sussurrate fra pittoresche malinconie, si sententiranno a loro agio adagiati sull’erba del prato, dove potranno continuare a scambiarsi vecchie accortezze amorose. Gli altri: grevi ingombranti oppressivi che pretendevano di suggellare con la loro presenza sostanziosa la sostanziale importanta dei rapporti avranno una collocazione adeguata sulla zona pavimentata con solidi ciottoli di fiume

Tutti ben disposti, in un limbo di attesa, non possono che aggrapparsi a sè stessi sforzandosi di inventare un nuovo linguaggio, ingegnoso di apparenze che seducano chi arriverà ad adottarli con l’offerta amabile di abitare un diverso presente.

Dalla cancellata esterna si sta già affacciando qualche sguardo carico di schiocchi energetici curioso di indagare, conoscere, incontrare questa distesa di memorie per rivitalizzarle considerandole con la propensione di chi per la prima volta incontra le cose.

Apro i cancelli per farli entrare..... 




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9 ottobre 2015

LA GALLINA

 Una grossa gallina occupa l'appartamento; è così grossa che ha già diroccato qualche uscio, nel tentativo di passare da una stanza all'altra. Non che sia molto irrequieta, tuttavia, è una gallina intellettuale, e trascorre quasi tutto il suo tempo a leggere.

Infatti è consulente della casa editrice A.; l'editore le spedisce tutti i romanzi che appaiono all'estero, e la gallina li legge, pazientemente, con l'occhio destro, perché non può leggere con tutti e due allo stesso tempo: quello sinistro rimane chiuso, sotto la bella palpebra grigia vellutata. Di tanto in tanto, la gallina borbotta qualcosa, perché la stampa è troppo piccola per lei; oppure fa clo-clo e sbatte le ali, ma nessuno può dire se lo fa dal piacere o dalla noia. Comunque, quando un libro non le piace, la gallina intellettuale se lo mangia, poi la casa A. manda un ispettore a raccogliere gli altri - che lei lascia sparsi per tutta la casa - e li pubblica.

Questo ha dato origine in passato a qualche equivoco: libri che venivano ritrovati dietro un armadio, quando già erano stati pubblicati da un altro editore, con deplorevole successo. Ciò nondimeno, è la gallina più autorevole dell'industria libraria.

Non sappiamo come disfarcene; oltre a far crollare le porte ci sporca le stanze, e la domestica minaccia di andarsene se non va via la gallina. Eppure è un animale così intelligente, i suoi giudizi sono così esatti, le sue abitudini così miti: alle sei di sera sale sul suo divano, si appollaia, chiude gli occhi e si addormenta, senza dare più noia a nessuno; non si muove nemmeno per fare i suoi bisogni.

Al mattino ci alziamo e la troviamo già nella sala da pranzo, intenta a leggere l'ultimo russo in Siberia, l'ultimo sudamericano.

E non ha mai fatto un uovo 
                                                           J. Rodolfo Wilcock




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1 settembre 2015

TI PIACEREBBE

  malgrado la fortuna della vista così cieco
malgrado il dono dell’udito così sordo

Lo so, ti piacerebbe... Scruti ascolti, mi inquisisci, smani di sapere, sei attratto dalle insondabili meschinerie che immagini siano incistate nella mia interiorità.
Fatti pure questa visitina guidata, metti a fuoco l’ombra di fastidio che si trattiene quando abbasso lo sguardo, considera le scanalature sulla fronte, leggi il mio codice a barre... Non ti impedisco niente, se lo facessi, sarei dalla tua parte, mi perderei nella tua coscienza
In via sperimentale divertiti, convoglia tutto nei rigurgiti di una malsana propensione a convincermi che non sono all’altezza.
Vorresti sostituire il tuo canone di basso profilo alle mie aspirazioni e in omaggio a nostalgiche idealità, costringermi a ripiegare su orticelli di sentimentalismo melenso.
Mi pretendi arrendevole e sdraiata dalla parte giusta del letto... ma sempre ti inganno per scavarmi intorno una fossetta dove nascondere il segreto di antiche vocazioni.

Conosci la mia storia?
Voglio dirti allora, dei privilegi che ho avuto in dono dalle vecchie donne della mia stirpe, quelle che hanno sparso semi nel mio cuore e non dubitavano che avrebbero germogliato architetture contro le imboscate del danno. Non temere, non voglio insabbiarmi dentro le loro esperienze, sto solo elaborando una dissimilianza che potrebbe accendere adeguatezze finora inesplorate... E la dissimilianza che immagino è tutta disposta nel fondo di silenzi ossuti che non hanno nessuna voglia di accedere al disarmo... non sarò io a scappare.

Lo so, non hai dimestichezza col lento accordo di tessiture che salvano, quelle impercettibili che si sviluppano un po’ più in là del riscontro. Non sai districarti contro i graffi che nessuno vede, così affondanti che stanno bene solo in compagnia di cupe risonanze sotto la pelle.
Ho in corpo un’intenzione di capovolgimento, piena di rimescolanze laboriose, un itinerario da frequentare fra innocenza e scaltrezza, purezza e ostinazione, sorvegliatissimo e puntiglioso, qualche volta giostrato con impensabili giravolte, tutto in cerca di un campo magnetico in grado di captare ogni disponibilità residua per tenere in vita quello che credevamo perduto.
                                                          C.P.
 




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11 agosto 2015

ALDO PALAZZESCHI

NIENTE DI MEGLIO, PER COMBATTERE L'AFA,
DI UN AGOSTO BOLLENTE A AFFATICATO
CHE UNA PASSEGGIATA IN QUESTO GIARDINO SPREGIUDICATO

[...]
Oh! com' è bello
sentirsi libero cittadino
solo,
nel cuore di un giardino.
-Zz...Zz
-Che c' è?
-Zz...Zz...
-Chi è?
M' avvicinai donde veniva il segnale,
all' angolo del viale
una rosa voluminosa
si spampanava sulle spalle
in maniera scandalosa il décolleté.
-Non dico mica a te.
Fo cenno a quel gruppo di bocciuoli
che son sulla spalliera,
ma non vale la pena.
Magri affari stasera,
questi bravi figliuoli
non sono in vena.
-Ma tu chi sei? Che fai?
-Bella, sono una rosa,
non m' hai ancora veduta?
Sono una rosa e faccio la prostituta.
-Te?
-Io, sì, che male c' è?
-Una rosa!
-Una rosa, perchè?
All' angolo del viale
aspetto per guadagnarmi il pane,
fo qualcosa di male?
-Oh!
-Che diavolo ti piglia?
Credi che sien migliori,
i fiori,
in seno alla famiglia?
Voltati, dietro a te,
lo vedi quel cespuglio
di quattro personcine,
due grandi e due bambine?
Due rose e due bocciuoli?
Sono il padre, la madre, coi figlioli.
Se la intendono...e bene,
tra fratello e sorella,
il padre se la fa colla figliola,
la madre col figliolo...
Che cara famigliola!
E' ancor miglior partito
farsi pagar l' amore
a ore,
che farsi maltrattare
da un porco di marito.
Quell' oca dell' ortensia,
senza nessun costrutto,
fa sì finir tutto
da quel coglione del girasole.
Vedi quei due garofani
al canto della strada?
Come sono eleganti!
Campano alle spalle delle loro amanti
che fanno la puttana
come me.
-Oh! Oh!
- Oh! ciel che casi strani,
due garofani ruffiani.
E lo vedi quel giglio,
lì, al ceppo di quel tiglio?
Che arietta ingenua e casta!
Ah! Ah! Lo vedi? E' un pederasta.
-No! No! Non più! Basta
-Mio caro, e ci posso far qualcosa
io,
se il giglio è pederasta,
se puttana è la rosa?
-Anche voi!
-Che maraviglia!
Lesbica è la vaniglia.
E il narciso, quello specchio di candore,
si masturba quando è in petto alle signore.
-Anche voi!
Candidi, azzurri, rosei,
vellutati, profumati fiori...
-E la violaciocca,
fa certi lavoretti con la bocca...
-Nell' ora sì fugace che v' è data...
-E la medesima violetta,
beghina d' ogni fiore?
fa lunghe processioni di devozione
al Signore,
poi...all' ombra dell' erbetta,
vedessi cosa mostra al ciclamino...
povero lilli,
è la più gran vergogna
corrompere un bambino
-misero pasto delle passioni.
Levai la testa al cielo
per trovare un respiro,
mi sembrò dalle stelle pungermi
malefici bisbigli,
e il firmamento mi cadesse addosso
come coltre di spilli.
Prono mi gettai sulla terra
bussando con tutto il corpo affranto:

-Basta! Basta!
Ho paura.
Dio,
abbi pietà dell' ultimo tuo figlio.
Aprimi un nascondiglio
fuori della natura!
                                               
                                                          Aldo Palazzeschi




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16 luglio 2015

creme solari

 

                            


L’etichetta delle creme solari è un insieme di sigle e nomi che a molti possono sembrare misteriosi. Secondo un sondaggio della Royal Pharmaceutical Society, il 15% dei consumatori inglesi non ha mai controllato il fattore protettivo della crema solare che usa abitualmente per i suoi bambini. Sapersi districare tra gli acronimi e leggere bene l’etichetta è importante per  scegliere il prodotto più adatto
.

“È un problema comune, anche da noi molte persone non sono in grado di leggere l’etichetta delle creme solari", dice il professor Marcello Monti responsabile di Dermatologia dell’Ospedale di Ricerca Humanitas. “Il numero dell’Spf, ovvero il fattore di protezione solare, è un indice poco chiaro che può confondere. È un numero variabile da meno di 10 a 50 e indica la capacità della pelle di “resistere” all’esposizione solare: più è alto più riesce a schermare i raggi. Ma il numero dell’Spf è stabilito in laboratorio e non sulla pelle umana per cui in pratica serve a poco. Una volta applicata la cremaaggiunge l’esperto – ci sono molti altri fattori che possono incidere sull’efficacia della crema solare: dal tipo di pelle, se più o meno secca, alla quantità applicata, alla parte del corpo su cui viene spalmata. Sarebbe preferibile la semplice indicazione “protezione bassa/media/alta”.

 Dall’etichetta si può capire quante volte mettere la crema solare per avere un effetto duraturo?

 Le creme solari non sono dotate di un indicatore di durata dell’effetto protettivo per cui molti pensano di essere protetti quando non lo sono affatto. Anche la resistenza all’acqua, le cosiddette creme “water proof”, è una dicitura poco chiara. Indica infatti che non si dissolvono in acqua, però questo trae in inganno perché con la doccia e l’asciugatura è inevitabile che la crema si dissipi e che diventi necessario riapplicarla”, risponde il professore.

Dal sondaggio è emerso che solo un inglese su 5 sa che le creme solari proteggono bene dai raggi Uvb, che provocano le scottature, ma non altrettanto bene dai raggi Uva che invece accelerano l’invecchiamento della pelle e sono un maggior fattore di rischio del melanoma, un tumore della pelle

Cosa indicano queste sigle che si leggono sulle etichette delle creme solari?

“I raggi Uva e Uvb sono le radiazioni solari che penetrano nella pelle. Le creme solari sono efficienti nel respingere i raggi Uvb, che causano le scottature, ma meno gli Uva, i più pericolosi. Da qui deriva il grosso equivoco delle creme solari: spingono le persone a stare più tempo al sole perché non si scottano, ma così si espongono di più al rischio melanoma, oltre che a un invecchiamento accelerato della pelle”, conclude il professore.




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2 luglio 2015

VICTORINE SI VENDICA

                                               Le déjeuner sur l'herbe - Edouard Manet

Dal 1863, quando il suo ritratto fu esposto al Salon  des  Refusès, Victorine* soffriva...
Il freddo, così nuda in quel bosco umido, i crampi, che la tormentavano per essere costretta all’immobilità in una posa assurda, la fame, nonostante il cibo per la colazione fosse a portata di mano.

Ma quello che più la scocciava era l’espressione invitante e soddisfatta che era costretta a sciorinare. Che noia, dover apparire orgogliosa di esporsi nuda davanti a incompetenti voyeur che col pretesto dell’arte la sbirciavano per soddisfare pulsioni inconfesssabili.
Edouard l’aveva creata così. E lei aveva incominciato ad odiarlo da subito: il suo desiderio più ardente  era di trovare qualcuno che la guardasse con occhi diversi, al quale poter chiedere aiuto per uscire da quella situazione incresciosa, ma i decenni passavano e quello sguardo non l’aveva ancora incontrato.

Da ragazza sana e fiorente qual era Victorine aspettava con ottimistica pazienza.
Pazienza, costanza,  perseveranza, persistenza… queste cosucce in nza danno buoni frutti.
Così infine, dopo tanta attesa, Lui arrivò: l’avvolse nel suo sguardo giovane, pieno di ardimenti e di generosità, e capì senza bisogno di parole l’aspirazione della bella digiunatrice. Nottetempo fu ancora da lei, le diede la mano perchè uscisse dal quadro senza farsi male, la sfiorò appena, abbracciandola col suo mantello e la lasciò libera di riscoprire la vita.

La stampa si occupò a lungo di questo strano evento: la misteriosa comparsa di una deturpante macchia gessosa su uno dei più ammirati capolavori della scuola impressionista francese. La vendetta di Victorine si era attuata: il quadro senza più alcun valore venne relegato nei sotterranei del Musée d’Orsey.


*Victorine Meurent: la modella sedicenne che posò per  E..Manet
 




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21 giugno 2015

L'educazione delle donne

 "Donne avvicinatevi e ascoltatemi! 

Che la vostra curiosità una volta tanto diretta su argomenti utili, rifletta sui vantaggi che la natura vi aveva dato e che la società vi ha sottratto.

Riflettete sul fatto che nate compagne dell’uomo ne siete divenute schiave, riflettete come cadute in questo stato abietto voi siate arrivate ad adattarvi e finanche a considerarlo come vostro stato naturale; ed infine come sempre più degradate dalla lunga schiavitù, abbiate finito col preferire vizi avvilenti ma comodi, alle virtù faticose e proprie di un essere libero e rispettabile. Se questa fedele descrizione del vostro stato vi lascia fredde, se potete considerarla senza emozione, ritornate pure alle vostre futili occupazioni: il male è senza rimedio, i vizi sono divenuti costume di vita.

Ma se all’enumerazione delle vostre disgrazie e delle vostre privazioni, arrossite di vergogna e di collera, se lacrime di indignazione cadono dai vostri occhi, se provate un ardente desiderio di riacquistare i vostri diritti e la pienezza del vostro essere, non vi lasciate più convincere da promesse ingannevoli, non continuate ad aspettare soccorsi dagli uomini che sono i veri responsabili dei vostri mali; essi non hanno né la volontà né la forza di eliminarli; d’altra parte come potrebbero voler formare donne davanti alle quali sarebbero costretti ad arrossire? "

Choderlos de Laclos (1741 – 1803) L’educazione delle donne

Sono passati parecchi decenni da quando queste considerazioni sono state scritte... pensate che le cose siano cambiate?




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26 maggio 2015

M.P.

 
L'attività del gruppo (Graham Chapman, Eric Idle, Terry Jones, Michael Palin, Terry Gilliam, John Cleese, Neil Innes) comincia in TV per la BBC con i 13 episodi di Monty Python Flying Circus e continua con altre 4 serie fino al 1974, oltre a 2 programmi in inglese per la TV tedesca (1971 e 1973). Seguono i film E ora qualcosa di completamente diverso (1971), Monty Python (1974) e (1979) di Terry Gilliam e Eric Idle. Gli ultimi due lavori, dei Python sono I banditi del tempo (1981) di Terry Gilliam con Sean Connery e Barbagialla – Il terrore dei sette mari e mezzo (1983) con James Mason.
Dopo il 1983, i Monty Python si sciolgono.
Ogni singolo membro del gruppo si dedica anche liberamente alla propria carriera.




John Cleese, grande attore, geniale e attivissimo, appare nel film tv Light Entertainment Killers (1969) con Christopher Lee – che poi ritrova lo stesso anno nella pellicola The Magic Christian con Peter Sellers e Roman Polanski; ne La statua (1971) con David Niven, e nei telefilm Fawlty Towers (1975-1979).
Ma il maggiore successo lo avrà grazie alla pellicola di
Charles Crichton Un pesce di nome Wanda (1988) con Jamie Lee Curtis e un ritrovato Kline. Nel film, Cleese non solo è attore, ma anche autore della brillante sceneggiatura tanto da meritare una nomination agli Oscar e ai Golden Globe.





Terry Gilliam nei suoi lavori intreccia senza ordine gerarchico elementi di cultura "alta" e avanzi pop. In questo, è esemplare il film Brazil (1985), agghiacciante tragicommedia ambientata in una metropoli fuori dal tempo. Fantasmagoria barocca tracimante di omaggi e riferimenti letterari, iconografici e cinematografici, in cui si mescolano art decò, estetica anni '40-'50, congegni rétro-futuribili, rimandi alle architetture di Metropolis di Friz Lang luci espressionistiche, atmosfere plumbee da noir.
E’ stato anche animatore e nel campo degli audiovisivi di animazione ha elaborato uno stile visionario e personalissimo. 


L
e voci fuori campo di John Cleese ed Eric Idle commentano il finale del film, Brian di Nazareth col protagonista Brian destinato a morire sulla croce
:

Mica finirà così?!
Ma sì, non ti piace?
Veramente mi sembra un po’ moscio.
Ma non è la vera fine: questo è cinema! Poi ci sarà “Brian 2”!
Ma…ma se muore il protagonista!
Ah, eh…sì…cioè…è vero. Allora vediamo, diciamo che…ecco: all’ultimo momento arriva, in una biga dorata tirata da quattro cammelli, una stupenda ereditiera egizia che lo scorge, si innamora e lo tira giù dalla croce. Poi se lo porta al Cairo, lo fa diventare vice-faraone e ritornare vincitor da una guerra che provoca il declino e la caduta dell’Impero Romano. Bèh, che ne dici?
Scusa, e se invece lo lasciamo morire, e poi qualche giorno dopo lo facciamo resuscitare?
No, no, ma chi vuoi che ci creda?!



L’integralista cattolico dello Yorkshire Michael Palin ai suoi tantissimi figli

La fabbrica ha chiuso. Non ho più un lavoro. Siamo sul lastrico. Entrate amorucci miei. Non ho altra scelta che vendervi tutti per esperimenti scientifici, figlioli.
Nooo!
Oh no, è così, amori miei. Prendetevela con la Chiesa, che non vuole che metta uno di quei cosini di gomma. Oh, hanno fatto cose meravigliose a suo tempo: hanno preservato la potenza, la maestà e anche il mistero della Chiesa di Roma, la santità dei sacramenti e l’indivisibile unità della Trinità. Ma se mi avessero lasciato mettere uno di quei cosini di gomma sull’uccello, ora non ci troveremmo nei guai!




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2 maggio 2015

IL FOGLIO

Ti ho scritto. Il  foglio è sopito nella busta, ancora non ho messo il sigillo. Lo lascio in attesa...

Ci sono parole su quel foglio che devono rimanere a contatto: confusioni crepuscolari ansiose di incrociare una via per intendersi senza infingimenti, domande che non hanno la risposta che cercano, risposte disperse impegnate a scovare la domanda a cui dovrebbero appartenere. Per adesso stanno rattrappite contratte anchilosate in sospensione momentanea protette dal leggero involucro di carta. Parole che attendono paurose un plausibile spazio di dialogo, prima che l’erosione le porti a dimenticare qualcosa che è avvenuto in un altro momento ..........

Per buona sorte fra loro ce n’è sempre una che nel DNA ha una sillaba smaniosa di svelamenti e su quella io devo contare, sull’energia esploratrice che sa sprigionare, sulla insospettabile insolenza sillabica che sta in fondo alla crudeltà della sua natura.

In preda a questo indomabile brivido l’intero contenuto si contagia, prende vita, scardina e misteriosamente si riordina. Forse non nel modo che avrei voluto, non nella visione appartata e confortevole che l’amore senza intelligenza voleva concedersi, ma con il potere di insinuare una sovversione che fa volare ogni evidenza fuori da sé stessa.......

Domani al risveglio potrai guardarle, esplose sulla parete di fronte alla tua finestra. Appariranno ridisposte e graffite, con movimentazioni turbinose, nel linguaggio che declina la necessità di estinguere l’ordine che ho creduto di infliggere alla sequenza delle nostre occasioni.

Il foglio - senza fare resistenza - ha permesso ai suoi significati di accomiatarsi, posso stracciarlo.
 
Piero Piccioni - Il dopolotta




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5 aprile 2015

I Sonetti ad Orfeo

 Rainer Maria Rilke

XIII         Anticipa ogni addio, quasi gia' fosse alle tue spalle,
come l'inverno che ora se ne va.
Perche' c'e' tra gli inverni uno cosi' infinito
che, se il tuo cuore sverna, resiste ormai per sempre.

Sii sempre morto in Euridice, e innalzati
fino al Rapporto puro, con piu' forza cantando, celebrando.
Qui tra effimeri sii, nel regno del declino,
un calice squillante che squillando gia' s'infranse.

Sii, e la condizione del Non-Essere al tempo stesso sappila,
questo fondo infinito del tuo interno vibrare,
perche' s'adempia intera in quest'unica volta.

Alle risorse esauste, alle altre informi e mute
della piena natura, alle somme indicibili,
te stesso aggiungi, in gioia, e annienta il numero.

                                                                    Rainer Maria Rilke


David Carbonara - Mad Man




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16 marzo 2015

UN RAGAZZO

  Era un ragazzo e voleva essere pittore........

Avevo deciso di fargli vedere quel paesaggio. Quando arrivò non ero ancora riuscito a recuperarlo dietro gli altri quadri accatastati nello studio.
Non potevo incominciare che parlandogli della mia esperienza. Prendendo spunto da un vecchio quadro fra i primi che avevo dipinto, avrei potuto accompagnarmi con un filo temporale per strisciare all’indietro e mettere insieme ciò che mi aveva spinto verso una direzione da cui nulla avrebbe potuto distogliermi, che non conosceva ostacoli e faticava a rassegnarsi ai compromessi.

Non era il caso di fare una lezione accademica mi piaceva l’idea di provare a trasmettergli l’entusiasmo che mi prendeva agli inizi della mia avventura artistica, quando guardare il mondo era una scoperta che pretendevo di trasfigurare nelle mie opere.
Eravamo impacciati: ci si conosceva poco e sentirmi chiamare maestro poi accresceva il mio imbarazzo e mi metteva nella condizione ingombrante di dover indirizzare l’incontro: mi spettavano gli obblighi comunicativi.

Ascolto la mia voce aggirarsi fra le cose delle studio come un suono fuori campo monologante che sembra dare discordante sostanza a ciò che sto richiamando alla memoria...
Il ragazzo si lascia circuire, annuisce partecipe, galleggia sull’impressione illogica che gli trasmetto, si arrampica con me in verticale totalità su esaltazioni giovanili nelle quali sembra riconoscersi.
Le uscite adolescenziali verso la campagna con le tele preparate e ben tese sui telaietti. La smania di cercare gli scorci più interessanti pronto a raccogliere le prime impressioni dei paesaggi lungo il fiume.

Illustro, descrivo l’operazione decisiva: il segno con cui qualcosa viene ritagliato dall’informe circostante e osservato in sè,  l’intersecarsi e il collidere dei piani, le campiture essenziali, la scelta dei colpi di luce e quella vecchia casa sulla riva, strutturata rozzamente sull’ansa morbida dell’acqua, sempre a rischio di crollo per le inondazioni, ma con invidiabili aperture sul paesaggio che amavo. Era il punto di riferimento nei pomeriggi nebbiosi con le sue luci già accese. Invidiavo chi ci abitava, mi sarebbe piaciuto starmene lì lasciando che la corrente portasse i miei pensieri... ero sicuro che sarebbe stato facile nelle sere tranquille inventare le forme che avrebbero dato nuova linfa alla mia arte.

La vedo tratteggiata di scorcio sulla superficie del quadro delinearsi fra i tronchi spogli del pioppeto, nitida e intatta da poterla toccare....resto con le dita in un gesto sospeso, confuso dallo sguardo strabiliato del ragazzo che cerca sulla tela quello che per me è evidente.... e d’improvviso mi rendo conto che la casa non c’è: l’avevo solo pensata, immaginata migliaia di volte ma non l’avevo mai dipinta...




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16 febbraio 2015

IL CONTRATTO

Mi era caduta addosso di mattina tardi e non mi ero spostato, come avrei potuto. Stagliata nel vano della porta, con l’aria di chi sa quello che bisogna e incomincia a farlo.
Chi era e che ci faceva qui? Le cose intorno avevano un’aria nebulosamente familiare. Mi trovavo a casa mia? .....probabilmente sì.
Il mio cervello era in pausa. Non sapevo bene cosa c’entrasse, ma mi venivano in mente solo le cinque doppie vu del giornalismo...... o erano quattro..... Quattro o cinque domande ben poste sarebbero bastate a farmi un’idea della situazione?
Dal fondo della mia percezione compromessa sentivo la sua voce rimbalzare fra le pareti con un crepitio corrotto e tornare ad arpionarmi gli anelli cervicali.
Quella donna pretendeva ciò che le avevo promesso la sera prima, ma cos’era?
Non era il mio tipo, non avrei mai agganciato una così in un bar, e nemmeno lei sembrava del tipo che aggancia: trucco discreto, aspetto facoltoso-minimalista, non male, ma non era di quelle che fanno prendere decisioni improvvise.
Si sentiva a suo agio, non si poteva dubitarne, rilassata come se riuscisse a respirare insieme all’ambiente. Si versò una cosa e sedette sul divano per bersela più comoda. Aveva addosso una camicia leggera che si muoveva intorno alla pelle. Un gesto brusco lasciò intravedere, all’attaccatura del seno il tatuaggio: tre stelline rosse disposte a triangolo.
L’apporto di energia al cervello fu fulmineo, tutte le mie sinapsi si attizzarono contemporaneamente... lei era il mio contratto, portava il segno che mi era stato descritto per non avere dubbi sulla sua identità.
Un breve riavvolgimento del nastro per richiamare alla mente i giorni addietro quando l’avevo tallonata e corteggiata nei posti dove era abituata ad andare. Inizialmente un po’ scocciata e sulle sue con una punta di stronzaggine, ma alla fine si era fatta convincere dal mio look da badboy a sdoganarsi per qualche ora dalla monocorde ordinarietà delle sue giornate, per un incontro più intimo.
Certo si aspettava l'accoglienza che le avevo lasciato immaginare: un approccio appassionato, intenso, qualcosa che poteva persino somigliare all’amore.

Sì, io mantengo sempre i miei impegni: l’avrei baciata accarezzandola sul collo con tanta veemenza da troncarle per sempre il respiro.

                                                                      C.P.

Patty Smith Group - Because the night




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28 gennaio 2015

LA MIA ISOLA

Massì, sarà che un po’ me li vado a cercare e un po’ mi arrivano gratis, non mi meravigliano i vostri giudizi: scontroso scorbutico orso intrattabile antipatico e che altro ancora.......
Il fatto è che io non so capire quando è il momento giusto per incominciare una conversazione o per fare qualsiasi altra cosa che conti, aspetto aspetto e aspetto ancora che questo momento arrivi, e poi per disperazione prendo l’iniziativa. Sento il guaio affacciarsi e non mi passa in mente niente che somigli a un rimedio, niente piano B che mi permetta di galleggiare intorno al disagio, nessuna modesta attenuante per uscire dal cerchio di sguardi che mi incide a fuoco.
L’unica via di fuga è verso la mia isola. Non ho mai avuto bisogno di percorrere lunghe distanze per esserci basta che accosti con lo scrocco la porta di casa ed eccomi arrivato.... lì dietro c’è quello che conosco, lì circumnavigo mi circoscrivo e mi accerchio con tremori antichi che abitano con me e a volte sembrano persico accogliermi con benevolenza.
Quello che lascio fuori non mi perseguita più, posso pensarlo distante scorrevole e inoffensivo, come se acquistasse una nuova verità.
Nel riparo della casa, protetto dall’interfaccia dei vetri tengo d’occhio un cosmo ovattato che agisce come in un acquario.
Ecco l’amico che non confesserebbe mai di sentirsi solo, fermo sempre più spesso nel cuore della piazza grande, ha l’aria di interessarsi a quello che gli capita intorno, in realtà è come un ragno al centro della tela, in agguato aspetta che arrivi un conoscente per ghermirlo nello scambio di qualche convenevolo.
Perché non si annoiasse troppo vorrei proporgli, quando mi involgerà nelle sue bave, un gioco statistico. Io lo faccio spesso dal mio osservatorio: dà un’impronta scientifica al voyeurismo.
Niente di particolarmente intelligente, si tratta di contare. Quante signore sono sedute al bar, quanti passano in bici, quanti portano i jeans, quanti i pantaloni, quanti attraversano ai margini della piazza, quanti la tagliano dritto al centro.
Devo confessarlo spesso questa attività banaluccia mi salva dall’imbolsimento. Una conta furtiva che non è che la partecipazione indiretta e indolore alla vita degli altri, e potrebbe rendere accettabile un esercizio di guardonaggine ritenuto esecrabile.
Aderire alle cose del mondo interrogandolo e interrogandosi anche per vie traverse, è questa la sua logica e il suo senso? Ammesso che possa essercene uno....
Non so legare un tal genere di sentore a qualcosa di più convincente. Tanto meno riesco a farci uscire un metodo o una speculazione socio-filosofica che risulti esportabile oltre i limiti della mia coscienza.
Mentre immagino altre divagazioni, magari impostate sull’orario: a che ora passa il fornaio con la sua cesta o a che ora quel signore grasso arriva dal giornalaio, le varianti sono tantissime posso sbizzarrirmi ........
Solo di lato rilevo che una svuotante auto-segregazione - posto che circostanze intime, amare, inconfessabili la renderessero indeclinabile - quando non cade nell’interiorità profonda delle mie aspirazioni può soffocarmi con un gran puzzo di abbandono. Occorre che la riempia continuamente, fosse anche con una conta ad alta voce che per un po’ neutralizzi la sua scorrettezza esistenziale
                                                                                           
  C. P.




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19 gennaio 2015

COMPLEANNO

 



Il blog oggi compie otto anni.
Grazie a tutti gli amici che, con le loro visite,mi hanno incoraggiata a continuare. 




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8 gennaio 2015

LEZIONI AMERICANE

  “La fantasia dell’artista è un mondo di potenzialità che nessuna opera riuscirà a mettere in atto; quello di cui facciamo esperienza vivendo è un altro mondo, che risponde ad altre forme d’ordine e di disordine; gli strati di parole che s’accumulano sulle pagine come strati di colore sulla tela sono un altro mondo ancora, anch’esso infinito, ma più governabile, meno refrattario a una forma. Il rapporto fra i due mondi è quell’indefinibile di cui parlava Balzac: o meglio, noi lo diremmo indecidibile, come il paradosso d’un insieme infinito che contiene altri insiemi infiniti”

“L’eccessiva ambizione dei propositi può essere rimproverabile in molti campi di attività, non in letteratura. La letteratura vive solo se si pone degli obiettivi smisurati anche al di là di ogni possibilità di realizzazione. Solo se poeti e scrittori si proporranno imprese che nessun altro osa immaginare la letteratura continuerà ad avere una funzione”

                                           Italo Calvino – Lezioni americane

Enrico Simonetti - Gamma




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20 dicembre 2014

AUGURI !

                                                            
                           auguri !




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