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SPECCHIO
* *L'artista sarà tanto più perfetto quanto più in lui saranno separati l'uomo che soffre e la mente che crea; e tanto più perfettamente la mente assimilerà e rielaborerà le passioni che sono il suo elemento* * (T.S.Eliot)


Diario


24 agosto 2010

La gigantessa

 
                                                                         Fernando Botero

LA GIGANTESSA

Allorché la Natura, nel suo estro possente,
concepiva ogni giorno figli mostruosi,
mi sarebbe piaciuto vivere con una giovane gigantessa
come ai piedi di una regina un gatto voluttuoso.

Vederne il corpo fiorire insieme con l'anima
e liberamente svilupparsi nei terribili giochi;
indovinare se il suo cuore cova una cupa fiamma,
dalle umide nebbie che le fluttuan negli occhi;

percorrere a piacer mio le sue magnifiche forme;
strisciare sul versante delle ginocchia enormi,
e talvolta d'estate, quando i soli malsani

stanca la fanno sdraiare attraverso la campagna,
dormire mollemente all'ombra dei suoi seni,
come un placido borgo ai pie' della montagna.

                                                            Charles Baudelaire


Francesco de Gregori - La donna cannone 




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12 agosto 2010

BALOCCHI

                                         

LA  MIA BAMBOLA


La toccai per la prima volta durante le feste natalizie, avevo appena compiuto sei anni....

Mi ero incantata anche troppe volte davanti alla vetrina, dove lei stava assisa su un trono di raso, per trattenere ogni minuto dettaglio della sua immagine con un’ammirazione che non si abbassava al desiderio: non osavo, era troppo per me, troppo grande, troppo elegante, troppo costosa, un incanto inarrivabile.

Accennai solo di sfuggita alla mamma la mia ammirazione senza chiedere nulla e lei intuì dall’incandescenza del mio sguardo quello che provavo, non ci fu bisogno di aggiungere altro.

Una sera comparve sul mio letto senza che avessi fatto nulla di speciale per meritarla..... Pensai che fosse stata la forza del mio innamoramento a farla materializzare fra le mie braccia, una sorta di prodigio, ma ora mi è chiara l’abnegazione di mia madre, che di certo si privò del necessario per assaporare il fiotto splendente della mia felicità che schizzava verso l’universo.

Viso di porcellana, occhi che si chiudevano, abito di organza color cielo sparso in grandi balze sulla seggiolina su cui era accomodata.

Potevo giocarci ma con precauzione; eccessivamente delicata perchè mi fosse concesso di addormentarmi tenendola vicina o pavoneggiarmi con lei fuori casa suscitando immaginarie invidie.

Mi piaceva cambiarle i vestitini e tormentavo la mamma, bravissima con l’ago, per averne sempre di nuovi. Soprattutto amavo trasformarla nei personaggi delle favole: Cenerentola nella versione sdrucita   prima di incontrare il Principe, Biancaneve, Alice....... per Cappuccetto Rosso poi avevo una vera passione, era uno spasso inventare i cibi assolutamente immangiabili che avrebbe messo nel suo cestino. Forse per questo non aveva nome era solo Bambola, perfetta per accogliere tutte le possibili fantasticherie tramutatorie che senza ritegno le imbastivo addosso. Silenziosa, discreta, una confidente esemplare alla quale raccontare spontaneamente crucci e vagheggiamenti segreti certa che nessun altro si sarebbe intromesso.

Adesso, dagli spifferi del tempo, mi sbuca fuori il dubbio che la mamma ascoltasse quei soliloqui e non sono sicura che accettasse di buon grado la scoperta del mio infantile egocentrismo tanto che alcune sue osservazioni, allora incomprensibili, si sono rivelate profetiche.

Bambola mi lasciò due anni dopo, quando la casa fu invasa dalle fiamme per un guasto nell’appartamento dei vicini. Fortunatamente noi eravamo fuori. La maggior parte degli arredi andò distrutta: frugando fra le macerie si ritrovò il suo faccino sfigurato...... mi è rimasto come  una lesione indelebile. Da allora non ho più voluto bambole per i miei giochi.
                                                                          C.P.


                  Giorgio Consolini - Profumi e balocchi




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3 agosto 2010

SORRIDERE

                                    
                                            Rafal Olbinski -"Coherent Episode ", 2009

MONOLOGO - IL SORRISO
 

Chi vi ha detto che per me è facile?
non avete idea del travaglio
per apparire in faccia a qualcuno

io porto disordine
accendo un caos di violazioni
che scuciono l’articolazione del viso
costringono gli occhi ad illuminarsi
le guance a sciogliere l’ormeggio dei muscoli
le labbra a fare strechting
sull’impaginazione dei denti
è una deflagrazione apocalittica
che si estingue nella sua bastevolezza

dopo aver dato tutto
quel che più fa male
è sentirsi spegnere senza movente
mentre dall’uno all’altro si insinua
che non sei stato nient’altro
che un’anomalia espressiva   
                                            C. P.

clicca per ascoltare: Mussorgsky, A night on Bald Mountain




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29 luglio 2010

BAGNI A RISCHIO


                                             David Hockney, 1993

I nostri mari sono invasi da organismi che possono creare problemi a noi bagnanti o che comunque toglierebbero il piacere di una tranquilla nuotata:

- le meduse, pungono la pelle....

- l’alga tossica,  microalga che si è diffusa recentemente nel Mediterraneo...

- i ricci di mare,  abitanti delle acque basse rivestiti da aculei per difendersi dai predatori ... 

- i coralli,  potenzialmente pericolosi per l'uomo, se incautamente toccati...
  
Qualche consiglio per far fronte a questi rischi dal  prof. Marcello Monti ...  
QUI


clicca per ascoltare - Mina/ Celentano: Acqua e sale




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22 luglio 2010

LA VALIGIA

Le gemelle saranno troppo impegnate con lo studio e non avranno più tempo per continuare l'aggiornamento del blog. Il testimone  è passato alla mamma. 


LA VALIGIA DELLE CROCIERE


Mi aspetta a cerniera spalacata come un animalone affamato.......

Comincio a frequentare il lato oscuro del viaggio. Dopo entusiasmi, progetti, voli fantastici in attesa di incontrare le cose meravigliose che mi fanno una gran voglia, questa necessità di trascinarsi dietro un bagaglio legato alla soddisfazione di esigenze socialmente inderogabili non potrebbe essere più gravosa.

Incomincio ammucchiando quello che mi sembra indispensabile e l’ingombro cresce.........non riuscirò mai a far entrare tutto nella valigia che ho scelto.

Si impone una revisione: devo addentrarmi in una zona nebulosa dove gli scenari si confondono offuscando la chiarezza delle aspettative: sono costretta ad una faticosa apertura verso l’imprevedibile.

Dovrei immaginare ogni possibile variazione meteorologica o presumere tutte le occasioni mondane, dalle naif alle più sosfisticate e adeguarmi con un congruo ausilio di arredi. Prevedere gli itinerari delle escursioni, organizzare un leggero zainetto con l’essenziale per ogni emergenza. Fondamentale un pronto soccorso: gli acciacchi vecchi mi seguono e non è impossibile che ne arrivino di nuovi.

Una serie assillante di dubbi si proietta sulla capienza del fardello....non resta che mettere in pratica l’affliggente presupposto della separatezza.

Aggredisco il mucchio indistinto e incomincio a separare ciò che ritengo non possa assolutamente essere lasciato, dal resto che rimarrà lì vittima di un’abiura, non tanto nei confronti dell’oggetto in sé ma della funzione e delle circostanze in cui dovrebbe essere usato.

Per maggiore sicurezza, decido di consultare un amico, prodigioso compositore di valigie.
Il suo pronto intervento infarcito di consigli succulenti non mi delude, ne  ho avuto sempre risultati remunerativi.  A
lla fine mi saluta sul più sorprendente degli ammonimenti: lasciare un piccolo spazio disabitato a disposizione......per farne che? Risposta sibillina: te ne accorgerai durante il viaggio.

Ho accettato il consiglio, lo spazio  è rimasto, non so ancora cosa potrò infilarci, ma non ci sarà che l’imbarazzo della scelta: l’incontro col mare al risveglio, i versi di un dicitore metropolitano, cattedrali irrorate dalla luce del tramonto, persone persone persone che ho guardato col rammarico di non avere il tempo di capirle, gli oggetti che mi saranno offerti e non comprerò ......... tante cose che staranno in un impercettibile interstizio del mio bagaglio a disposizione per quando vorrò ripensarle.

Adesso che tutto sta ben messo e ha l’aria di trovarsi a proprio agio mi sento più tranquilla, ma non posso dimenticare che la mia aspirazione sarebbe di andarmene in giro così all’impronta, solo con uno spazzolino da denti infilato nella tasca dei jeans.....
                                                                                     C.P.



Antonin Dvorak: Humoresque Op. 101




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28 giugno 2010

VACANZE!

ANDIAMO IN VACANZA ..... CI RITROVEREMO FRA UN PAIO DI SETTIMANE!




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22 giugno 2010

VLADIMIR MAJAKOVSKIJ

 Il 14 aprile 1930, con un colpo si rivoltella al cuore, Majakovskij si toglieva la vita. In una tasca gli fu trovata questa lettera:

“ A tutti! Io muoio, ma che nessuno sia accusato. E niente pettegolezzi. Il defunto ne aveva orrore. Madre, sorelle, compagni, perdonatemi. La mia non è una soluzione (non la consiglio a nessuno), ma non ho altra via d’uscita.
Lilli amami.
Compagno governo, la mia famiglia è Lilli Brik, mia madre, le mie sorelle e veronica Polonskaja. Se renderai loro la vita possibile, grazie.
Le poesie cominciate, datele ai Brik sapranno ritrovarcisi.

Come si dice
l’incidente è chiuso.
Il canotto dell’amore
s’è infranto contro la vita circostante.
Con la vita ora sono pari.
E’ inutile stare a ricordare
le offese,
i dolori,
i torti reciproci.

Siate felici”



IL FLAUTO DI VERTEBRE 

Prologo

A voi tutte, che siete piaciute o piacete,
che conservate icone nell’antro dell’anima,
come coppa di vino in un brindisi,
levo il cranio ricolmo di canti.

Sempre più spesso mi chiedo
se non sia meglio mettere il punto
d’un proiettile alla mia sorte.
Oggi darò
in ogni caso,
un concerto d’addio.

Memoria!
Raduna nella sala del cervello
le schiere inesauribili delle amate.
Da un occhio all’altro effondi il sorriso.
D’antiche nozze travesti la notte.
Di corpo in corpo effondete la gioia.
C
he nessuno dimentichi una simile notte.
Oggi suonerò il flauto
sulla mia colonna vertebrale

[...]




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15 giugno 2010

GRIFFY IL BOTTAIO





                
 


G R I F F Y   I L   B O T T A I O

Il bottaio deve intendersi di botti.
Ma io conoscevo anche la vita,
e voi che gironzolate fra queste tombe
credete di conoscere la vita.
Credete che il vostro occhio abbracci un vasto
orizzonte, forse,
in realtà vedete solo l'interno della botte.
Non riuscite a innalzarvi fino all'orlo
e vedere il mondo di cose al di là,
e a un tempo vedere voi stessi.
Siete sommersi nella botte di voi stessi -
tabù e regole e apparenze
sono le doghe della botte.
Spezzatele e rompete la magia
di credere che la botte sia la vita,
e che voi conosciate la vita!
                Edgar Lee Masters
- Antologia di Spoon River

THE COOPER should know about tubs.
But I learned about life as well,
And you who loiter around these graves
Think you know life
You think your eye sweeps about a wide horizon, perhaps,
In truth you are only looking around the interior of your tub.
You cannot lift yourself to its rim
And see the outer world of things,
And at the same time see yourself
Break them and dispel the witchcraft
You are submerged in the tub of yourself—
Taboos and rules and appearances,
Are the staves of your tub
Break them and dispel the witchcraft
Of thinking your tub is life!
And that you know life!




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7 giugno 2010

CARTOLINE

CARTOLINE

Non ricordo nulla, è solo qualcosa che mi viene raccontato quando mi serve saperne di più per mettere insieme il puzzle della mia vita. E mia madre è l’unica polla incontaminata in cui posso immergermi. Di lei mi fido e mi affido alla densità della sua parola........

Il mio imprinting fu così: ancora prima che incominciassi a gattonare mi sistemava su uno strapuntino a vista e intorno c’erano le cartoline. Le forniva uno zio, ne aveva scatoloni pieni ... non si era mai allontanato da casa ma era malato di viaggi e le recuperava in giro fra amici che gliele conservavano. Turbinose marine, montagne, sentieri nascosti fra i pioppeti, cascine e campi coltivati... amava la natura.

Non si è mai capito perché, ma quella installazione aveva un potere prodigioso sul mio umore. Smettevo di frignare e zampettavo gorgogliando fra le vedute: oltre il mio strapuntino c’erano cose da incanto.........

Mi applicavo a guardarle con cautela senza cincischiare, forse per questo mi era concesso di giocarci, quasi ipnotizzata le rigiravo premurosa anche dal lato delle incerte firme dei mittenti come se sapessi quello che volevano dirmi. Qualcosa di certo mi dicevano ... e di certo, anche se non so come, in qualche modo entravano nella mia immatura insufficienza.

Sarà da allora che mi è filtrata la fame di immagini? Una relazione indissolubile si è stabiltia fra questi radiosi frame e la mia precoce attrazione per il cinema.

La mia prima volta al cinema: stretta per mano dalla mamma, inguaribilmente inappagata di visioni, arrivai dentro una sala strapiena di facce tuttte rivolte verso la più enorme cartolina che avessi mai visto, dove tutto si muoveva, risuonava e pareva favolosamente vero, benchè non fosse un film per bambini ma una vicenda che non ero in grado di capire, trascinarmi fuori non fu facile.

All’età giusta non ho mai visto film per bambini, la mamma nella scelta, seguiva la sue pulsioni emozionali e io seguivo lei.

Storie e altre storie....personaggi in lotta o in armonia con sé stessi e con l’ universo mondo hanno aperto buchi di luce nelle incontenibili fantasticherie della mia infanzia quando ogni dettaglio poteva contenere tutti gli innesti possibili da piegare verso un’elaborazione senza fine che ancora dura.......

Quando molto più tardi vidi La rosa purpurea del Cairo mi piacque pensare che fosse stato girato per me. Un film perfetto, anche se l’idea non era nuova. Fondato sull’attraversamento dalla realtà alla finzione e viceversa, di sognante trasparenza, ineguagliabile per armonia e ironica leggerezza, che stuzzica e sollecita forse tentando di rispondere alla domanda: perché amiamo il cinema? Risposta che non saprò mai dare, ma continuo a chiedermi come mi sentirei se con una propagazione in misura di transfert, potessi trascorrere liberamente fra dentro e fuori dallo schermo, senza essere costretta a scegliere...


Chopin - Revolutionary Etude op 10 no 12




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29 maggio 2010

DENNIS HOPPER


17 maggio 1936 - 29 Maggio 2010


 

Regista, attore, sceneggiatore e produttore americano. Una delle personalità più complesse e fascinose di quel cinema  che ha raccontato la controcultura americana degli anni Settanta. Sfrenato nella vita privata, alla continua ricerca di una "vita al massimo", non seppe resistere a droghe e alcool, così da sfumare i limiti tra la vita dentro e fuori dal set. Nella finzione spesso interpretò  personaggi ribelli, liberi e anticonformisti.
E' considerato un mito del cinema statunitense.








                                        
                                                                                                                         La ballata dell' Easy Rider
                                                                                                                          




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25 maggio 2010

GENERAZIONE EMO

Adolescenti Emo.
Gli esperti la chiamano “generazione del vuoto”: si distinguono per il modo di vestire, per la musica che ascoltano, ma dietro c’è molto di più.

                                   

Emo ha un significato particolare?

Perché si può considerare un fenomeno nuovo nell'adolescenza?

Secondo lei, cosa spinge un adolescente a diventare Emo?

Può essere considerato pericoloso come gruppo di appartenenza?

A suo avviso da cosa dipende lo sviluppo di tale fenomeno di massa?

La famiglia in tutto questo ha un ruolo particolare?

Lo psicologo risponde  qui



Ian MacKaye




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18 maggio 2010

AI CANCELLI DEL FLUSSO

AI CANCELLI DEL FLUSSO - quarantasette

I raggi del silenzio
hanno ripudiato le loro mete
non si diffondono più con garbo
negli ambienti a loro destinati
schizzano in giro con impudicizia
fingendo di non sapere le destinazioni

come vagabondi
disperdono la loro antica discrezione
fra piccanti affari di cuore

dov’è finita l’impalpabile temperanza
delle loro cuspidi vivificanti?

qualcuno avanza l’ipotesi che il rumore faccia tendenza

riti invasivi contro l’identità silenziosa
mutazioni incontrollate
le scuole di pensiero alternano le ipotesi

i sociologi
sostenuti da indagini sul territorio
non osano negare
che anche un elemento equilibrato come il silenzio
possa essere contagiato
dal fascino nevrotico del rumore

                               Carla Paolini


Astor Piazzolla -  Milonga del Angel




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13 maggio 2010

I CRAUTI

 GODIAMOCI QUESTA GRANDE MONICA VITTI









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3 maggio 2010

L'ISPIRAZIONE

L'ISPIRAZIONE

Cosa ti aspetti così appiccicata a me, il picchiatasti disorganico, che inzia a titillare una tastiera?
Lo so, mia invadentissima ombra, esamini indaghi, cerchi di intuire se sono invaso dall’ispirazione.......

No,  non ti sforzare non vedrai mai nessun bagliore, nessuna aurora boreale entrare nel mio intelletto. L’ispirazione non mi riguarda......non sono avvolto da vapori divini, nessuna rivelazione, nessun rapimento mi porta a contatto con dio, è un’idea concepita dai greci, il romanticismo e la psicanalisi l’hanno consacrata, gli artisti se ne compiacciono per far apparire il loro lavoro trascendente e dotato di qualità incommensurabili.

Questa parola mi irrita e non fa che suggerirmi negatività. Cosa c’è di più negativo di un povero essere che aspetta pazientemente di sentirsi infuso da pensieri che gli arrivano da non sa dove e che è costretto a trasferire nelle sue opere? Se credessi una cosa simile potrei smettere subito di ragionare o di agire. Basterebbe che restassi comodamente in attesa alla mia postazione......

Non avrei bisogno di sapermi punto dalla forza della passione, dai morsi dell’invidia o da tutto ciò che mi fa soffrire o mi esalta, le idee nuove non avrebbero luogo nella mia anima, infine potrei fare a meno di qualsiasi elaborazione dell’esperienza.

Sono poche sillabe ma cancellano perizia, sperimentazione, intelligenza, maturità . Si annullerebbe così ogni fatica legata al rifiuto del definitivo, all’accettazione delle chiamate, delle fratture, dei sobbalzi che negano ogni assolutezza per aprirsi alla sollecitazione incalzante dell’intenzionale.

Mi conosci male se pensi che io rinunci a dare corpo agli estri scompigliati che brulicano nel mio cervello, a scegliere  quello che più mi attira, a razzolare nella mia sacca esistenziale per scovare le materie giuste con cui aromatizzarlo, impastarlo, disciplinarlo e convincerlo a inziare il suo pellegrinaggio verso l’altro a me straniero.

E se questo significa incamminarsi lungo un itinerario apprensivo di impossibilità, se comporta il danno dell’incomprensione e mi fa vivere la prostrazione dell’insuccesso, non me ne importerà mai abbastanza da mollare.......


Wim Mertens - For mains




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23 marzo 2010

*****

Facciamo capolino solo per un saluto. Non ci sarà possibile aggiornare il blog ancora per un paio di settimane: la mamma ha avuto un infortunio e ha bisogno del nostro aiuto.
 
Ciao, ciao.....




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11 febbraio 2010

RECENSIONE

E’ TUTTA UNA MONTATURA  di Thimoty Easters, recensione di Specchio

E’ tutta una montatura....sono le parole che il protagonista pronuncia davanti allo sguardo maligno del vecchio.

Inizia così la prima prova importante del giovane scrittore irlandese Easters, un romanzo roccioso e squadrato in cui solo verso la fine sarà possibile afferrare il legame che avvince le figure immischiate nella vicenda.

In questa mischia giocata fra flashback e repentini ritorni il soggetto percorre la sua trama e si divincola fra presagi e sfuggenti certezze. Tutto avviene nella penombra di una stanza: due uomini a confronto un vecchio e un giovane più una donna che compare continuamente evocata solo perché ha avuto l’infausta idea di scomparire. Il sospetto che sia avvenuto un assassinio è la montatura che la mente del vecchio imbastisce, sobillata da un altro sfuggente individuo, novello Jago, che non appare mai direttamente ma si materializza attraverso intrusioni infide e soffia nel cuore del vecchio l’orribile sospetto che la figlia sia stata uccisa.

Due personaggi chiusi in una grande stanza: un’atmosfera claustrofobica. L’ ambiente, la natura, il mondo esterno appaiono solo di scorcio attraverso la grande finestra che dà su un paesaggio desolato e grigio di nebbia che sembra rendere conto della nebbiosità degli eventi che si delineano faticosamente fra i rimandi e le accuse reciproche che i due si sbattono in faccia.

Peregrinazioni dolorose fra esseri in conflitto con qualche squarcio di sincerità che offre al lettore la chiave per intuire i pochi margini indispensabili a delineare il terzo personaggio assente e la sua insostenibile situazione fra i due. Padre e marito in lizza per contendersi l’amore di una donna, incapaci di controllare le loro eccedenze di egoismo, compressi fra comportamenti così stritolanti ed assurdi da condurre all’accusa più infamante: l’omicidio. Quando la donna sparisce questa è l’unica soluzione che le loro menti ottenebrate riescono a formulare. In una totale assenza di riconoscimento delle reciproche esigenze i contrasti si esasperano fino alla violenza fisica che li lascia stremati.

Una sosta, una catarsi prima di giungere, con un movimento improvviso, in dirittura d’arrivo quando la verità distratta trasale fuori da sé dimostrando la sua urgenza contro la paura dei tradimenti e dell’abbandono

Con una prosa compatta capace di costruire azioni che rasentano la pienezza di un lungo piano sequenza cinematografico l’autore scandaglia le azioni stordite di individui alla ricerca di un proprio recupero, in fuga da ciò che non è più in grado di contenerli, orientati verso luoghi oscuri in cui potrebbe ultimarsi e essere portato a compimento il senso di eventi tenuti in sospeso. Alla fine tutto torna a comporsi come se la narrazione volesse proprio questo e si approda a uno scioglimento in qualche modo prevedibile...... ma lasciamolo scoprire al lettore.

The misteriouse trick di Thimoty Easters - Traduzione di Nereo Bellostano  - Ed. Mondadori, 2009


Antonin Dvorak
- Third movement from the simphony n.8




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2 febbraio 2010

IL BODY SCANNER METTE A RISCHIO LA SALUTE ?

                 
                                           Peter Callesen - Half Way Through, 2006

La decisione delle autorità italiane di allineare alcuni dei nostri aeroporti ai principali scali internazionali, introducendo l’uso del body scanner, ha suscitato un acceso dibattito. Ma l’esposizione ai raggi X può mettere a rischio la nostra salute?

Lo specialista risponde QUI

Esistono alte percentuali di rischio per la salute?

C'è da temere?

Più in generale, quali danni possono causare i raggi X?




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25 gennaio 2010

ANATOMIA DI UN DELITTO

ANATOMIA DI UN DELITTO 

La schiuma si è distesa e calmata sopra il suo corpo.E’ morta, non ci sono dubbi, l’ho uccisa.

Quante volte ho pensato a questa eventualità, troppe ... erano spot ossessivi sulle sensazioni che avrebbero seguito il mio gesto: rimorso, pentimento.... ma non sta accadendo nulla, la cosa sembra al di fuori di me, non mi riguarda più e anche il rancore che avevo germinato in tanti giorni di conflitto si scioglie nella mitezza di questa sera.

Riprendo i remi, non c’è fretta, mi accompagna il loro sciaquio cadenzato, che si stempera fra il gomitolo d’ombra che sta avvolgendo le cose.
Sarà impegnativo risalire la corrente: le mani coperte di vesciche incominciano a sanguinare ... l’odore dolciastro del sangue mescolato a quello del legno mi danno un po’ di nausea o è l’acqua che lo emana? Questa esalazione che cresce e cresce ancora, somiglia al profumo che portava lei, per un attimo il pensiero mi impietrisce.......che assurdità, come può un aroma essere tanto intenso da raggiungermi attraverso l’acqua.

Eppure è nell’aria lo assorbo, lo respiro, mi sale dalle narici fino al cervello. Sento la testa dilatarsi e farsi pesante è Lei che si diverte a soffiarmi dentro la prepotenza del suo effluvio. Non ho dolori solo difficoltà a mantenermi eretto.Continuo a remare nel buio con l’illogica sensazione dell’espandersi del mio capo. Le braccia stanno diventando insensibili, cerco un punto facile per avvicinarmi alla riva, accelero disperatamente: nella foga l’acqua fredda mi spruzza gli abiti, si impregnano anch’essi della Sua rivoltante esalazione...

Mi sorprende che la massa ondeggiante sul mio collo riesca ancora a formulare pensieri, non pensieri autonomi da massa autonoma ma connessi al mio essere e alla mia situazione. Sa dell’effluvio ammorbante e ne ha schifo, del mio gesto definitivo, del sangue sulle mani, della barca, quindi fa ancora parte del mio corpo, lo capisce e lo dirige. Per quanto tempo sarà in grado di farlo? Forse mi farà perdere l’equilibrio o scoppierà... che idea grottesca potrei mettermi un vaporizzatore nel naso e irrorare la gente che passa... una folla imperlata dai miasmi della morte..

Uno strappo..... la barca si è arenata, scendo a terra gonfio ciondolante stremato.
Nel tentativo di ritrovarmi, estraggo i ricordi da questa cosa mostruosa che è la mia testa, come il prestidigitatore i veli colorati dal suo taschino, per un attimo appaiono chiari definiti e poi si ammucchiano inutili....

Sono cambiato in poche ore?
Finito il tormento della sua presenza, della voce aspra che chiamava il mio nome... ora voglio dormire... lasciatemi in pace... fatemi addormentare... perché è tanto difficile scivolare dal torpore al sonno? Una pecora passa sopra il ponte poi un’altra un’altra un’altra la fiaba della nonna...senza argomenti monotona fino al quieto sonno di allora ...la nozione delle ore sfugge sento ronzii come di insetti prigionieri...è la sua voce che torna non vuole lasciarmi.. sfrigola in un vuoto che si apre su un altro divorante vuoto bianco..

Non posso più odiarti nè amarti ora che ti ho eliminata..... né urlare contro di te né richiudermi né isolarmi.... come potevo credere in me quando contrastavi ogni mia aspirazione con quel sorriso ostile?... anche se dicevi di amarmi non volevi... non volevi che vivessi al di fuori dei tuoi desideri... così rapace dei pensieri più nascosti... con le piccole dita turbinose in agguato contro di me spazzavi gli entusiasmi come una brava massaia spazza la casa...l’abisso bianco ha già oltrepassato il bordo della coscienza si aggrappa al mio corpo... quando c’eri tu potevo tenerlo a bada in qualche modo contenerlo con le parole violente con le tue accuse coi discorsi puerili e le cose insulse di ogni giorno... non ci sarà più giorno né notte o ragione di vita ti ho recisa dal mio fianco come un letale peduncolo... ora il sangue scola lento fuori dallo squarcio oltre i sensi verso il nitore del nulla incontro alla perdizione e il mio corpo... il mio corpo affonda nel rallenty finale...


                       clicca le note per ascoltare 
               Alban Berg - Lyric suite - Presto delirando 




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19 gennaio 2010

********

Il nostro blog è nato 4 anni fa...
un abbraccio a tutti gli amici che in questo lungo periodo
sono venuti a farci visita




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13 gennaio 2010

SYLVIA PLATH

                ARIEL

Stasis in darkness.
Then the substanceless blue
Pour of tor and distances.

God's lioness,
How one we grow,
Pivot of heels and knees! - The furrow

Splits and passes, sister to
The brown arc
Of the neck I cannot catch,

Nigger-eye
Berries cast dark
Hooks -

Black sweet blood mouthfuls,
Shadows.
Something else

Hauls me through air -
Thighs, hair;
Flakes from my heels.

White
Godiva, I unpeel -
Dead hands, dead stringencies.

And now I
Foam to wheat, a glitter of seas.
The child's cry

Melts in the wall.
And I
Am the arrow,

The dew that flies
Suicidal, at one with the drive
Into the red

Eye, the cauldron of morning.

                                         


         ARIEL

Stasi nel buio.
Poi l'insostanziale azzurro
riversarsi di altura e lontananze.

Leonessa di Dio,
come ci compenetriamo,
perno di talloni e ginocchia!--- Il solco

si fende e passa, fratello
all'arco bruno
del collo che non posso afferrare,

bacche occhi-di-negro
gettano scuri
uncini---

nere boccate dolci di sangue,
ombre.
Qualcos'altro

mi solleva per l'aria---
Cosce, criniera;
scaglie dei miei talloni.

Bianca
Godiva, mi spoglio---
morte mani, morte costrizioni.

E ora io
schumo in grano, un luccichio di mari.
Il grido del bambino

si dissolve nel muro
e io
sono la freccia,

la rugiada che vola
suicida, fatta una con lo slancio
dentro l'occhio

scarlatto, il crogiolo del mattino.

27 ottobre 1962 - Sylvia Plath da:
Ariel




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7 gennaio 2010

OPINIONI.......

                    
                   
                  ESPRIMERE UN’OPINIONE

Sogno di essere nell’aula di una scuola elementare mentre sto per svolgere un tema, e chiedo al maestro di insegnarmi come esprimere un’opinione.

“E’ difficile!” dice il maestro alzando gli occhi a guardarmi sopra gli occhiali. “Ti racconterò una storia –

“In una casa è nato un figlio maschio, la famiglia è tutta contenta. Quando compie un mese, lo portano fuori per mostrarlo agli ospiti – naturalmente aspettandosi gli auguri.

“Uno dice: ‘Questo bambino diventerà ricco’. E riceve un ringraziamento.

“Uno dice: ‘Questo bambino sarà un funzionario’. E riceve in cambio qualche frase di complimento.

“Uno dice:’Questo bambino un giorno morirà’ E prende da tutti un sacco di legnate.

“Che morirà è certo, che sarà ricco e farà carriera forse è una bugia. Ma chi ha detto la bugia è bene accolto, chi ha detto la cosa certa viene battuto. Tu...”

“Io non voglio ingannare la gente, ma non voglio essere battuto. Allora maestro che devo dire?”

“Allora devi dire: “Ahiah; Questo bambino; Ma guarda! Quanto...Ahi! Ahah! Heheh! He, Heheh!”

                                                         Lu Xun – da: Erbe selvatiche

 
clicca le neote per ascoltare
Johannes Brahms - Rondò




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24 dicembre 2009

*******





E' IN ARRIVO UN TRENO DI AUGURI PER TUTTI

...................... CI  RITROVIAMO L'ANNO PROSSIMO




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14 dicembre 2009

LA NOIA

LA NOIA

La noia si muove sempre, si stenta a crederlo ma è così.
Guarda in giro con curiosità in cerca di niente, sì proprio così è attratta dai vuoti dalle pause dalle sospensioni dalle tregue dalle soste. Ha un vero talento per fiutare le situazioni in cui prima o poi, nostro malgrado, tutti finiamo per trovarci: gli intervalli fra le cose che siamo costretti a fare e anche fra quelle che ci piacciono.

Non appena ci appollaiamo da qualche parte per avere un po’ di tregua eccola ad insidiarci. Non siamo mai abbastanza in guardia....... a volte lasciarsi andare ha una sua molle piacevolezza allontanarsi da sé stessi, dalle responsabilità, ha un profumo liberatorio. In questi momenti, senza che ce ne accorgiamo fruga nelle costole del nostro mutevole, misura preconcetti attitudini debolezze passioni patologie, insomma tutto ciò che riguarda ogni possibile modo di essere viene immagazzinato come un substrato giurisprudenziale a cui attingere

Conserva nel suo archivio mnemonico le innumerevoli varietà di temperamenti ai quali si accorda per personalizzare ogni ingerenza guastatoria.E’ facile riconoscerla dai sintomi che sparge intorno, si diffonde fra le membra e inzia le sue sottrazioni togliendo al corpo ogni energia propositiva. Ci sfinisce con pensieri di inconcludenza inoculando l’inutilità nei progetti che abbiamo appena finito di ideare....... tutto diventa inconsistente, privo di interesse.La sua forza è direttamente proporzionale alla nostra debolezza. Non travolge.......... senza sfoggi ci avvolge, appoggiandosi alla cedevolezza dei nostri momenti di ripulsa, quando le situazioni precipitano verso oscurità che ci sbilanciano e la fatica di affrontarle appare insostenibile.

Non si contano  gli approfondimenti,  le indagini, i saggi, che studiosi di ogni disciplina hanno imbastito intorno a questa portatrice sana di un virus che non risparmia nessuno. E non si contano i consigli confacenti che dovrebbero allontanare il contagio o almeno sgualcire i suoi propositi oppositivi. Dalla necessità di aggrapparsi alle cose che abbiamo più a cuore....... a quella di mantere vivo l’ultimo residuo di estro che ci rimane.
Fino alla più spericolata: guardarla temerariamente in faccia, indagarne lo stato e controllando l’inevitabile torpore che ci prende quando la sentiamo avvicinarsi, ingegnarci a contenerla, padroneggiarla, tamponare le sue infiltrazioni finchè - per l'orientamento naturale ad appoggiarsi in alternanza all’uno o all’altro - non venga costretta a lasciare il campo.

Difficile stabilire quale di queste strategie dia risultati apprezzabili, l’unica conclusione certa, a cui tante speculazioni hanno portato, è che la noia scansa con ripugnanza il contatto coi noiosi,  probabilmente nella persuasione che su di loro i suoi incantamenti non avrebbero effetto...........




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3 dicembre 2009

ANTONIA POZZI

Il 3 dicembre 1938, moriva suicida a 26 anni Antonia Pozzi.
Nel suo ultimo biglietto, non citava i suoi scritti, ma parlava di "disperazione mortale". Le sue opere, sono state tutte pubblicate
postume.



Abbandonati in braccio al buio

Abbandonati in braccio al buio

monti
m'insegnate l'attesa:
all'alba - chiese
diverranno i miei boschi.
Arderò – cero sui fiori d'autunno
tramortita nel sole.

Senza titolo e non datata

Non so

Io penso che il tuo modo di sorridere
è più dolce del sole
su questo vaso di fiori
già un poco
appassiti -

penso che forse è buono
che cadano da me
tutti gli alberi -

ch’io sia un piazzale bianco deserto
alla tua voce - che forse
disegna viali
per il nuovo
giardino.

4 ottobre 1933

da Parole - Garzanti, Milano 1998

Soste
(a L.B.)


Così,
con la mia testa sul tuo grembo
e le tue mani sopra i miei capelli.
Sotto le palpebre, un fervore chiaro
- tutta la rena di una spiaggia, al sole -

dentro,
il silenzio che dondola a ondate
come acqua un po' scura, senza schiuma,
e l'anima che vibra allo sciacquio
come un mollusco gelatinoso
che abbia dischiuso la conchiglia
alla carezza del mare.

Milano, 11 aprile 1929

Da Poesia mi confesso in te: ultime poesie inedite (1929 - 1933) - Viennepierre, Milano 2004


Lettera ad Antonio Maria Cervi 13 aprile 1930

Antonello,
perdonami, ti prego, se ho taciuto a lungo. Neppure il 9 aprile ti ho fatto giungere la mia parola: ma stavo tanto male. Giorni di tormento atroce: spasimo morale che si faceva esasperazione fisica. Ora, al di fuori, una calma estenuata, ma dentro, finalmente, un po' di luce.
Per lunghe, crudeli ore, il dubbio e l'ansia mi hanno tenuta avvolta, implacabili, inevitabili, come fumo che uscisse da ogni fessura della terra. Allora, sulla mia anima frantumata, nel mio corpo dolorante, a raffiche roventi, l'urlo dell'annientamento: sì, morire, morire; squarciarmi gli occhi per vedere, spezzarmi il cervello per comprendere, morire, per sapere. Poi, balzata non so come dal più stremato spasimo, fiore purpureo fiorito sul filo di una lama; una fermezza di proposito che m'ha rifatta. Anche se io non riuscirò mai a vedere nel vostro Cristo più che l'uomo, pure saprò farmi buona, saprò camminare, saprò crearmi dentro sempre più il mio dio: e non cercherò di conoscerlo, perché conoscerlo è rimpicciolirlo. Sarà un camminare con una meta canora dentro, che non si può vedere ma senza posa si sente; un vivere la vita senza abbandoni, creandosene dentro, ad ogni istante, gli scopi.
Con la luce anche tu sei tornato, Antonello. Tu che t'eri fatto un'ombra lontana, senza voce, senza sguardo. Antonello, accanto a te io costruisco la mia vita vera; accanto a te è la santità della mia esistenza. A compiere la mia Missione io mi accingo, col più forte animo: l'amore e la fermezza tracceranno la mia strada.
                                                                           La tua Antonia

E’ uscito da poco presso Garzanti il volume Tutte le opere dell’autrice milanese riconosciuta come una fra le più importanti voci poetiche del nostro Novecento.




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25 novembre 2009

IL TACCUINO

IL TACCUINO

Era stato quello ad attrarmi: un colore violaceo come di fioriture.....
Sul ciglio del sentiero la copertina del quaderno si affacciava appoggiata sull’erba.

Non un impertinente sbuffo di vento, ma le mie dita curiose incominciarono a scartocciare i fogli.......... un diario. Nessuna informazione sull’identità del proprietario. Di certo commettevo un’indelicatezza frugando nell’intimo di un’altra esistenza e questa sensazione mi metteva un po’ a disagio, ma l’ansia di sapere pungeva più della discrezione. Un fatto così singolare non mi era mai accaduto.

Scorrevo le pagine con avidità: qualche schizzo di un viso di donna giovane e una data: era il quaderno di un ragazzo. Versi romantici: l’inizio, quando il cuore aveva cominciato a battere piu forte per LEI. Brevi riflessioni sul modo di intendere i sentimenti. Che magia se le parole trovano il percorso aperto e hanno voglia di portarti verso l’altro, tutto si schiude e si armonizza senza fatica: i momenti d’amore, le passeggiate, le strofe di una canzone.

Qualche foto fissata sulle pagine, poche date come se il tempo e i suoi eventi non avessero importanza e scorressero senza toccare la bella realtà che viveva. Più avanti un giorno evidenziato e il lungo resoconto di colloqui in cui i temperamenti reciproci cominciavano a emergere: prese di posizione stizzose, puntualizzazioni e aperture verso ideali mai confessati in nome del sacrosanto diritto di ognuno a essere rispettato nelle proprie esigenze. Amarezze e voglia di superare tutto nel carezzevole abbraccio della riconciliazione.

Ricordi di una vacanza, istantanee, visi distesi, atteggiamenti rilassati perché dopo le tensioni tutto sembrava ricomporsi.
Diverso tempo dopo il disegno incompleto di un orologio: dal quadrante mancava il numero due e le lancette erano disposte in basso come fossero cadute. Seguivano questi versi

T'amo senza sapere come, né quando, né da dove,
t'amo direttamente senza problemi né orgoglio:
così ti amo perché non so amare altrimenti

Il diario finiva così.. .........restavano molte pagine bianche,

Forse quella Cronaca di un amore gli era scaturita anche dalla necessità di contornare meglio sè stesso, mettendo a nudo i tratti più segreti e inespressi della sua indole, nell’abbaglio avventato che qualcuno scoprendolo avesse la rivelazione della sua straordinaria ricchezza interiore. La risposta non conta, conta che lo aveva fatto “direttamente senza problemi né orgoglio”.

Avevo sfiorato per un attimo la sua vita rubandone un po’. Non c’era stata premeditazione e ora mi chiedevo se lasciare il quaderno dove l’avevo trovato pensando ad uno smarrimento casuale o portarmelo via convinta che fosse stato abbandonato di proposito, nell’illusione di potersi liberare, senza sforzo, di un ritaglio di passato che non gli apparteneva più..............




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17 novembre 2009

pablo

Qui ti amo.
Negli oscuri pini si districa il vento.
Brilla la luna sulle acque erranti.
Trascorrono giorni uguali che s'inseguono.

La nebbia si scioglie in figure danzanti.
Un gabbiano d'argento si stacca dal tramonto.
A volte una vela. Alte, alte, stelle.

O la croce nera di una nave.
Solo.
A volte albeggio, ed è umida persino la mia anima.
Suona, risuona il mare lontano.
Questo è un porto.
Qui ti amo.

Qui ti amo.
Negli oscuri pini si districa il vento.
Brilla la luna sulle acque erranti.
Trascorrono giorni uguali che s'inseguono.

La nebbia si scioglie in figure danzanti.
Un gabbiano d'argento si stacca dal tramonto.
A volte una vela. Alte, alte, stelle.

O la croce nera di una nave.
Solo.
A volte albeggio, ed è umida persino la mia anima.
Suona, risuona il mare lontano.
Questo è un porto.
Qui ti amo.

Qui ti amo e invano l'orizzonte ti nasconde.
Ti sto amando anche tra queste fredde cose.
A volte i miei baci vanno su quelle navi gravi,
che corrono per il mare verso dove non giungono.
Mi vedo già dimenticato come queste vecchie àncore.
I moli sono più tristi quando attracca la sera.

La mia vita s'affatica invano affamata.
Amo ciò che non ho. Tu sei così distante.
La mia noia combatte con i lenti crepuscoli.
Ma la notte giunge e incomincia a cantarmi.
La luna fa girare la sua pellicola di sogno.

Le stelle più grandi mi guardano con i tuoi occhi.
E poiché io ti amo, i pini nel vento
vogliono cantare il tuo nome con le loro foglie di filo metallico.

Pablo Neruda  da Venti poesie d'amore e una canzone disperata

clicca le note per ascoltare
Maurice Ravel - Gaspard de la nuit




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10 novembre 2009

***

                                             MONOLOGO - L'INCONTRO

Con le mie alucce da colibrì
tormento le atmosfere
alla consistenza
offro un balenio di riverberi
 
il paesaggio umano si scorpora
sulla flessione che misura lo strappo
fra simili e contrari

spariglio .......congiungo
oltre il senso di identità
accolgo l'energia seduttiva
stemperandola
in ciò che non deve sottrarsi
alla vertigine delle notti di mezza estate

con la stessa impudenza
trascino all'incauta spogliazione dell'attimo
quando il cuore si ferma
sospeso
verso l'inaspettato presagio dei compimenti

                                                                              SPECCHIO


clicca le note per ascoltare
Debussy - Claire de lune





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3 novembre 2009

Tatuaggi

                                   

                                                         TATUAGGI SUL VOLTO DI UN ANZIANO MAORI

 

Tatuaggi e piercing sono sempre più diffusi, non solo fra i giovani. Aumentano gli appassionati della cosiddetta “body art”, ma cresce la schiera dei “pentiti” di queste pratiche così invasive per la pelle. Il professor Marcello Monti, responsabile dell’Unità Operativa di Dermatologia dell’Istituto Clinico Humanitas di Rozzano, risponde a dieci fondamentali domande.

Quali sono i tatuaggi più diffusi, secondo la sua personale esperienza clinica?

E i tatuaggi all’Hennée che non sono permanenti?

Quali sono i tatuaggi più pericolosi per la salute?

Quali sono i danni reversibili o irreversibili?

Come riuscire a toglierli?

Attenti alle infezioni

Quali sono le aree del corpo più delicate e pericolose sottoposte al “piercing”?

Qual è la differenza fondamentale fra piercing e tatuaggio?

Pentiti del tatuaggio e problemi psicologici

Quali soluzioni suggerisce per disciplinare la materia?


CLICCA QUI  PER  LE RISPOSTE




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28 ottobre 2009

NELO RISI

 

Madrigale

Ho fatto un pieno di versi
per la traversata dei deserti
dell'amore, là dove il viaggiare
più comporta dei rischi, dove
occorre tenere gli occhi bene aperti
perchè non sempre regge il cuore

A malapena si conserva un viso
se il tempo ingoia il resto;
con un ritratto appeso non si va
molto lontano, a meno che un sorriso
una figura non venga a divorarti
con dolcezza, un modo ancora
per stare con la vita.

Nelo Risi – dall’antologia Il mondo in una mano

Sotto i colpi

C'è gente che ci passa la vita
che smania di ferire:
dov'è il tallone gridano dov'è il tallone,
quasi con metodo
sordi applicati caparbi.

Sapessero
che disarmato è il cuore
dove più la corazza è alta
tutta borchie e lastre, e come sotto
è tenero l'istrice.

Nelo Risi - da Pensieri elementari

Clicca la foto se vuoi ascoltare: Le interviste impossibili. Una dissacrante intervista di Nelo Risi a Giosuè Carducci (Voce di Romolo Valli). parte 1^. Se ti va, puoi trovare - sempre su youtube - anche  le parti successive.




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22 ottobre 2009

L'ORGANIZZAZIONE

L'ORGANIZZAZIONE

C’è una falla nell’organizzazione........... Mi arriva questa frase da non so quale scheggia della mia esistenza e lascia il segno.
Di che organizzazione si tratterà? Non mi evoca niente di positivo.

Penso a organismi oscuri e le occorrenze possibili saltellano qua e là nel cervello senza ritegno come corpi d’aria in movimento, così veloci che devo darmi da fare per afferrarne almeno una.
Non sono sicura di aver captato un’organizzazione vera e propria, più che altro sembra un conglomerato di esseri umani orientati.
Per capirci qualcosa individuo la loro sala riunioni e mi intrufolo, acquattata dietro uno scaffale di libri pretenziosamente finti: aspetto...... l’ora canonica.
Entrano gli adetti ai lavori, arredati dalle misere  protesi che espandono l’immagine del corpo oltre i confini del corpo; fieri e compresi nei loro ruoli gregari sembrano eccitarsi in attesa del capo.

Il prestigio rieccheggia dal fondo del salone quando il maestro fa la sua comparsa. Con accenti preoccupati informa che alcune preziose informazioni sulle attività della loro fondazione sono trapelate oltre la cerchia ristretta degli esperti: le mire della concorrenza stanno mettendo a rischio i progetti futuri. Quando viene data notizia che una coppia di intraprendenti segugi ha avuto l’incarico di scoprire l’identità del delatore, sui visi dei presenti si spalmano macchie di panico. Sguardi abbassati e dita intrecciate fra gli appunti in cerca di una mossa disinvolta che dirotti l’attenzione verso l’altro.

Dal mio rifugio ascolto la relazione investigativa che inquadra circostanze, fornisce dati........e alla fine il privilegio di rivelare il nominativo del colpevole è riservato al leader supremo che dopo averlo letto lo digita. Su uno schermo gigante alle sue spalle, il mio nome lettera più lettera, si materializza lentamente e ancora più lentamente come un proiettile al rallentatore penetra nella mia coscienza.

Com’è possibile........ avevo dato disposizioni precise alla mia biografa. Non volevo che mi creasse situazioni rischiose: pochi eccessi, una spolverativa di anticonformismo, piccoli sogni da portare al giunzaglio, un tramonto diverso per ogni giorno dell’anno, cose facili facili, uguali a quelle che anche gli altri hanno voglia di avere, per non sentirmi diverso.
Ogni giorno depositavo la mia rata in contanti per esser certo che l’incarico venisse eseguito a puntino, e adesso......sono aggredito da questa contaminazione biografica che mi intacca all’improvviso.

Mi ripiego come a trovare riparo: sono in trappola! In un rigurgito di consapevolezza vivo l’ineluttabilità della situazione e quel che è peggio il senso ripugnante di esserne la causa: ho messo la mia vita nelle mani di una biografa maligna, stupid me che ho confidato nella lealtà di una mercenaria senza scrupoli che mi sta mollando........ sarà che non merito più la sua attenzione o sarà che per avidità vuole dare spazio a un padrone più ricco?

                                        
                                                         clicca le note per ascoltare
                                                                        Bernstein - Candide - Overture




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